Skip to main content

Dal 20 agosto scorso, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, l’emissione di azioni a voto multiplo in Italia è consentita dalla legge (la n. 116/2014). Ecco le principali novità, in parte modificate rispetto al Decreto originario.

Maggiorazione del diritto di voto

Le società quotate potranno assegnare un diritto di voto aggiuntivo alle azioni ordinarie, a patto che l’azionista richieda l’iscrizione in un registro speciale e mantenga le azioni registrate per almeno 24 mesi (nuovo art. 127-quinquies del TUF).

Per usufruire di tale facoltà, le società dovranno apportare una modifica allo statuto soggetta all’approvazione dell’assemblea straordinaria, ma per le assemblee chiamate entro il 31 gennaio 2015 basterà l’approvazione della maggioranza semplice dei votanti, in deroga alla norma generale che prevede la maggioranza dei due terzi. Grazie a questa modifica apportata dal Parlamento sarebbe praticamente certa l’approvazione da parte delle assemblee di Enel, Eni, Finmeccanica, Snam e Terna, dove il Governo controlla circa il 30% del capitale, direttamente o indirettamente tramite la CDP.

Le deroghe ai principi (una volta fondamentali) stabiliti dall’ordinamento italiano non finiscono qui: nonostante si tratti chiaramente di una modifica relativa ai diritti di voto, gli azionisti che non voteranno favorevolmente non avranno diritto a recedere dalla società, come previsto dall’art. 2437 del Codice Civile. Tra l’altro, l’esclusione del diritto di recesso era già prevista nel Decreto originario, ed è stata mantenuta nonostante la contrarietà espressa dal Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, nella sua audizione al Senato del 2 luglio scorso.

OPA obbligatoria

L’obbligo di lanciare un’OPA totalitaria non è più legato alla sola partecipazione sul capitale, ma anche ai diritti di voto, e viene aggiunta una seconda soglia (oltre a quella già in vigore del 30%), pari al 25%, che scatta se nessun altro azionista detenga già una partecipazione maggiore. Secondo il nuovo testo dell’art. 106 del TUF, nelle grandi aziende l’OPA scatterebbe solo se il superamento del 25% fosse dovuto ad acquisti, e non anche alla maggiorazione del voto (come è invece specificato per la soglia del 30%), ma per avere maggiore chiarezza su questo punto occorrerà aspettare il necessario regolamento Consob.

L’obiettivo dell’ulteriore soglia del 25% è aumentare la contendibilità delle società italiane, mitigando in parte gli effetti del voto addizionale. Il risultato rischierebbe però di essere esattamente l’opposto, se l’obbligo di OPA non scattasse anche in seguito alla maggiorazione del voto (che sembra escluso dal secondo comma dell’art. 106). In questo modo si allargherebbe infatti la platea di azionisti strategici che potrebbero trovare particolarmente vantaggioso il doppio voto. Si pensi, ad esempio, alle varie fondazioni bancarie che hanno dovuto ridurre notevolmente le proprie posizioni nelle banche partecipate, a causa degli enormi costi sostenuti in passato per mantenerne il controllo. Grazie alla nuova norma, molte di queste fondazioni potranno tornare a ricoprire un ruolo determinante, rimanendo comunque individualmente al di sotto del 30% dei diritti di voto.

Voto plurimo

Le società non quotate potranno emettere azioni a voto plurimo, fino ad un massimo di 3 voti per azione (art. 2351, quarto comma, del Codice Civile). In caso di successiva quotazione, i diritti di voto saranno mantenuti (e nuove azioni a voto plurimo potranno essere emesse solo con un aumento di capitale gratuito imputato a riserve), ma non sarà più possibile l’assegnazione del voto aggiuntivo previsto dall’art. 127-quinquies. Ad ogni modo, le società già quotate non potranno emettere questa nuova tipologia di azioni (nuovo art. 127-sexies del TUF).

Le ragioni del voto multiplo

I due principali argomenti utilizzati dai sostenitori del voto multiplo sono:

  • Esiste da tempo in molte legislazioni occidentali, causando una competizione tra ordinamenti che spingerebbe alcune aziende (ad esempio Fiat e Fiat Industrial) a spostare la propria sede legale;
  • Il voto multiplo consentirebbe una maggiore stabilità della gestione, contrapposta ad una contendibilità che rischierebbe di favorire scalate ostili, che hanno avuto effetti deleteri su alcune realtà italiane in passato (ad esempio Telecom Italia).

La logica della concorrenza tra ordinamenti può essere molto rischiosa, in quanto ogni ordinamento dovrebbe essere modellato sulle caratteristiche del mercato di riferimento, con l’obiettivo di risolverne le distorsioni tipiche. Rispetto ai mercati di cultura anglosassone, ad esempio, in cui il problema principale è spesso rappresentato dall’eccessivo potere del management, in Italia è l’influenza sulla gestione dell’azionista di controllo (di diritto o di fatto) ad aver causato le maggiori distorsioni ed i principali scandali finanziari (influenza che il voto multiplo non farà che rafforzare ulteriormente).

Nel semestre di presidenza dell’Unione Europea, sarebbe stato forse più opportuno per il Governo italiano muoversi nella stessa direzione intrapresa dalla Commissione, che con la recente proposta di modifica della Shareholder Rights Directive sembra puntare verso una maggiore tutela degli azionisti indipendenti.

