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Un risultato contenuto quello di Jean-Claude Juncker che, nonostante l’accordo tra i 3 grandi gruppi Politici (PPE, S&D e ALDE), è stato eletto presidente della Commissione europea con 422 voti (250 i contrari e 47 gli astenuti). I numeri dovevano essere più alti, considerando che  la somma degli eurodeputati dei 3 gruppi è pari a 479, ma evidentemente le sue priorità come presidente della Commissione non hanno convinto tutti.

LE PAROLE ESSENZIALI

Junker, questa mattina nell’emiciclo di Strasburgo, ha tenuto un discorso da perfetto equilibrista, cercando di accontentare tutte le parti politiche. Nella parte iniziale del suo discorso, dopo aver ricordato la crisi che ha investito l’Europa, ha indicato come sua priorità quella “di ricostruire ponti in Europa dopo la crisi e di restituire fiducia ai cittadini“. Ha inoltre ribadito che “è tempo di un nuovo approccio“, quasi a voler lanciare una ventata di ottimismo.

I DIECI PUNTI

Dieci i punti principali su cui ha focalizzato la sua agenda da Presidente della Commissione europea:

– stimolare gli investimenti attraverso uno stanziamento di 300 miliardi in 3 anni;

– utilizzare la grande opportunità di crescita offerta dalle tecnologie digitali;

– puntare sulle energie rinnovabili;

– completamento del mercato interno in termini di prodotti, servizi e circolazione dei lavoratori, e maggior controllo sui movimenti dei capitali per evitare riciclaggio e frodi;

– stabilità della nostra moneta e finanze pubbliche solide;

– negoziazione di un accordo commerciale con gli USA nello spirito della reciprocità e trasparenza;

-combattere il crimine e il terrorismo transfrontaliero, e aumentare la cooperazione giudiziaria tra i Paesi membri;

– creazione di un Commissario speciale per l’immigrazione che contribuisca a promuovere una nuova politica dell’immigrazione legale, per evitare che si creino in futuro situazioni difficili come a Lampedusa;

– rafforzamento del ruolo dell’Europa sullo scacchiere internazionale per raggiungere l’obiettivo di una Europa che possa parlare con una voce unica nelle crisi internazionali;

– creare una Unione europea sempre più democratica e trasparente nell’interesse dei cittadini.

LE DOMANDE

Sicuramente una agenda ambiziosa, ma riuscirà il neo-eletto Junker in 5 anni a portare a termine tutte queste priorità? Alcuni addetti ai lavori si sono anche chiesti come mai non ha parlato di flessibilità del Patto di Stabilità? Qualche settimana fa, leggendo i giornali, sembrava che il nostro premier Renzi avesse ottenuto il sì a una maggiore flessibilità, però ascoltando Juncker oggi non ci sembra che si vada in quella direzione, visto che ha ribadito che il Patto di Stabilità non verrà modificato.

Ecco i 10 punti (poco flessibili) dell'Agenda Juncker

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