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Pubblichiamo un’analisi di AffarInternazionali

Con la sua visita al Cairo il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ribadito con forza la priorità che l’Italia assegna alla politica mediterranea dell’Europa.

Il nuovo regime egiziano suscita però in Europa molte perplessità per il suo carattere marcatamente autoritario, e la legittimazione fornita dall’Italia ad al-Sisi con una visita di stato dal carattere estremamente amichevole prefigura un realismo estraneo ai criteri di promozione della democrazia che hanno fin qui presieduto alla politica euro-mediterranea.

Una forte e rinnovata politica euro-mediterranea deve necessariamente basarsi sulla coesione dell’Unione europea e ispirarsi a una concezione unificante del vicinato che tenga conto delle diverse esigenze dei paesi membri nei suoi confronti.

Mediterraneo cuore dell’Europa

Dopo le cosiddette “primavere arabe” e il progressivo inasprimento delle relazioni dell’Unione europea (Ue) con la Russia, la politica di vicinato sta diventando un altro fattore di frammentazione dell’Ue.

La visita di Renzi ribadisce giustamente l’interesse italiano per il Mediterraneo in una prospettiva europea, ma perché questa prospettiva sia unificante e non divisiva occorre che il governo italiano la collochi nel contesto di una politica estera che metta i nostri interessi in equilibrio con quelli degli altri membri dell’Ue.

Se non lo farà, il Mediterraneo rischia di diventare, futilmente, un altro pericoloso motivo di divisione e frustrazione nei rapporti dell’Ue e di debolezza per l’Italia.

Se la frase – molto in linea con la tradizione retorica della Prima Repubblica – attribuitagli a conclusione della visita: “Il Mediterraneo non è la frontiera, ma il cuore dell’Europa” (Corriere della Sera, 3 agosto 2014) restasse fuori da una prospettiva europea più ampia, l’emergente politica mediterranea dell’Italia si rivelerebbe velleitaria. Essa non sarebbe, a ben vedere, tanto diversa dall’unilateralismo geopolitico dei paesi centro-orientali dell’Ue che criticano il preteso carattere filo-russo della politica dell’Italia e la candidatura di Federica Mogherini come Alto rappresentante.

Un paese chiave dell’Ue come l’Italia deve proporre una politica valida per l’intero vicinato, anche se dovutamente articolata per tenere conto delle differenze al suo interno. Impegnato nella sfida per l’Alto rappresentante, Renzi deve enunciare per l’Europa una prospettiva strategica ad ampio respiro, evitando di attestarsi su un vacuo “neo-mediterranismo” di stampo blandamente nazionalista.

Renzi si è presentato nei suoi interventi al Cairo con il manto europeo della presidenza di turno, il che non l’autorizza però a parlare di politica estera anche per gli altri.

Perplessità europee sull’Egitto

Oggi l’Egitto è un paese molto controverso agli occhi dei membri dell’Ue. La feroce repressione contro i Fratelli Mussulmani, i giornalisti, gli sparuti e sprovveduti liberali del paese e l’emergere di un regime chiaramente autoritario, per molti aspetti più chiuso e autoritario di quello dell’ex presidente Hosni Mubarak, lasciano l’Europa come minimo perplessa su cosa fare nei confronti di questo paese: deve chiudere gli occhi e considerare l’Egitto un utile alleato contro l’islamismo oppure persistere nella politica di condizionalità democratica e premere sul Cairo perché non faccia di ogni erba un fascio fra islamisti moderati ed estremisti e cessi di violare i diritti umani e civili dei suoi cittadini?

A livello europeo questa è una questione apertissima.

Occhi chiusi davanti all’autoritarismo egiziano
La visita di Renzi, pervasa di amicizia e volontà di cooperazione verso l’ex generale e ora presidente Abdel Fattah al-Sisi e il suo nuovo Egitto sotto il manto della presidenza di turno europea, non solo appare un po’ abusiva, ma pone anche interrogativi sulla direzione della nostra politica estera ed europea.

Essendo l’Italia il terzo paese per importanza nei rapporti commerciali ed economici con l’Egitto, Renzi ha fatto bene a ribadire con la sua visita i rapporti di amicizia dell’Italia con l’Egitto, ma il tono generale della visita ha fatto trasparire una solidarietà e un’intesa politica che è certamente prematura e poco in linea coi sentimenti e le perplessità che circolano nell’Ue.

Dalla visita si potrebbe arguire che l’Italia suggerisce di chiudere realisticamente gli occhi di fronte all’autoritarismo egiziano in nome di una indiscriminata lotta all’islamismo, cioè nella stessa ottica che guida la politica mediorientale e mediterranea del presidente Vladimir Putin.

È davvero questa la direzione della politica mediterranea dell’Italia? Un maggiore realismo della politica europea è opportuno, ma ne devono essere attentamente definite le modalità. E lo si deve fare assieme ai colleghi europei.

Altrimenti, dietro la retorica europeistica di Renzi rischia di far capolino una politica divisiva che magari pretende pure di mettere l’Ue al servizio degli interessi specifici dell’Italia.

Si cadrebbe così in quella politica blandamente nazionalista cui si accennava più sopra e che difficilmente può costituire una solida base per rilanciare la politica euro-mediterranea.

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Roberto Aliboni è consigliere scientifico dello IAI

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