Perché gli Usa mandano due B-52 sopra Taiwan

Perché gli Usa mandano due B-52 sopra Taiwan
Aerei americani sorvolano lo Stretto di Taiwan dopo che la Cina ha spinto alcuni caccia e bombardieri oltre il confine dell'isola nell'ambito delle "esercitazioni di accerchiamento". Il caso del coronavirus alza la tensione tra Pechino e Taipei

Da qualche giorno le tensioni tra Cina e Taiwan sono diventate notizia. Sia perché c’è stata una serie di esercitazioni provocatorie con cui i cinesi hanno anche sconfinato i cieli dell’isola che considerano una provincia ribelle; sia perché nell’emergenza del coronavirus si è visto con quale ipocrisia la Comunità internazionale affronti la situazione. Taiwan è uno stato riconosciuto formalmente solo da pochi Paesi (tra questi il Vaticano), ma viene de facto approcciato come un’entità indipendente da tutti: però, davanti alla pandemia Covid-19, Pechino ha mosso i suoi prolungamenti all’interno delle organizzazioni internazionali – su tutte quella della Sanità – e ha fatto in modo di tagliare fuori il Paese dalla distribuzione diretta delle informazioni. Tutto passa tramite il governo, ossia il Partito, cinese, e Taipei ha da subito lamentato difficoltà nel gestire la crisi – perché i dati che gli arrivavano sono filtrati, schermati, alterati. In tale questione politica interna, che nel caso dell’epidemia ha trovato un terreno di scontro, c’è finita di mezzo anche l’Icao (l’agenzia dell’Onu per l’aviazione civile, diretta da un cinese), che nelle decisioni sui voli di linea ha considerato Taiwan alla stregua di tutte le altre province cinesi e ha obliterato il concetto profondo da cui nasce la Repubblica di Cina.

Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti sono entrati con forza nel dossier. Washington non riconosce formalmente l’indipendenza di Taiwan, ma (come anche l’Ue, che però è più flebile) ha rapporti economico-commerciali importanti con lo Stato insulare, di cui è di fatto il principale sostenitore internazionale. Ora più che mai: dall’inizio dell’amministrazione Trump ha usato la situazione taiwanese anche come vettore nel quadro del confronto con Pechino, e il Congresso (che sulla linea anti-cinese è completamente allineato con la Casa Bianca, ha preso una serie di decisioni bipartisan conseguenti).

La scorsa settimana gli americani hanno chiesto all’Oms di rivedere le posizioni riguardo Taiwan e avviare comunicazioni dirette. Martedì, dopo che gli F-16 che gli americani hanno fornito all’aviazione taiwanese avevano intercettato per due giorni di fila sconfinamenti aerei da parte di caccia e bombardieri cinesi, due B-52 decollati dalla Andersen Air Force Base di Guam hanno sorvolato lo stretto sul Mar Cinese Orientale che divide Taipei dal mainland. È stata la seconda volta in poche settimane che i B-52 hanno volato attraverso i cieli di stretta competenza taiwanese (gergo tecnico la Fir). Successivamente, qualche ora dopo, un C-130 per operazioni speciali è decollato da Okinawa e ha seguito con una rotta diversa un altro passaggio per lo Stretto.

Una dimostrazione di presenza che suona nettamente come un appoggio politico al governo della presidente Tsai Ing-wen, rieletta pochi mesi fa; considerata una indipendentista, e non ultimo la prima leader internazionale che Donald Trump ha chiamato al telefono appena vinte le presidenziali del 2016. La retorica cinese contro Taiwan è cresciuta moltissimo da quanto Tsai è salita al potere: mesi fa il segretario del Partito, il capo dello Stato Xi Jinping, arrivò ad ammettere che prima o poi Pechino avrebbe ripreso il controllo della provincia insulare anche con la forza. Tanto è importante la questione per il Dragone che vuole proiettarsi come potenza mondiale. Dal 2016, anno dell’elezioni di Tsai, sono iniziate quelle che la Cina chiama “island encirclement drills”, ossia esercitazioni per l’accerchiamento dell’isola, tutt’altro che un nome di facciata diciamo. Clarke Cooper, assistente del segretario di Stato americano per gli affari politico-militari, ha commentato con la CNBC che questo genere di comportamento “aggressivo” da parte dei cinesi è “inappropriato”, aggiungendo che non è solo una questione che riguarda le relazioni con Taiwan, ma “certamente riflette come la Cina potrebbe guardare l’intera regione in totale”. Ossia ha spiegato che gli americani sono lì per impedire che Pechino crei un’egemonia nel Pacifico. Concetto piuttosto accademico e molto chiaro.

(Foto: US Pacific Air Forces)

ultima modifica: 2020-02-13T11:00:39+00:00 da Emanuele Rossi

 

 

 

 

 

 

 

 

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