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“La questione della sicurezza è oggi al centro dell’attenzione europea: l’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo ha confermato tutta la pericolosità della minaccia proveniente dal terrorismo di matrice islamista, che però non è la sola, purtroppo. I governi continentali sono ugualmente impegnati contro la minaccia cibernetica e quelle che, in diverse forme, insidiano la competitività dei sistemi-Paese. Ma difficilmente l’azione degli esecutivi e dei sevizi di intelligence avrà successo pieno e duraturo se non sarà sostenuta da un forte impulso alla diffusione della cultura degli interessi nazionali e della sicurezza nazionale”. Lo afferma in una conversazione con Formiche.net Adriano Soi, ex prefetto, oggi docente di security studies. Soi è il direttore del primo corso di formazione “Intelligence economica” organizzato da Formiche e rivolto ai responsabili delle relazioni esterne e degli affari istituzionali delle imprese.

SPIONAGGIO INDUSTRIALE E INTELLIGENCE

“Su questo terreno in Italia siamo piuttosto indietro e, per quanto riguarda la dimensione economica della sicurezza nazionale è necessario lavorare sulla consapevolezza delle aziende in relazione ai rischi e alle minacce cui sono esposte: lo spionaggio industriale è oggi estremamente aggressivo in tutte le sue diverse forme, a partire da quelle che si avvale di strumenti informatici ” spiega Soi “per questo il corso si rivolge ai manager delle relazioni esterne di quelle imprese che si muovono, ormai, in un quadro economico globale di cui devono conoscere rischi e benefici”.

LE SFIDE DELL’INTELLIGENCE PER LE IMPRESE ITALIANE

“Le sfide che l’intelligence italiana è oggi chiamata ad affrontare per tutelare la sicurezza e la competitività del sistema Paese – spiega l’esperto – riguardano tre questioni fondamentali: la prima è preservare il know how delle aziende nazionali. L’Italia è infatti al secondo posto in Europa nel settore manifatturiero e deve fare di tutto per proteggere le competenze e gli specifici vantaggi competitivi delle sua aziende. In secondo luogo, le imprese attive nell’export vedono aumentare la complessità degli scenari in cui operano e i rischi cui sono esposte in ragione delle loro attività all’estero. Esse devono perciò essere in grado di muoversi sulla base di informazioni sempre più precise sui rischi cui sono esposte come anche sulle opportunità che possono offrirsi loro. La terza questione – continua Soi – non riguarda solo le aziende, ma anche la politica. È compito del Governo, infatti, saper riconoscere quando gli investimenti esteri nelle grandi imprese di interesse nazionale abbiano scopi di crescita economica e non siano, invece, solo shopping industriale finalizzato solo all’acquisizione di know-how”.

INCONTRI DIALOGO

Il corso di formazione – che inizierà il 31 gennaio – non si limiterà a lezioni frontali con esperti di geopolitica, cyber intelligence e intelligence economica, ma prevedrà anche ampi spazi di dibattito aperti ai partecipanti. I 10 incontri che comporranno il corso offriranno elementi di conoscenza sul Sistema di Informazioni per la Sicurezza della Repubblica, sulle sue missioni a tutela degli interessi nazionali e sulla sua organizzazione, sul controllo parlamentare e sull’intelligence economica nei suoi vari aspetti, con approfondimenti sul tema della cyber security.

I DOCENTI

L’inaugurazione avverrà il 31 gennaio con l’intervento del dottor Bruno Valensise, direttore della scuola di formazione del DIS. Tra i docenti del corso, alcuni noti esperti di intelligence economica geopolitica e cyber intelligence comei Paolo Savona, Marco MayerGianluca Ansalone.

Intelligence economica e cyber security. Parla Adriano Soi

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