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Si dice che l’impatto dell’innovazione è sopravvalutato nel breve e sottovalutato nel lungo termine. Non sembra il caso per l’ IA: l’adozione dell’IA è rapidissima. ChatGPT ha impiegato solo 2 mesi per arrivare a 100 milioni di utenti. A Google Translate ce ne sono voluti 78 di mesi, cioè più di 6 anni come altre “innovazioni a scopo generale” come i personal computer o l’elettricità per la quale ci sono voluti decenni per essere diffusa nell’economia e creare nuove industrie, moltiplicare la produttività totale e aumentare gli standard di vita.

Anche i costi di addestramento di IA diminuiscono (si sono ridotti di 10 volte con DeepSeek) rendendo meno costoso per noi europei rimontare la distanza tecnologica con Usa e Cina. I modelli più avanzati di IA si ritiene che performino al 90% di accuratezza nel ragionamento scientifico. Quindi non è questo il vantaggio fantastico di IA nei confronti degli umani: è la velocità di calcolo, la scalabilità e la sintesi automatica che, ben guidate, cambiano la nostra salute oltre all’economia, la finanza, la guerra.

Un esempio, che ci riguarda direttamente, dei superpoteri di IA che ci interessano è il seguente: le proteine sono i mattoni del nostro corpo: fanno crescere e rinnovano i tessuti e sviluppano le difese immunitarie, gli anticorpi sono proteine. La velocità di calcolo di IA (in questo caso si trattava di DeepMind di Google) ha permesso di risolvere la mappatura tridimensionale dei più di 200milioni di proteine conosciute che, visto il numero astronomico di configurazioni delle proteine, si riteneva avrebbe preso per la decodifica milioni di anni. Questa scoperta apre la porta alla creazione di nuove proteine/vaccini per curare malattie come il cancro, Alzheimer e tante altre. Per questo “eccezionale beneficio all’umanità” nelle parole del Comitato del Nobel, Deep Mind ha guadagnato il premio Nobel per la chimica l’anno scorso, assegnato per metà ai due addestratori di DeepMind e per metà al ricercatore accademico.

Un passo avanti simile l’IA non lo ha ancora prodotto nell’economia. Ma il suo impatto sulla produttività/competitività sarà decisivo per la transizione digitale, la transizione energetica e il rafforzamento della difesa in Europa, e per compensare la riduzione della popolazione in età di lavoro dovuta al calo demografico, senza subire le tensioni sociali dovute a eccessiva immigrazione.

Con tecnologie basate su IA e adottate nei settori produttivi si stima che IA possa aumentare la produttività totale (TFP) del 2% in 10 anni con aumento del PIL del 10% in settori di bassa complementarietà dei lavori con l’IA. La complementarietà dell’IA si riferisce al modo in cui l’IA aggiunge valore quando utilizzata insieme agli esseri umani o agli strumenti esistenti. Con lo spostamento strutturale verso i settori ad alta complementarietà con IA, la stima cresce: tutto dipende dalla preparazione digitale degli imprenditori e lavoratori. Per l’ Europa la stima più recente del Fmi è di una crescita della Tfp del 2% in 10 anni (ricordiamoci che l’ultima volta che in Italia abbiamo avuto una produttività totale dei fattori appena più elevata del 2%, negli anni 70, la crescita del Pil era di quasi il 4%).

Nei paesi avanzati l’alta esposizione e complementarietà dell’IA si calcola al 27% dei lavori; la bassa complementarietà ed esposizione al 33% dei lavori. Teniamo presente che se un lavoro presenta un’elevata complementarietà dell’IA, gli strumenti di IA possono assistere i lavoratori rendendoli più efficienti, precisi o creativi, ma non li sostituiscono completamente. Ricordiamoci che le innovazioni come IA (elettricità, treni…) a scopo generale, hanno il maggior impatto indiretto sull’occupazione. Una recentissima stima2 del Fmi porta a 1,3 l’aumento netto di posti di lavoro per ogni persona assunta nel settore dell’IA. A causa dell’aumento dei salari la spesa aggiuntiva nei servizi ne aumenterà l’occupazione. E l’elevato aumento della produttività totale aumenterà gli standards di vita, cioè tutti i salari.

Insieme ai vantaggi per imprese e lavoratori, aumentano le entrate dello Stato che potranno essere usate per incentivi e investimenti, ora che la politica industriale non è più off-limits anche in Europa. Inoltre, l’intelligenza artificiale di ultima generazione ha il potere di rivoluzionare la disponibilità e l’utilizzo delle informazioni, consentendo ai governi di promuovere la mobilitazione delle entrate (lotta all’evasione) e di fornire servizi pubblici più efficienti in tutti i settori, tra cui sanità, istruzione, appalti pubblici e trasferimenti sociali.

Questo impatto positivo sul settore pubblico è sempre più rilevante poiché le guerre in corso, insieme alla guerra commerciale di Trump, hanno fatto aumentare i rendimenti delle obbligazioni a lungo termine: giusto poche settimane fa i Treasuries US a lungo termine, un mercato da $29 trilioni senza considerare i 2 trilioni di deficit in discussione al Congresso, hanno toccato il 5%. Come al picco dell’inflazione da pandemia e nella Global Financial Crisis. Con il debito pubblico a questo livello, l’intervento di sostegno ai privati e l’aumento degli investimenti pubblici deve contare sull’alta produttività degli investimenti.

Quindi IA che aumenta produttività totale e crescita è necessaria. Questo scenario di crescita si riduce del 30% quando s’inseriscono troppe regolamentazioni sulla sicurezza dell’IA. Ma l’Ue sta già semplificandole per promuovere sviluppo e diffusione di IA e ridurre gli oneri di conformità per le Pmi. Inoltre, i Supercomputer nell’Ue saranno disponibili per sviluppare IA. E la Commissione Europea mette 50 md nel Fondo Invest-AI in cui privati dovrebbero mettere150 md. Nella diffusione di IA il campo è aperto, non ancora occupato dalle Big Tech US o cinesi. In Europa l’impatto IA sulla produttività sarà decisivo perché sta scomparendo, grazie ai dazi introdotti da Trump, la scappatoia delle esportazioni competitive per i bassi salari. E finalmente i salari europei potranno riprendere a crescere.

Concludendo, aumento della produttività totale significa che con le stesse risorse si produce di più. Si può anche dire che si produce lo stesso con risorse minori. Questo è lo scenario più realistico che tiene conto della demografia: dal 2030 (che è praticamente domani) 2 milioni di lavoratori all’anno mancheranno al mercato del lavoro europeo a causa della crisi secolare della fertilità e quindi l’invecchiamento della popolazione. Le stime dei due trend: quello crescente della produttività grazie all’ IA e quello calante della popolazione in età di lavoro, mostrano che IA può colmare la quasi totalità del gap. Quindi nessun bisogno di ondate migratorie, ma è auspicabile l’arrivo di tanti ingegneri digitali indiani, in attesa di formare i tecnici e ingegneri digitali necessari alla diffusione dell’IA.

Così l'IA aumenta produttività e crescita. L'analisi di Bartoli

Di Gloria Bartoli

L’aumento della produttività totale significa che con le stesse risorse si produce di più. Dal 2030, due milioni di lavoratori all’anno mancheranno al mercato del lavoro europeo a causa della crisi demografica. Ma l’IA può colmare la quasi totalità del gap. L’analisi di Gloria Bartoli, dell’Osservatorio produttività e benessere della Fondazione Tor Vergata, seguito del ciclo di interventi legati al volume Una bussola per l’Europa, a cura di Luigi Paganetto

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