Skip to main content

Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l’articolo di Tino Oldani apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

Come faremo a rispettare il Fiscal compact?» chiedeva ieri un lettore del Corriere della sera, Mario Bocci, con una lettera breve, ma efficace: «Il debito è aumentato in ottobre di 23,5 miliardi e ha raggiunto quota 2.157,5 miliardi». Già, come faremo? Il rispetto del Fiscal compact imporrebbe al governo italiano di ridurre il debito pubblico verso la quota ottimale del 60% sul pil; invece, nonostante le manovre e le tasse, cresce ogni anno e si colloca al 135,6%. In Europa ci supera soltanto la Grecia (174,1%), mentre la media dell’eurozona è del 93,9%, con la Germania al 77,3%.

Rispondere a Bocci non è facile, e il Corriere della sera non ci ha neppure provato. Al punto in cui siamo, significa prendere posizione, e scegliere se si sta con chi vuole restare nell’euro (di cui il Fiscal compact è la ferrea cornice normativa), oppure uscirne.

Con fantasia e coraggio, il premier Matteo Renzi, ha proposto ai partner europei una via di mezzo, quella della flessibilità, che però non è prevista dai trattati europei, almeno nei termini da lui indicati. E Angela Merkel ha avuto gioco facile a opporsi, ribadendo che non si può fare crescita aumentando la spesa e il debito pubblico. Un gioco di veti incrociati, che sta paralizzando l’economia europea, e alimenta gli interrogativi sulla tenuta dell’euro: tra gli economisti, c’è chi considera ormai fallita la moneta unica europea, e ne prevede sempre più vicina la «ropture»; altri prevedono invece che l’euro sarà tenuto in vita grazie a un nuovo accordo europeo, destinato a superare il Fiscal compact . E qui sta la vera novità, di cui non c’è ancora traccia nel dibattito politico.

A questo accordo starebbero lavorando in segreto economisti e politici di diversi paesi. La novità centrale sarebbe l’istituzione di un nuovo fondo, l’European Redemption Fund (Fondo per il rimborso del debito), le cui caratteristiche sono illustrate in un paper dell’economista Luca Boscolo, discusso il 22 novembre scorso alla London School of Economiscs. Così com’è, sostiene Boscolo, l’euro ha troppi difetti per poter durare. Gli interventi della Troika (Bce, Ue, Fmi) per fare rispettare il Fiscal compact, hanno peggiorato dovunque la situazione, invece di migliorarla. Inoltre l’euro ha provocato pesanti squilibri nell’eurozona, che lo stesso Fmi ha riconosciuto in un rapporto del luglio 2014: è una moneta sottovalutata in Germania (del 15%), mentre è sopravvalutata (10-14%) nei paesi periferici. Questo ha creato le condizioni per il surplus commerciale dell’export tedesco, superiore al 6% da tre anni, dunque passibile di sanzioni Ue, come lo è lo sforamento del 3% nel rapporto deficit-pil.

Una situazione esplosiva, che mette in conflitto i Paesi più forti con quelli più deboli, dalla quale si può uscire soltanto superando il Fiscal compact. Come? Tra le soluzioni all’esame della Commissione europea, rivela di Boscolo, vi è appunto l’European Redemption Fund (Erf), in cui mettere tutte le eccedenze del debito dei Paesi che sforano il limite del 60%. L’idea base di questo progetto è italiana, in quanto i primi a lanciarla, nell’agosto 2011, sono stati Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio. L’idea è poi piaciuta anche agli economisti del Consiglio tedesco degli esperti economici, che affiancano il governo di Berlino, i quali hanno anche suggerito alcune clausole sugli aspetti patrimoniali, pur manifestando scetticismo su altri aspetti (gli eurobond).

Dalle prime bozze, il Fondo Erf, da istituire con un nuovo trattato europeo, avrebbe le seguenti caratteristiche: 1) il Fondo potrà emettere sui mercati degli eurobond, dando in garanzia i beni dello Stato interessato, oltre alle riserve valutarie e a quelle auree; 2) in caso di mancato pagamento dei bond da parte degli Stati interessasti, il Fondo potrà incassarne direttamente le tasse: 3) gli Stati aderenti non avranno più giurisdizione sul loro debito pubblico e non potranno più tornare alla moneta nazionale.

Nel caso dell’Italia, spiega Boscolo, la parte del debito che eccede il 60% è pari a 1.182 miliardi: questa sarà la quota che dovrebbe andare nell’Erf. A garanzia dei bond, il nostro Paese dovrebbe impegnare i propri asset di valore, cioé beni dello Stato come Eni, Enel, Finmeccanica, oltre alle riserve valutarie e auree.

I vantaggi dell’operazione sarebbero: riduzione dell’eccesso di debito; minore frammentazione del mercato europeo dei bond, dove ci sono tassi d’interesse diversi applicati nei vari paesi; stabilizzazione sui mercati del debito pubblico, con tassi d’interesse più bassi; in definitiva eliminazione dei rischi di bail-out (salvataggi), ossia dei prestiti di denaro agli stati indebitati. Risultato: lunga vita per l’euro.

