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Da quando il leader cubano Fidel Castro ha annunciato il suo ritiro dalla vita politica nel 2006, c’era il sentore che le relazioni tra Cuba e Stati Uniti sarebbero cambiate. Le riforme economiche, la possibilità di acquisti e viaggi per i cubani sono state solo le prime aperture del governo.

Gli Usa hanno annunciato il ripristino di piene relazioni diplomatiche con Cuba e la riapertura di un’ambasciata dopo oltre 50 anni. Un’intesa resa possibile anche dal ruolo del Vaticano e suggellata con la liberazione, dopo cinque anni in prigione, di Alan Gross, un contractor del governo americano che è stato arrestato sull’isola.

IL RUOLO DELLA SANTA SEDE

Solo pochi giorni fa, il segretario di Stato americano, John Kerry, è stato in visita a Roma, dove ha avuto un incontro in Vaticano con il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. Come ricorda il Sole 24 Ore, “negoziati segreti tra le parti erano inoltre ormai in corso da oltre un anno in Canada e presso il Vaticano tra funzionari statunitensi e cubani. L’amministrazione americana ha fatto sapere che Papa Francesco ha svolto un ruolo diretto e cruciale nella svolta: ha inviato missive sia a Obama che a Castro durante l’estate, facendo esplicito appello a una ripresa dei rapporti bilaterali tra i due Paesi“.

L’ACCUSA CONTRO GROSS

Gross ha 65 anni ed è stato arrestato a dicembre del 2009 quando lavorava in un programma finanziato dall’Usaid, l’Agenzia di sviluppo internazionale degli Stati Uniti. Gross partecipava in un progetto per istallare l’accesso ad internet in alcune comunità locali con strumenti satellitari, che il governo di Cuba ha considerato illegali. Così, le autorità cubane hanno sostenuto che le attività di Gross facessero parte di un programma per promuovere un cambio di regime nell’isola. Nel 2011 Gross è stato condannato a 15 anni di carcere per “atti contro l’integrità dello Stato”.

LA SCARCERAZIONE

La liberazione di Gross è stata letta da alcuni analisti come un passo avanti nella riconciliazione tra Stati Uniti e Cuba. Alcune indiscrezioni uscite sulla stampa americana sostengono che Gross sia già uscito da Cuba su un aereo del governo americano.

Nel 2013 ci sono state molte proteste a Washington per sollecitare la liberazione di Gross. Il contractor è malato e il 3 dicembre, il giorno del quinto anniversario dell’arresto, la moglie Judy ha rilasciato diverse interviste nelle quali chiedeva aiuto ad Obama perché salvasse la vita del marito.

LO SCAMBIO DI PRIGIONIERI

In un’intervista concessa a Fusion, Obama ha assicurato che il suo governo era in azione per capire come “riportare Alan Gross a casa per un periodo di tempo”. Cuba aveva offerto diverse volte uno scambio tra Gross e altri tre agenti dei servizi segreti cubani arrestati negli Stati Uniti per spionaggio. Le reti americane Cnn e Abc sostengono che la liberazione di Gross faccia parte di un accordo più ampio di prigionieri, ma l’informazione non è confermata.

LA REAZIONE DI RUBIO

Il senatore della Florida di origini latine, Marco Rubio, ha espresso le proprie perplessità, sottolineando come “si tratti di iniziare una strada per fornire, nel tempo, quell’ascensore economico di cui il regime di Castro ha bisogno”. L’apertura e la fine dell’embargo, ha aggiunto il politico repubblicano, è “un precedente pericoloso di cui gli americani pagheranno le conseguenze”.

Cuba e Stati Uniti, cronaca di una riconciliazione annunciata (e agevolata dal Vaticano)

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