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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l’articolo di Giorgio Ponziano apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

Time out. Nel basket, ma non solo, è quando si interrompe il gioco per un breve summit di confronto tra allenatore e giocatori. Così è per questa trentacinquesima volta del Meeting dell’amicizia: un’edizione in time out. Ovvero la politica è quasi nascosta, è stata decisa una fase di ripensamento. Lontani i tempi in cui i ciellini in piedi applaudivano (per due edizioni) Silvio Berlusconi, per poi scoprire scandalizzati i suoi dopocena ad Arcore. Ancora più lontani i tempi in cui i big della Democrazia Cristiana arrivavano a frotte nella speranza di tessere alleanze (e guadagnare voti) col vertice Cl pur sapendo che alla fine l’ultima, decisiva parola, sarebbe stata quella di Giulio Andreotti con don Luigi Giussani. Più ravvicinati ma ugualmente sembrano lontani i tempi in cui a fare il padrone di casa era Roberto Formigoni, da presidente della Regione Lombardia, gran mediatore tra gli affari spirituali (Cl) e quelli non spirituali (Compagnia delle opere), finito impelagato in guai giudiziari che hanno creato non poco imbarazzo tra i ciellini, tanto che questa volta non parlerà dal palco.

L’ANNO DELLO SPARTIACQUE

Non si contano i presidenti della Repubblica (anche Giorgio Napolitano, nel 2011), i presidente del consiglio (gli ultimi, nel 2012 e nel 2013, furono Mario Monti ed Enrico Letta) e i pontefici (Papa Wojtyla a braccetto con don Giussani nel 1982) che in questi anni hanno presenziato ai Meeting. Ma il 2014 è l’anno dello spartiacque: il renzismo ha (per ora) cambiato i connotati della politica con un decisionismo giovanilista che tenta di fare da sé (senza sindacati, Confindustria, associazioni collaterali come Cl), a fargli da sponda ci prova il nuovo Papa argentino, più interessato al sociale che alle beghe politiche italiane, tanto da spingere verso la rottamazione il vecchio apparato della curia romana.

I PRESENTI

In una situazione del genere che poteva fare Giorgio Vittadini, il successore di don Giussani? Preso atto che sia Renzi che Papa Bergoglio hanno declinato l’invito, ha chiuso la politica fuori dalla porta. Non del tutto. Uno spiraglio per ministri di buona volontà rimane aperto: interverranno Giuliano Poletti, Maurizio Martina, Federica Guidi, Gian Luca Galletti, Stefania Giannini e Beatrice Lorenzin. Oltre al presidente dell’Anci, nonché sindaco di Torino, Piero Fassino, ai primi cittadini di Firenze (Dario Nardella), Milano (Giuliano Pisapia) e Verona (Flavio Tosi), al presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni.

Ma è ben poca cosa rispetto agli anni in cui il Meeting era una sorta di Olimpiade della politica italica, con vincitori e vinti al termine della tenzone mediatica.

L’ASSENZA DI RENZI

Il no di Renzi è uno sgarbo? Qualcuno lo sostiene, ricordando che il presidente del consiglio ha appena partecipato al «concorrente» raduno degli scout dell’Agesci, di cui fece parte da ragazzo. Ma c’è chi nega e rammenta la presenza di Renzi ai Metting del 2007 e 2008, per presentare libri, e racconta (Giacomo Forni, suo ex-compagno di scuola): «Ero il suo avversario politico al Liceo Dante di Firenze, eravamo entrambi rappresentanti d’istituto, lui con la lista che noi definivamo di Cl e io con quella di sinistra». In più a Firenze ha trovato porte aperte Francesco Neri, presidente della ciellina Con Opera.

IL RAPPORTO TRA RENZI E CL

Renzi vicino o lontano da Cl? In ogni caso la politica è out e il titolo del Meeting che partirà domenica (fino al 30 agosto) al quartiere fieristico di Rimini è: «Verso le periferie del mondo e dell’esistenza. Il destino non ha lasciato solo l’uomo». Ovvero «un percorso», spiega Vittadini, «attraverso le strade accidentate delle periferie metaforiche e non, che impone una riflessione sull’uomo moderno nel contesto di una società sempre più globalizzata e secolarizzata».

I TEMI

In primo piano l’Ucraina, la Siria, il Medio Oriente, l’Africa, i cristiani perseguitati, l’immigrazione, la povertà. Vi saranno oratori di 24 paesi. 600 volontari, per lo più universitari, stanno allestendo i padiglioni. La loro giornata tipo parte alle 8.45 con un momento di preghiera insieme: la recita delle lodi. Il lavoro inizia alle 9 fino alle 13, si pranza assieme e si ricomincia dalle 14,15 alle 18,45. Per cena ritrovo all’oratorio di S. Giuseppe al Porto. Durante la settimana del Meeting i volontari diventeranno 3100.

OSPITI E SPONSOR

Tra gli ospiti-relatori, l’ad di Fca, Fiat-Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, il patron di Eataly, Oscar Farinetti, l’imprenditore della moda, Brunello Cucinelli, il segretario Cisl, Raffaele Bonanni il neo-ad di Finmeccanica, Mauro Moretti, e il neo-ad di Ferrovie dello Stato, Marcello Messori. Molti gli sponsor, a cominciare dalla Regione Lombardia: Roberto Maroni, sulla scia di Formigoni, ha stanziato 60 mila euro facendo arrabbiare, tra gli altri, gli organizzatori del festival della letteratura di Mantova che hanno ricevuto solo 20 mila euro nonostante l’evento si svolga in Lombardia. Poi Intesa-Sanpaolo, Wind, Ferrero, Fondazione FieraMilano, Snam, FederlegnoArredo, Ferrero, Carrera Jeans, Orogel.

LE TRAVERSIE

Il 18 novembre i dirigenti della Fondazione Meeting saranno in tribunale a Rimini, rinviati a giudizio dalla procura per truffa ai danni di ente pubblico, avrebbero percepito finanziamenti irregolarmente, facendo figurare nei bilanci perdite fittizie per ottenere contributi pubblici a cui altrimenti non avrebbero avuto diritto. In totale 310mila euro di fondi pubblici, che la Fondazione (pur professandosi innocente) ha comunque deciso di restituire.

LE PAROLE DI VITTADINI

L’attenzione e l’impegno sono però ora concentrati sulla kermesse ormai al nastro di partenza. Spiega Giorgio Vittadini: «sarà l’esperienza di un viaggio verso le periferie del mondo e dell’esistenza, in cui paragonarsi con le sfide che la realtà pone. Il periodo storico in cui ci troviamo è estremamente complesso; problemi irrisolti e nuove sfide riempiono l’orizzonte di ogni uomo. La crisi della cultura occidentale e l’evidente incapacità degli adulti di assumersi responsabilità e di educare, lo smarrimento del senso della vita e l’inquietante solitudine di tanti, l’insicurezza dell’economia globalizzata e lo spettro di nuove speculazioni finanziarie, la migrazione di interi popoli alla ricerca di una ultima speranza, il futuro lavorativo incerto di milioni di giovani e meno giovani, il dramma di paesi alla ricerca della libertà, la violenza sofferta sempre più tragicamente dalle comunità cristiane nel mondo».

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