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Riconciliazione. E’ questo il tema al centro del viaggio di Papa Francesco nello Sri Lanka e nelle Filippine che ha avuto inizio questa mattina. Il settimo viaggio apostolico del successore di Benedetto XVI è iniziato con un incontro col nuovo presidente dello Sri Lanka, Maithripala Rajapaksa, in occasione del quale Papa Francesco ha ricordato come per “curare le ferite bisogna che tutti siano liberi di esprimersi e siano pronti ad accettarsi l’un l’altro”. Riconciliazione, appunto. Un messaggio spirituale sul quale punta l’arcivescovo di Colombo, il cardinale Malcom Ranjith, per il quale la presenza di Papa Francesco in Asia è “un dono ed una benedizione dato che la visita del Papa sarà un impulso alla riconciliazione nazionale dopo 30 anni di guerra”. Ma quale, quindi, il significato di questo viaggio e della forte attenzione del Papa verso il continente asiatico?

LA CHIESA IN ASIA SECONDO PAROLIN

Due sono i punti di forza della presenza della Chiesa nel continente asiatico secondo il Segretario di Stato Parolin evidenziati nel corso di una recente intervista realizzata dal Centro televisivo vaticano in collaborazione con l’Osservatore Romano. Se da un lato, infatti, secondo il porporato, la Chiesa svolge in Asia un ruolo importante per quanto riguarda le “attività caritative nel campo della salute e dell’educazione”, dall’altro lato non manca un forte impegno per il dialogo tra le religioni, che viene considerato come “fondamentale per la pace oggi nel mondo e che quindi diventa un dovere di tutte le religioni”.

IL PONTE PER LO SRI LANKA

Prima tappa del viaggio di Papa Francesco sarà lo Sri Lanka, Paese a lungo martoriato da una guerra civile tanto che ancora oggi le differenze etniche e religiose continuano ad essere motivo di tensioni all’interno del paese. Cosa potrebbe fare quindi la Chiesa in un simile contesto? Parolin, su questo, ha le idee chiare: “A me sembra che se c’è un luogo nel quale si deve parlare di una funzione ponte è proprio nello Sri Lanka”. Una funzione da affidare, in particolare, proprio alla “Chiesa locale”. E’ in tale ottica che quindi deve essere letta la decisione di Bergoglio di recarsi a pregare presso il santuario di Madhu, situato nella regione a prevalenza Tamil. Un luogo simbolico che, come ricordato dal Segretario di Stato, “ai tempi della guerra civile si trovava sulla linea del fronte tra i due gruppi che si combattevano”.

LA PRESENZA CATTOLICA NELLE FILIPPINE

Le Filippine sono l’unico Paese asiatico a maggioranza cattolica, la cui presenza deve quindi essere valorizzata. Saranno 5 milioni, infatti, le persone che attenderanno Francesco a Manila. Un obiettivo che può essere raggiunto, secondo Parolin, “attraverso il riconoscimento del ruolo che la Chiesa nelle Filippine ha sia nel contesto asiatico e del Sudest asiatico sia nel contesto mondiale”. Nelle intenzioni del Papa vi è, infatti, l’intenzione di “concentrare l’attenzione della Chiesa su questa realtà, e nello stesso tempo inserirsi in quel cammino di nove anni che ci sta portando alla celebrazione del quinto centenario dell’arrivo del Vangelo nelle Filippine nel 1521”.

I PRECEDENTI VIAGGI DEI PONTEFICI

L’arrivo di un Papa in Sri Lanka e nelle Filippine non è una novità. Si tratta di due Paesi, infatti, già visitati in passato dai pontefici. Le tappe di Papa Francesco, infatti, sono state toccate già da Paolo VI nel lontano 1970 quando venne fondata la Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche, e da Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale della Gioventù nel 1995. Papa Francesco, in continuità con Wojtila, a Colombo celebrerà la canonizzazione di padre Giuseppe Vas a distanza di venti anni dalla beatificazione. Ma c’è soprattutto una curiosità ad accumunare i viaggi di questi tre pontefici. In tutti i casi, infatti, il pontefice è stato invitato da un presidente e ricevuto dal suo successore.

L’ATTENZIONE DI BERGOGLIO VERSO L’ASIA

E’ oramai chiaro che il pontificato di Papa Francesco si caratterizza per una priorità di tipo geografico: l’Asia. E’ proprio verso quel continente, infatti, che si sono indirizzati tre dei sei viaggi internazionali compiuti dal Papa. Un vicinanza, quella di Papa Francesco, con il continente asiatico che risale alla sua gioventù quando, all’inizio della sua “carriera” nella Compagnia di Gesù chiese di essere inviate in Giappone come missionario. Come sottolineato anche da Jorge Milia, amico personale di Papa Francesco, nel corso di un’intervista con la Radio Vaticana, “l’Asia è stata storicamente una sollecitudine missionaria della Compagnia di Gesù. E il Papa è un Gesuita”. Al di là, però, dello stretto rapporto tra l’Asia e la Compagnia di Gesù, è stato proprio lo stesso Papa Francesco a chiarire in passato la ragione della sua attenzione verso il continente asiatico. L’Asia, infatti, è l’unico continente che Papa Ratzinger, pur desiderandolo, non era riuscito a visitare nei suoi otto anni di pontificato. Con un occhio, ovviamente, verso la Cina, dove nessun Pontefice ha mai messo piede, e verso la quale procede il cammino di riavvicinamento. Ambienti vaticani, infatti, commentano con favore il fatto che la Cina abbia nuovamente concesso al volo papale di sorvolare il paese. Un “privilegio” mai concesso a Giovanni Paolo II.

I legami tra Papa Francesco e l'Asia

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