Contrapporre contendibilità e stabilità è poi un esercizio alquanto abusato e spesso contraddetto dalla realtà. Telefonica, ad esempio, non può contare su nessun azionista di riferimento né su meccanismi anti-scalata, eppure non è stata oggetto di vere o presunte scalate così quanto Telecom Italia, che di azionisti di riferimento ne ha cambiati diversi negli ultimi 15 anni. Basterebbe leggere i verbali assembleari di Telecom per scoprire che oltre il 50% dei fondi votanti nel 2014 erano presenti anche nel 2007, contro lo 0% degli azionisti “strategici”. Inoltre, i cambiamenti nella compagine societaria di Telecom sono principalmente avvenuti a causa di difficoltà del principale azionista, non certo per l’apertura al mercato, che ha invece recentemente contribuito a migliorarne la governance. Senza contare poi i casi di quotate italiane a controllo familiare che sono state vendute a gruppi esteri, a volte anche privi di azionisti di riferimento.

Lo strumento più potente per evitare scalate ostili non dovrebbe quindi essere la difesa ad oltranza del management o dell’azionista di controllo (più o meno stabile), ma porre le basi normative più idonee per stimolare la creazione del valore, attraverso l’efficienza della gestione e la più stringente indipendenza dei controlli interni ed esterni.

Eni, Enel e Finmeccanica, ecco l'effetto-catenaccio del voto multiplo

Dal 20 agosto scorso, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, l’emissione di azioni a voto multiplo in Italia è consentita dalla legge (la n. 116/2014). Ecco le principali novità, in parte modificate rispetto al Decreto originario. Maggiorazione del diritto di voto Le società quotate potranno assegnare un diritto di voto aggiuntivo alle azioni ordinarie, a patto che l’azionista richieda l’iscrizione…

Perché Londra corteggia Pechino e sposa lo yuan

De-dollarizzazione in corso. Le tensioni geopolitiche, l'altalena della Fed sul Quantitative Easing e l'ascesa economica di Pechino contribuiscono a puntare il faro sullo yuan nelle transazioni finanziarie mondiali. Ma l'Europa, bramosa di afflussi monetari da Est, non si limita ad attrarre gli investimenti in yuan. E' Londra infatti ad aprire la strada alle emissioni di bond in renminbi, con una…

La regola aurea in Scelta Civica

In Scelta civica vige una regola: chi arriva al vertice acquista il diritto di occupare i posti attribuiti al partito. Mario Monti (a cui venne impedito dai suoi sodali di essere eletto alla presidenza del Senato) a suo tempo accusò Mario Mauro (ora leader dei Popolari per l'Italia) di aver negoziato per se stesso l’incarico di Ministro della Difesa. Poi…

Elezioni in Turingia e Brandeburgo, novità e conferme

L'esito delle elezioni nei due Länder dell'Est della Germania era alquanto scontato. CDU avanti in Turingia, SPD in Brandeburgo. Così è avvenuto. Qualche piccolo imprevisto, tuttavia, si è anche verificato. Nel Land di Erfurt, l'SPD non va oltre il 12,5 per cento, rischiando persino di essere agguantata dagli euroscettici dell'AfD, schizzati oltre le aspettative al 10,5 percento, mentre nel Land di Potsdam l'estrema sinistra di Die Linke sprofonda…

Ecco le incognite politiche dell'opportuno piano anti-Isis di Obama

Oltre che sotto il profilo strategico, anche sotto quello politico, la linea descritta da Barack Obama mercoledì 10 settembre suscita vari interrogativi. Intanto, si deve basare sui peshmerga curdi. Non può però farlo più di quel tanto. Infatti, faciliterebbe la secessione delle regioni curde in Iraq, contrariamente al dichiarato obiettivo di Obama di mantenere l’unità di quel paese e anche della Siria. La…

Camusso e Landini si fanno concorrenza anche sulla legalità

La competizione e rivalità tra CGIL e FIOM sembra aver superato i confini del terreno politico. A complicare i rapporti tra Susanna Camusso e Maurizio Landini non è il rapporto privilegiato promosso da Matteo Renzi con il leader delle “Tute blu” in nome di una comune ostilità verso la concertazione. Adesso entra in gioco il tema della legalità, cuore di due iniziative…

Una firma per rottamare il Fiscal Compact

Dobbiamo cambiare nome a questo trattato: non più Fiscal Compact, ma Fiscal Disfact. Disfact come disfatta, come disfare quanto costruito in questi 60 anni di pace post bellica. Il Fiscal Disfact ha dentro di sé i prodomi della morte europea. Non permette di costruire i ponti tra generazioni, ponti chiamati investimenti pubblici. Checché ne dica Draghi, il Documento di Economia…

Intesa, Unicredit, Mps. Ecco la fiera stonata dei report sugli stress test Bce

In principio fu Goldman. La solita Goldman Sachs, quella che sforna corposi report (errati) sui mondiali di calcio perché il ceo è un tifoso sfegatato, e varie amenità. E che in questi giorni ha affrontato con stile sondaggistico la questione Aqr-stress test. Ovvero, mentre analisti e broker si affannavano a studiare bilanci e conti delle 130 banche europee che a…

Il caso Quiller Consultants per il neo commissario europeo Hill, conflitto di interessi?

HSBC, Emirati Arabi Uniti, British Land e Telefonica. Sono solo alcuni dei clienti "vip" della società di lobbyng Quiller Consultants, fondata da Lord Hill di Oareford fino a pochi giorni fa marchiato come il signor nessuno in Gran Bretagna, prima di diventare Commissario Europeo per i servizi finanziari. CHI E' E' considerato un lealista di David Cameron, anche se poco…

ReaCT

Tutti gli orrori di Isis. Lo speciale di Formiche.net

C’è un nuovo orrore a scuotere la tranquilla domenica dell’Occidente. E’ notte fonda quando le prime agenzie battono la notizia di un nuovo video, una nuova decapitazione da parte dei terroristi dell'Isis. Dopo James Foley e Steven Sotloff, il gruppo estremista islamico mantiene le promesse e, come annunciato, non risparmia la vita di David Haines. Il copione della morte si…

×

Iscriviti alla newsletter