Un buon progetto? Boscolo, da euroscettico, ne descrive anche i rischi, e lo boccia: «Sarà l’inizio della fine degli Stati così come li abbiamo conosciuti. Finiranno nelle mani dei grandi capitalisti, i quali hanno voluto l’euro e la globalizzazione per acquistare a prezzi stracciati gli asset dei Paesi con moneta debole, per poi rivederli con ottimi guadagni, distruggendo così l’economia locale e impoverendone i cittadini». Esagera? Forse. Di certo, è un buon motivo perché la discussione sull’Erf esca alla luce del sole.

Rottamiamo il Fiscal Compact per salvare l'euro?

Grazie all'autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l'articolo di Tino Oldani apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi Come faremo a rispettare il Fiscal compact?» chiedeva ieri un lettore del Corriere della sera, Mario Bocci, con una lettera breve, ma efficace: «Il debito è aumentato in ottobre di 23,5 miliardi e ha raggiunto quota 2.157,5 miliardi». Già,…

Quirinale, i messaggi in bottiglia di Renzi

Le omissioni in politica possono risultare più significative delle declamazioni. Lo dimostra questo passaggio dell’intervista di Matteo Renzi al Foglio ultraberlusconiano sulla ormai imminente conclusione anticipata del secondo mandato presidenziale di Giorgio Napolitano e sulla conseguente scelta del successore: “Una volta elaborato un profilo, lo proporremo ai nostri alleati, poi a tutti gli altri partiti: dal Movimento 5 Stelle a…

2014, un anno che non ha cambiato verso

Meno undici giorni alla fine del disastroso 2014 e sentiamo un baldanzoso Paolo Gentiloni, attuale Ministro degli esteri nonché candidato inutilmente al Quirinale, che intervistato dalla brava Monica Maggioni afferma: “Ce la facciamo e alla grande!”. Nessuna pietà e rispetto per le italiane e gli italiani! Con un 2014 con un calo del Pil di mezzo punto – il che…

Isis ha radici anche in Italia. La denuncia di Esposito (Copasir)

Anche l’Italia è nel mirino dell’Isis. Non solo: l’Isis trova talvolta terreno fertile anche nel nostro Paese. Sono alcuni degli aspetti denunciati dal vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, a latere di un seminario organizzato dalla Link University ed esplicitati oggi in una intervista dell’esponente di Area Popolare al quotidiano Il Tempo. LA RIVELAZIONE DI ESPOSITO (COPASIR) “L’Isis ha un proprio…

Ecco come Salvini versione sudista è stato accolto dai giornali del Sud

Matteo Salvini ha presentato venerdì in una conferenza stampa a Montecitorio il nuovo simbolo con cui la Lega correrà al Sud alle prossime elezioni. Scompare il nome Lega Nord. Scompare la figura di Alberto da Giussano. Scompare anche il verde della Padania. Nel nuovo logo è presente la scritta “Noi con Salvini”. Il simbolo, su sfondo bianco, è di colore giallo e…

Perché Federterme plaude al lavoro del governo sulla Legge di stabilità

Non solo borbottii. Non solo critiche. Non solo polemiche. Il giorno dopo l'approvazione del maxiemendamento del governo alla Legge di stabilità, dal mondo imprenditoriale e dai sindacati giungono alcune prese di posizione che mettono in rilievo il lavoro svolto dal governo e dalla maggioranza in alcuni settori. E' quanto si evidence ad esempio dall'associazione confindustriale che rappresenta le imprese del…

Così la svolta autoritaria di Erdogan si abbatte su Gulen

Dopo la retata contro i media dell'opposizione che ha indignato l'Occidente, la deriva autoritaria della Turchia del premier islamico Recep Tayyip Erdoğan si acuisce. E a farne le spese è un suo vecchio alleato, l'intellettuale Muhammed Fethullah Gülen. IL MANDATO DI CATTURA Le autorità turche hanno emesso un mandato di cattura internazionale per l'imam, attualmente negli Stati Uniti, leader di…

Perché lo spregiudicato Salvini può affascinare il Sud. Parla Marcello Veneziani

Un’effige priva della parola “Lega Nord” e dello storico simbolo di Alberto da Giussano. L’adesione di rappresentanti della ex Alleanza Nazionale per una campagna incentrata sul “No all’euro e all’immigrazione selvaggia”. Un tesseramento che si sviluppa sulla Rete per arginare i fenomeni di clientelismo e riciclaggio di personale politico screditato. La campagna promossa dal leader del Carroccio Matteo Salvini per…

germania

Ecco il vero costo dell'accoglienza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo Un immigrato che accetta di essere registrato come tale costa allo Stato circa 2500 Euro al mese. Lo Stato, poi, offre 30 Euro+IVA per ciascuno straniero che richieda l'"asilo politico" alle strutture che lo gestiscono, più la scheda telefonica da 5 Euro ed altri eventuali "benefits". Il Ministero degli Interni ha diffuso dei dati molto interessanti:…

×

Iscriviti alla newsletter