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Al Summit sul clima delle Nazioni unite le città hanno brillato rispetto ad un certo qual disimpegno da parte dei governi nazionali. Le città e le reti di città hanno utilizzato il vertice come un opportunità per condividere i progressi che esse stesse hanno compiuto contro il cambiamento climatico, annunciando un Compact of Mayors globale, una cornice all’interno della quale i sindaci potranno impegnarsi a misurare e gestire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.

UN’ALLEANZA GLOBALISTA

Il Compact, creato dal C40 e dalle reti a noi alleate Iclei (Local governments for sustainability, governi locali per la sostenibilità) e Uclg (United cities and local governments) è il più grande sforzo di questo tipo mai compiuto dalle città, con ben 2mila centri urbani che ne fanno parte. L’impatto del Compact e in generale delle città non può essere in alcun modo sottovalutato. Una nuova ricerca presentata dal C40 in partnership con Arup durante la “Settimana del clima” a New York rivela che 228 città si sono già impegnate sugli obiettivi di riduzione dei gas serra. Presi nel loro insieme, questi obiettivi comporteranno riduzioni di 2,8 Gigatonnellate di anidride carbonica equivalente entro il 2020 e di 13 gigatonnellate entro il 2050.

UN MONDO DI SINDACI E DI IDEE NUOVE

Le città e in modo particolare quelle del network C40 dispongono di ineguagliate capacità di agire sul fronte del cambiamento climatico, dal momento che le soluzioni al problema sono le stesse scelte che alla fine rendono le città luoghi più sani, sicuri e prosperi. I sindaci sono pragmatici nelle loro scelte: le soluzioni favorevoli all’ambiente spesso non solo riducono le emissioni di carbonio, ma incidono anche sui costi dell’energia e su quelli operativi, aumentano la qualità della vita dei cittadini e creano una città più pulita, interconnessa ed efficiente che consente a chi vi abita di sfruttare più opportunità economiche. Ci sono centinaia di esempi di questo tipo, da Melbourne a Milano – città che stanno trovando modalità innovative per far sì che i loro edifici pubblici e privati siano più efficienti dal punto di vista energetico, ciò che consente loro di risparmiare anche denaro. Sidney, Los Angeles e altre metropoli stanno sviluppando sistemi di illuminazione efficienti con l’uso di Led negli spazi pubblici, riducendo considerevolmente i consumi energetici. Nel frattempo realtà come Johannesburg, Oslo e Shenzhen si stanno concentrando nell’ottica di rendere i loro sistemi di trasporto più efficienti, riducendo emissioni di carbonio e inquinamento atmosferico mentre, al tempo stesso, fanno sì che i cittadini siano più connessi fra di loro.

EFFETTO RETE

E inoltre queste città non realizzano tali obiettivi in una sorta di vuoto pneumatico. Anzi, stanno cooperando e condividendo soluzioni urbane su una scala mai vista prima, un risultato che il C40 è orgoglioso di aver incoraggiato attraverso i suoi differenti network attivati su questioni specifiche. Lavorando insieme, i sindaci migliorano l’efficienza in fase di implementazione e riducono i costi di transazione, imparando gli uni dagli altri. Solo due anni fa, per esempio, soltanto 13 città del network C40 avevano programmi di autobus a trasporto rapido (bus rapid transit, Brt). Ad oggi ggi ben 35 città li hanno adottati.

POTENZIALE POLITICO INESPRESSO

Già questi esempi concreti dimostrano in che modo le città si stiano muovendo per attuare misure di sostenibilità urbana, ma la storia non finisce qui: le città hanno un potenziale ancora maggiore per realizzare pesanti tagli alle emissioni. Gli scienziati pensano alla riduzione di emissioni come a uno spartiacque che segni la differenza tra la nostra attuale traiettoria di crescita delle emissioni e lo stato finale, nel quale esse dovranno essere poste sotto controllo per mantenere il cambiamento climatico globale al di sotto del tetto di aumento della temperatura di due gradi Celsius – limite che, secondo la maggior parte dei calcoli, ci aiuterebbe ad evitare gli effetti più disastrosi del cambiamento climatico. I governi nazionali hanno proposto obiettivi di riduzione, ma nel complesso i loro impegni sono risultati inferiori a quanto sarebbe stato necessario. Qui subentrano le città. Il loro impatto è ampiamente ignorato in quegli obiettivi di riduzione delle emissioni pensati sulla scala nazionale; in pratica, le città hanno un ampio potenziale per contribuire a riduzioni addizionali rispetto a quelle che gli Stati nazionali hanno già messo in conto.

VERSO PARIGI 2015

Una ricerca che abbiamo condotto in concerto con Bloomberg philanthropies e il nostro partner di ricerca, lo Stockholm environment institute, mostra che vi è un grande potenziale per le città che vogliano contribuire ad ulteriori riduzioni di emissioni. Questo studio evidenzia anche quali settori siano meglio attrezzati ad implementare tali strategie “addizionali”. In specifico, le città possono realizzare riduzioni ulteriori di emissioni concentrandosi sull’istituzione di standard di efficienza energetica e retrofittando gli immobili vecchi e nuovi, in particolare introducendo standard elevati per l’illuminazione degli edifici urbani e per gli impianti. Possono anche accelerare il miglioramento dell’efficienza nei trasporti, in modo che i residenti possano contare di più sui sistemi di trasporto pubblico. Guardando al futuro, mentre passano in secondo piano le discussioni internazionali, le città continuano a promuovere soluzioni climatiche non sulla base di un’agenda politica, ma perché è questa la strada migliore e più pragmatica per diventare luoghi più sicuri e vivibili. Le città hanno aiutato a dare il “la”, guardando, come comunità globale, ai negoziati delle Nazioni unite a Parigi nel 2015 e oltre; ora tocca ai governi nazionali fare la loro parte.

Mark Watts, direttore esecutivo del Network C40 Cities

Traduzione di Marco Andrea Ciaccia

Ecco l'alleanza di sindaci contro il climate change

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