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Una manciata di giorni fa è stato il Daily Telegraph a lanciare l’allarme: per timore di nuove sanzioni, gli oligarchi russi che vivono e operano a Londra starebbero meditando di spostare (o forse già facendolo) capitali e conti. A spingere i miliardari a lasciare la City c’è il timore, più che fondato, di finire nel mirino delle misure punitive dell’Unione europea conseguenti alla crisi ucraina, prospettate anche da Downing Street, che ha minacciato il congelamento dei beni degli “amichetti di Putin“.  Sostanze che, secondo i ben informati, avrebbero già deciso su quali lidi approdare.

Non è finora chiaro quali oligarchi possano finire nella lista degli individui colpiti da sanzioni già da oggi. Ma a precisa domanda sulla possibilità che siano inclusi personaggi “correlati a flussi finanziari presenti in Europa, inclusa Londra“, il Number 10 ha risposto: “Certamente sì”. Parole che potrebbero far scorrere via un fiume di denaro. Già, ma dove?

L’OPZIONE SVIZZERA

Rifugio finanziario per eccellenza, la Svizzera rappresenta al momento l’ipotesi più accreditata. Dopo il collasso di Cipro e la morsa britannica, la Vecchia Europa è ancora un porto sicuro per capitali in cerca di una oculata (e riservata) gestione. Ad accrescere i punti di forza di Zurigo c’è non solo la sua credibilità sul fronte bancario, ma anche il progressivo sfilacciamento dei suoi rapporti con Bruxelles (vedi referendum anti-immigrazione). Inoltre, dettaglio non secondario, la Svizzera non adotta l’Euro. Ciò renderebbe molto meno efficace l’applicazione di qualsivoglia sanzione.

AMBIENTE GLOBALISTA

Non solo. L’austera atmosfera calvinista di Ginevra non può ancora competere con il battito della swinging London, ma negli anni si è un po’ allentata anche grazie al concorso di un ambiente internazionale catalizzato dalla sede del Palais des Nations dell’Onu, con i suoi 1600 impiegati. Tutto un mondo che gira attorno al Lago Lemano e che conta una ventina di agenzie onusiane, tra cui le più significative sono UNCTAD (Commercio e sviluppo), WHO (Organizzazione mondiale della sanità) e ITU (Telecomunicazioni). A proposito di quest’ultima, un’offensiva russa (finora contrastata con successo dagli Usa) ha cercato di farne lo strumento di una riforma della governance di Internet più neutrale, se non ostile, ai colossi digitali nordamericani. Senza dimenticare che Ginevra è anche la sede della Red Cross International.

BANCHE E SERVIZI (SEGRETI)

Berna e Zurigo sono importanti centri finanziari, la prima ospita anche la Banca dei regolamenti internazionali che ha implementato il delicatissimo dossier degli standard “Basilea II e III”. Tra le montagne dei Cantoni svizzeri si trovano anche alcuni gioiellini del private banking, la discreta attività di gestione dei super-patrimoni privati che è nata proprio qui nel Settecento, e che oggi attira l’attenzione dei fondi di tutto il mondo a caccia di ricchi interessati a extra-rendimenti esotici, e poco propensi alla pubblicità. E poi l’Engadina ospita luoghi di accogliente lusso, dove al basso profilo si possono coniugare attività sociali e mondane, invernali ed estive, certo non sgradite ai milionari che volessero fuggire le nebbie londinesi. Altra nota, non di colore, Vladimir Putin nella qualità di agente del KGB aveva responsabilità per Germania Ovest, Austria e Svizzera.

GLI OLIGARCHI E LONDRA

L’eredità londinese fa gola a molti. Nell’ultimo elenco del Sunday Times, sono proprio tre oligarchi a figurare tra i cinque uomini più ricchi del Regno Unito.
C‘è il proprietario del club calcistico del Chelsea, Roman Abramovich (nella foto), con un patrimonio da circa 18 miliardi di euro; ma anche Alisher Usmanov, di origini uzbeke, uomo più ricco di Russia e co-proprietario del club dell’Arsenal.
Le relazioni “pericolose” e ben remunerate tra i sodali di Putin e la City hanno già goduto di stampa, non sempre buona. I “visti per investitori”, scriveva a marzo scorso il New York Times, “possono essere acquistati a partire da un milione di sterline (1,6 milioni di dollari)“. Gli avvocati londinesi della Commercial Court ottengono “il 60% del loro lavoro da clienti russi e dell’Est Europa”. Più “di 50 compagnie con sede in Russia ingrossano i commerci del London’s stock exchange“. I giovani britannici più brillanti diventano “consulenti, commercianti d’arte, banchieri privati e hedge funders”. O, per dirla con altre parole, “i valletti degli oligarchi“. È questo il business britannico in crescita (e forse destinato ad arrestarsi), rilevava il quotidiano americano: “riciclare i miliardi sporchi degli oligarchi, lavare la loro reputazione“.

PRECEDENTI FAMOSI

“Affari” che i miliardari moscoviti potrebbero decidere di trasferire senza troppi ripensamenti. D’altronde – anche se alcuni si rivolterebbero nella tomba al solo paragone -, di russi costretti alla permanenza in Svizzera dall’ostile ambiente politico non mancherebbero i precedenti. Un certo Vladimir Lenin, per esempio, che dal 1914 al 1917 risiedette tra Berna e Zurigo. Qui scrisse i suoi testi fondamentali di agitazione politica come Stato e Rivoluzione. E qui sarebbe stato agganciato dai servizi segreti tedeschi per agevolarne il ritorno in Russia. Vicino a Berna, a Zimmerwald, si tenne la conferenza cui partecipò anche Leon Trotzky e numerosi bolscevichi russi e che segnò la prima rottura dentro la Seconda Internazionale. Ma prima di essere stata rifugio per bolscevichi, era stata terra di passaggio e agitazione di Mikhail Bakunin, fondatore dell’anarchismo, che vi trovò la morte nel 1876.

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