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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l’articolo di Gianfranco Morra apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

L’ebetino è diventato un abatino, giusto parlare con lui. Il 25 maggio non è passato invano e Grillo lo ha capito benissimo. Renzi non ha vinto, ha stravinto. E il movimento Cinque Stelle, dopo l’exploit quasi miracoloso del 2013, sta perdendo colpi. Non solo nell’elettorato, ma anche negli eletti, non pochi dei quali se ne sono andati o aspettano il momento adatto. Come dire: Beppe, il tuo autoritarismo e la tua intransigenza sono stati utili, ma ora possono diventare controproducenti. Datti una regolata.

IL POTERE CARISMATICO

Già, regolata. Proprio ciò che non può esistere nei movimenti collettivi al loro inizio. Max Weber lo ha mostrato alla perfezione. Allo «stato nascente» il potere carismatico coincide con una persona esemplare, unica, insostituibile. Che ha il «carisma», ossia un insieme di doti percepite come soprannaturali che lo pongono come profeta e guida, maestro e sacerdote. Il problema nasce quando il leader sparisce: dato che non può avere un successore, il potere passa ad una troika, in attesa di far emergere una nuova Guida. Il «movimento» deve divenire «istituzione»: conservare ma anche frenare il fanatismo, le certezze assolute, i proclami di guerra totale. Meno passionalità e più razionalità, più concretezza e meno proclami astratti. Lo fece Mussolini: dal movimento al regime; lo fece Stalin: dalla rivoluzione alla «conservazione della tradizione rivoluzionaria».

«Devi obbedire, perché il movimento trasforma la tua vita”» (potere carismatico); «Devi fare così, perché la nostra gente lo ha sempre fatto» (potere tradizionale); «Non puoi rifiutarti, perché il popolo mi ha voluto come capo» (potere democratico). Il carismatismo non è solo raro, ma anche breve. Si pensi alle religioni: nascono dal «sì, sì, no, no» del Fondatore, che predica distacco e salvezza escatologica; divengono istituzioni e anche stati («della Chiesa»). Come aveva detto Bergson, due sono le fonti della morale e della religione: all’inizio, entusiasmo appassionato, emozione, eroismo, amore; più tardi spirito organizzativo e burocratico, che produce e divinizza le istituzioni ecclesiastiche.

LA METAMORFOSI DI GRILLO

Si pensi (insieme col sociologo piacentino Francesco Alberoni) al rapporto di coppia: nasce dall’ «innamoramento», forma di entusiasmo erotico, che può durare solo attenuandosi, divenendo amore, cioè «matrimonio», più calmo e pacato, ma perciò più duraturo. Weber lo sapeva bene: quando, a 56 anni, morì, la mano destra gliela stringeva la moglie Marianna, fedele custode delle sue opere (l’istituzione), quella sinistra la irresistibile Elsa (il movimento).

Ecco allora la metamorfosi di Grillo: sprezzante e offensivo con Bersani e con Letta nel 2013, come con Renzi all’inizio dell’anno, ora è disponibile a dialogare col Pd. Non è solo l’acuta intuizione di un politico, si tratta prima ancora di una necessità imposta dalla logica degli eventi storici.

CARISMA E POLITICA

Il carismatico non può fare politica, che richiede mediazioni e convergenze, concessioni e compromessi. Grillo ha solo fatto antipolitica. Se volesse essere coerente, dovrebbe organizzare un colpo di stato, come fanno tutti i leader carismatici e come concludono molti movimenti populisti. Ma dato che Grillo è autoritario, ma non fascista, ora è costretto, dalla logica delle cose, a prendere una diversa via. Senza abbandonare l’ideologia del «tutto puzza» e del «solo noi siamo diversi», che detiene ancora un forte potere di persuasione sugli italiani inguaiati e inviperiti, deve cercare degli spazi per accordarsi con il partito della sinistra.

In primo luogo nel campo economico. Acutamente Weber scrive che economia razionale e carisma si escludono reciprocamente: San Francesco rifiuta beni e professione paterna e impone non solo ai suoi frati, ma anche ai conventi di non possedere. Toccherà ai suoi successori di trovare la mediazione: nessun possesso personale dei frati, ma liceità dei beni conventuali per sopravvivere e per aiutare i poveri. Questa mediazione, per far uscire l’Italia dalla crisi, la chiede anche l’elettorato grillino.

Così pure sulla legge elettorale: Grillo ha capito benissimo che il sogno di vincere da solo è sempre più lontano. Deve dunque impedire di essere tagliato fuori dal gioco di due leader, cosiddetti di sinistra e di destra. Per avere voti deve ancora mostrarsi nemico dei due, ma nel contempo deve tenere aperto un dialogo con quel leader, che il suo popolo rispetta più dell’altro (parte notevole dei 5 Stelle provengono dai movimenti contestativi del civile).

Grillo ha mediato: ha detto ai suoi di andare da Renzi, ma lui non ci va. Per essere ancora carismatico, deve mostrarsi contrappositivo e antipolitico, aggressivo e turpíloquo. Come ha fatto l’altro giorno a Strasburgo, invocando il sabotaggio europeo dell’Italia. Ma insieme sollecita i suoi a mercanteggiare. Non poteva fare diversamente, è passato dal «Vaffa» al «Vacci». Speriamo che faccia un altro sforzo: farci conoscere le sue proposte, senza pretendere che siano le uniche valide e perciò immodificabili. Il movimento è oltranzista, l’istituzione ragionevole.

Beppe Grillo visto da Max Weber

Grazie all'autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l'articolo di Gianfranco Morra apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi L'ebetino è diventato un abatino, giusto parlare con lui. Il 25 maggio non è passato invano e Grillo lo ha capito benissimo. Renzi non ha vinto, ha stravinto. E il movimento Cinque Stelle, dopo l'exploit quasi miracoloso del 2013,…

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