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Con l’approvazione del ddl Nordio, il passaggio più significativo è l’abolizione del reato di abuso d’ufficio. Un vero e proprio incubo in particolare per gli amministratori locali e per l’apparato amministrativo più in generale. Al di là delle schermaglie politiche – fisiologiche nella contrapposizione polarizzata che ci offre la dimensione parlamentare – sono i numeri a dimostrare l’inconsistenza dell’efficacia del reato. Nel 2021 sono state circa cinquemila le inchieste aperte per abuso d’ufficio e solamente una ventina le condanne con qualche patteggiamento. Le restanti inchieste sono sfociate in archiviazioni o assoluzioni. E numeri simili sono presenti nel 2022. Questi numeri ci portano a dire che “ogni anno migliaia di cittadini venivano sottoposti a procedimenti penali che provocavano sofferenze morali, economiche e reputazionali e che finivano per lo più in un nulla di fatto”. A parlare a Formiche.net è Bartolomeo Romano, ordinario di diritto penale dell’università di Palermo e consigliere giuridico del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Professore, partiamo dalla prospettiva dei sindaci in particolare. Cosa rappresenta questa abolizione per loro?

Il superamento di un reato che troppo spesso – come i numeri indicano – ha portato all’apertura di indagini che non hanno dato alcun esito se non quello di distruggere famiglie, reputazioni, carriere politiche e danneggiare economicamente molti degli amministratori coinvolti. Peraltro, sottraendo i primi cittadini al vero giudice che vigila sul loro operato: il corpo elettorale.

Cosa intende dire?

L’azione amministrativa dei sindaci – esclusi i casi nei quali compiano reati veramente gravi e sussistenti – deve essere valutata dal popolo che li elegge, non dalla magistratura. Spesso, invece, è capitato che proprio in nome dell’abuso d’ufficio i sindaci fossero costretti a dimettersi o a non ricandidarsi. Salvo poi essere assolti anni dopo. Questa circostanza è inaccettabile perché genera un vulnus nelle regole democratiche.

Senza abuso d’ufficio si crea un vuoto legislativo, come alcuni vanno dicendo?

Assolutamente no. Nel nostro codice penale sono tantissimi gli articoli che disciplinano i reati contro la pubblica amministrazione. Dalla corruzione alla concussione, al rifiuto di atti di ufficio. E, tra l’altro, questo governo con il decreto del luglio 2024 ha introdotto una nuova fattispecie – indebita destinazione di denaro o cose mobili (314bis) – che punisce chi illecitamente destina a usi diversi denaro o altra cosa mobile altrui dei quali abbia il possesso o comunque la disponibilità. Ma c’è un altro aspetto che pochi valutano ma che è molto importante.

A cosa si riferisce?

Per aprire un’indagine su un presunto abuso d’ufficio, bastava davvero un “venticello”. E la configurazione di questo reato era estremamente ampia. Per questo, si avviavano le indagini, si iniziavano i procedimenti che per la quasi totalità finivano nel vuoto. Ebbene, questo ha spesso distolto l’attenzione degli inquirenti da reati contro la pubblica amministrazione ben più rilevanti. Penso, ancora una volta, alla corruzione e alla concussione.

Cosa ha comportato, negli anni, la “paura della firma” da parte degli amministratori?

Un sostanziale immobilismo. La paura della firma bloccava non solo i sindaci, ma anche tutto l’apparato della pubblica amministrazione, a partire dalla filiera dirigenziale dalla quale dipendono tante decisioni. Per cui, molti preferivano non fare nulla, piuttosto che rischiare un’indagine. E questo ha portato, in molti casi, al blocco delle amministrazioni.

Alla luce di questi numeri che lei ha riportato e che evidenziano la sostanziale mancanza dell’effettività da cui la norma penale deve essere connotata, come si spiega la contrarietà di alcuni gruppi politici?

Penso che sia per lo più una questione legata alla fisiologica contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Tanto più perché ricordo che anche moltissimi sindaci del Pd avevano espresso il loro favore circa la necessità del superamento dell’abuso d’ufficio, come anche oggi Luciano Violante. Del resto, a proposito del ddl Nordio, ricordo che Italia Viva e Azione hanno votato a favore.

Superare l'abuso d'ufficio aiuta gli amministratori (anche del Pd). Parla Romano

Sono state circa cinquemila le indagini aperte, per abuso d’ufficio, nel 2021 e circa quattromila nel 2022. La quasi totalità di esse ha portato ad assoluzioni o archiviazioni. Però, molti amministratori sono stati rovinati sotto il profilo reputazionale, politico ed economico. Ecco perché (anche molti sindaci del Pd) hanno espresso più volte l’esigenza di superare il reato abrogato dal ddl Nordio. Conversazione con Bartolomeo Romano, ordinario di Diritto penale all’università di Palermo e consigliere giuridico del ministro Nordio

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