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L’Italia sta facendo tutto il possibile per evitare di essere colpita in futuro da un attacco terroristico, come quelli accaduti in Francia? La risposta, per molti osservatori, è “nì”. Sono infatti due, anzi tre, i passi in avanti legislativo-burocratici che attendono di essere compiuti per aumentare la sicurezza del Paese e dei quali non si conoscono ancora né i dettagli, né i tempi di realizzazione. Mentre l’Italia accoglie il ritorno delle cooperanti Greta e Vanessa, con uno strascico di polemiche sul riscatto che sarebbe stato pagato: 6 milioni di euro, secondo Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera.

IL DECRETO DEL VIMINALE

Il caso più clamoroso riguarda senza dubbio il decreto legge annunciato tre mesi fa da Angelino Alfano, e non ancora approvato. Nella ricostruzione di Formiche.net, il titolare del Viminale, nel corso di un seminario organizzato dal Centro studi americani il 10 ottobre 2014, annunciò una misura imminente di contrasto al terrorismo. Poi, basandosi anche su un’indiscrezione riportata sul Sole 24 Ore da Marco Ludovico, il silenzio, scrive Formiche.net: “Il decreto preparato dal dicastero dell’Interno arriva alla presidenza del Consiglio ma non giunge in consiglio dei ministri. Perché? Palazzo Chigi pensa sia più opportuno un disegno di legge e un decreto“. Nel provvedimento del ministero dell’Interno ci sono alcune innovazioni che potrebbero rivelarsi utili, secondo alcuni addetti ai lavori: pene ad hoc per i foreign fighter, controlli rigidi e ritiro dei passaporti per i sospetti, stretta sul web con oscuramento dei siti che inneggiano alla violenza, e altro ancora. Dopo una fase di stallo, tuttavia, il provvedimento sembra avviarsi a una svolta: fonti parlamentari parlano di una bozza ormai scremata da tutti i nodi giuridici che l’hanno sinora frenata e che verrà posta all’inizio della prossima settimana all’attenzione di Palazzo Chigi.

INTELLIGENCE E CYBER-SECURITY

Queste misure dovrebbero aggiungersi a quelle transatlantiche decise nel vertice di Parigi e a quelle di cui l’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, il sottosegretario Marco Minniti, discuterà nelle prossime settimane col Copasir. Sentito da Formiche.net, il presidente del comitato, il leghista Giacomo Stucchi, ha annunciato che dopo la riunione del 13 gennaio, tra una ventina di giorni, forse anche quindici, l’organismo di controllo parlamentare si riunirà nuovamente. Si valuterà se mettere a disposizione delle forze dell’ordine e della nostra intelligence una maggiore disponibilità di risorse umane, soldi e apparecchiature, anche in ambito cyber (dove Roma ha ancora molto lavoro da fare, come ha scritto su queste colonne Paolo Messa). Per Stucchi, un maggiore controllo della Rete “è essenziale per contrastare il terrorismo, così come l’attività dei nostri 007″. Si parlerà anche del bisogno di modifiche normative alla Legge quadro sui servizi – da sistemare anche sulla scorta delle esperienze positive degli apparati di altri Paesi – o di operare nelle pieghe delle leggi in vigore. Ognuna di queste ipotesi, sarà esposta a Minniti, che discuterà preventivamente col comitato la proposta che verrà poi portata in Parlamento.

LA PROCURA ANTI-TERRORISMO

Altri progressi, invece sono attesi nell’ambito delle indagini per reati di terrorismo. Di queste, scrivono Valentina Errante e Sara Menafra sul Messaggero, “potrebbe occuparsi un nuovo organismo ad hoc: il ministro Orlando, a conclusione di un vertice con le procure, ha annunciato che sarà la Direzione nazionale antimafia ad ospitare il coordinamento delle inchieste antiterrorismo“.

Come ciò avverrà, però, è ancora tutto da vedere. “Sedici procuratori distrettuali antimafia”, rileva oggi il Corriere della Sera in un pezzo di Giovanni Bianconi, “sostengono all’unanimità che non serve una nuova Procura nazionale antiterrorismo, inteso come un nuovo ufficio giudiziario. Sarebbe sufficiente, dicono, affidare poteri di coordinamento anche su questa materia alla Superprocura antimafia che già esiste, «con aumento contenuto dell’organico»“.
Detta così, commenta Via Solferino, sembra fin troppo facile. “In realtà – rimarca Bianconi – restano aperte molte questioni: dall’organizzazione interna ai singoli uffici inquirenti (se creare strutture «rigide» come per le indagini su cosche e clan, oppure no, lasciando inalterata la situazione attuale), ai poteri da accordare al superprocuratore per gli scambi di informazioni e la cooperazione tra gli organismi territoriali. E così la nascita della Direzione nazionale antiterrorismo, seppure come articolazione di quella Antimafia, si annuncia meno semplice di quanto si possa immaginare“.

Tutto ciò avviene in un momento in cui Roma e il Vaticano sono stati indicati da più parti come possibili prossimi obiettivi dell’Isis. Sono circa venti gli iscritti sul registro degli indagati della procura di Roma con l’ipotesi di terrorismo internazionale finiti all’attenzione dell’antiterrorismo del Ros per conversazioni sospette che fanno riferimento alla “guerra santa” e alla possibilità di colpire la Penisola.

Terrorismo e foreign fighter, che fine hanno fatto le norme allo studio del governo?

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