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Migrare verso altre terre alla ricerca di sicurezza, nutrimento, libertà religiosa e di espressione è diventata l’unica possibilità e l’unica speranza per intere popolazioni costrette ad abbandonare Paesi devastati dalle guerre, dalle persecuzioni e dalla fame. Negli ultimi decenni il mondo ha assistito, troppo spesso nell’indifferenza, ai flussi migratori più numerosi e da aree geografiche di tutti i continenti mai registrati nel corso della storia.

QUALCHE CIFRA

Si valuta che 80 milioni di persone abbiano abbandonato i propri Paesi in condizioni economiche disperate e di grande povertà. L’abbandono dei luoghi d’origine, delle loro famiglie, il mettersi in viaggio verso l’ignoto, spesso senza documenti, quasi sempre affidandosi ai trafficanti e subendo violenze e condizioni di viaggio creano nel migrante una sofferenza indicibile, sofferenza moltiplicata dalla mancanza di sicurezza di essere accolti, legalmente, nel Paese di destinazione (Falicov, 2002; Papadopulos, 2006).

L’ASSOCIAZIONE: OBIETTIVI E PROPOSTE

A partire dalla risposta quotidiana che i diversi soggetti del Terzo Settore danno per affrontare questa drammatica situazione, l’Associazione Giovane Europa – si legge in un comunicato stampa – si è impegnata nell’ideazione e nella formulazione di nuovi modelli di assistenza e sostegno, che tengano conto delle specifiche condizioni fisiche, psicologiche legate all’identità e al ruolo della cultura nello sviluppo della persona. È nel riconoscimento e nel rispetto di questa specificità e nel tentativo di superare l’etnocentrismo culturale al fine di creare un dialogo sempre più forte e vivo in una dimensione interculturale, che devono essere pensati e strutturati i modelli di accoglienza all’interno delle diverse strutture a servizio degli immigrati.

(CHI C’ERA AL CONVEGNO DI GIOVANE EUROPA. TUTTE LE FOTO)

Dall’esperienza di questi anni sono emerse numerose le difficoltà e le criticità che, chi opera sul campo ha dovuto affrontare, spesso per la mancanza di linee guida definite e di una visione strategicamente orientata da parte del Legislatore, il che determina a livello nazionale una grande frammentazione e a volte inefficacia degli interventi.

I MINORI NON ACCOMPAGNATI

La situazione dei minori non accompagnati trattenuti nei centri della Sicilia e in altre strutture provvisorie è sempre più drammatica, e si ha notizia di gravi ritardi nell’adempimento dei doverosi atti di comunicazione al Tribunale dei Minori ed al Giudice Tutelare, inoltre le complesse fasi burocratiche rendono ancora spinosa la realizzazione e l’applicazione del diritto riconosciuto al minore straniero come previsto dal Legislatore.

Per cercare di intervenire in modo più efficace per la tutela dei minori non accompagnati, una circolare ministeriale del 18 maggio 2010 prevedeva il trasferimento dei minori in “strutture ponte” (strutture di accoglienza solo per minori per una sistemazione provvisoria di emergenza) che però di fatto risultano insufficienti e continuano a mostrare varie criticità.

C.I.E.

No ai C.I.E. o comunque il ripristino dei tempi previsti dalla Legge Turco-Napolitano di 60 giorni. Il trattenimento presso i Cie, inoltre avviene per un provvedimento amministrativo, che di fatto si traduce in una misura che limita la libertà personale dei cittadini stranieri, trattenimento che può essere prolungato fino a 18 mesi. (D.Lgs.23 giugno 2011,n.89).
Il trattenimento dovrebbe essere strettamente necessario all’identificazione. Da operatori possiamo affermare un dato indiscutibile: se entro 60 giorni non si riesce ad avere dai consolati competenti un documento d’identificazione dello straniero è difficile e raro che lo si otterrà in seguito.
Inoltre la mancanza di livelli di accoglienza presso queste strutture chiari e definiti dal Legislatore portano ad una disomogeneità sul territorio nazionale.
Secondo i dati della Polizia di Stato, il tasso di efficacia dei rimpatri dai Cie, nel 2013 è risultato inferiore del 5% rispetto all’anno precedente e comunque inferiore al 50%.
Tali dati testimoniano la non efficacia dei Cie quali strumenti di espulsione.

C.A.R.A.

I C.A.R.A. sono presenti in numero nettamente maggiore nelle regioni meridionali del nostro Paese, questo comporta per alcune regioni l’onere di dover gestire ed affrontano gran parte delle problematicità di questa difficile realtà dell’accoglienza. La presenza di un CARA in ogni regione d’Italia risolverebbe questa problematica e permetterebbe una maggiore efficacia della presa in carico dell’utenza da parte di ogni realtà regionale.

UBICAZIONE C.A.R.A. E PROGETTI SPRAR

Queste strutture, come spesso quelle afferenti ai progetti SPRAR, sono situate in zone distanti dai grandi centri (esemplare il caso di Mineo) e questo crea numerosi aspetti problematici. La realizzazione di strutture di accoglienza in zone limitrofe ai grandi centri permetterebbe di realizzare la mission dell’integrazione sociale e culturale dello straniero attraverso, l’attivazione di una rete delle varie agenzie presenti sul territorio e/o attraverso l’attivazione di tavoli di concertazione locali, che di fatto, possono tradursi in dinamiche di partecipazione attiva della cittadinanza alle problematiche dell’accoglienza.

ISTITUZIONI

E’ doveroso mantenere costi contenuti nella gestione di questi centri, ma non al drastico taglio delle risorse, con gare al ribasso, a scapito della qualità dell’assistenza e in particolare della dignità persone accolte.

Indispensabile è anche l’attivazione da parte del Ministero dell’Interno di sistemi di monitoraggio dei processi e degli esiti al fine di valorizzare e promuovere le esperienze di best practice e renderle modelli trasferibili in altre realtà territoriali. Questo permetterebbe di definire a livello nazionale livelli di accoglienza omogenei e sviluppare percorsi di ricerca e di intervento qualitativamente efficaci.

A tal fine sarebbe necessario implementare anche la presenza delle forze dell’ordine all’interno di questi centri: anche al fine di rendere più veloce lo svolgimento delle pratiche legate allo status dello straniero e incrementare le commissioni territoriali in modo che la prassi di riconoscimento dello status di rifugiato possa essere effettuata in tempi tempestivamente adeguati.

Altra criticità importante da segnalare è l’assenza di un regolamento unico all’interno delle strutture di accoglienza. Attualmente i regolamenti rispetto alle attività, ai servizi previsti e alle regole di convivenza sono adottati dalle singole prefetture con criteri di flessibilità diversi tra un una struttura e l’altra, ciò comporta che ogni centro sia regolato in modo diverso.

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