Conversazione con l’editorialista ed ex direttore del Sole 24 Ore Guido Gentili: “In questo momento bisognerebbe stringersi per reagire positivamente e invece nulla: l’ultimo Dpcm è stato contestato dagli stessi partiti di governo pochi minuti dopo la sua approvazione. Urge una riflessione seria”

“Tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, sono chiamati a una seria riflessione sul momento che stiamo vivendo: serve una soluzione politica che porti alla nascita di un nuovo governo, in grado di agire con autorevolezza e pienamente legittimato dalla popolazione”. L’editorialista del Sole 24 Ore Guido Gentili – che in passato ha diretto due volte il quotidiano degli industriali italiani – la mette giù dritta: a suo avviso – ha affermato in questa conversazione con Formiche.net – solo un esecutivo di unità nazionale, anzi, meglio, di salute pubblica, potrebbe consentire al nostro Paese di gestire in modo adeguato l’inasprirsi dell’emergenza e di programmare con il necessario consenso la ripartenza.

Direttore, lei ipotizza uno scenario radicale per rispondere alla crisi. Perché?

Il rapido deterioramento della situazione sanitaria, politica ed economica giustifica, secondo me, una soluzione di questo tipo. Siamo arrivati impreparati alla seconda ondata e abbiamo perso mesi preziosi con una politica contraddittoria: basta ricordare cos’è successo ad agosto e le autocelebrazioni sul modello Italia in realtà non esistente. Non abbiamo fatto nulla su alcuni dei temi principali che avevamo di fronte: tracciamenti, trasporti, sanità territoriale solo per citarne alcuni.

E poi a inizio ottobre i contagi sono tornati a impennarsi. Gli ultimi giorni le confermano che la soluzione è il governo di tutti?

In pochi giorni abbiamo approvato tre Dpcm in un clima di confusione via via crescente. E poi, diciamocelo, non c’è stata trasparenza su molte delle scelte assunte. L’impressione è che il governo rincorra una situazione sanitaria ormai fuori controllo e che abbia perso la fiducia dei cittadini. Viviamo alla alla giornata quando avremmo invece bisogno di unità, visione e programmazione. Sì, serve un governo di salute pubblica.

Il tema era già stato sollevato durante la prima ondata. Perché questa volta, a suo avviso, sarebbe diverso?

Nonostante i ritardi e le contraddizioni che caratterizzarono, specialmente all’inizio, quella fase, allora si registrò una reazione positiva sotto il profilo emotivo. I cittadini hanno condiviso la decisione del governo di disporre il lockdown, a differenza di quanto sta avvenendo ora. E poi, soprattutto, in occasione della prima ondata la maggioranza, salvo qualche piccolo distinguo, ha tenuto. I veri problemi sono arrivati dopo. Siamo arrivati impreparati, le promesse fatte non sono state mantenute e questi sono i guai che ci troviamo di fronte.

Intanto ieri il governo ha approvato il decreto sui cosiddetti ristori. Che tipo di passaggio rappresenta in questo contesto?

È stata messa sul piatto una cifra imponente, oltre 6 miliardi. Sarebbe stato meglio impiegarli, per tempo, per i trasporti, il sistema sanitario e il sistema di tracciamento. E in questo modo non avremmo avuto necessità di chiudere alcunché, si sarebbe potuto tenere aperte le attività, per non parlare dei nuovi contagiati e dei nuovi morti a motivo della seconda ondata. Dopo gli interventi a pioggia, ecco ora i ristori per contenere il montante disagio sociale e soddisfare le varie anime della maggioranza. Continuano a mancare una strategia e una visione di fondo su che cosa fare, manca insomma il governo della nave in piena tempesta.

Dunque, le divisioni nella maggioranza – esplose in particolare negli ultimi giorni – rafforzerebbero, secondo lei, l’idea del cambio a Palazzo Chigi?

Negli ultimi giorni, soprattutto dopo il Dpcm di domenica, la situazione è praticamente degenerata: il presidente del Consiglio è sempre più solo e isolato mentre i rapporti nella maggioranza si sono pesantemente deteriorati con scontri e polemiche continue. E all’orizzonte sappiamo che ci sono questioni rilevanti come il Mes ancora del tutto irrisolte. Non mi pare esattamente il contesto politico migliore per affrontare una crisi economica, sociale e sanitaria come questa.

E l’opposizione? Giancarlo Giorgetti ha paventato a Bruno Vespa un accordo per la rielezione al Quirinale di Sergio Mattarella e poi il ritorno al voto quando le condizioni lo consentiranno.

Entriamo in proposte molto acrobatiche e complesse sotto il profilo della possibilità di realizzazione. Giorgia Meloni ha detto che potrebbe aderire all’idea di un governo di salute pubblica a condizione che venga garantito il voto prima del semestre bianco. Sul tappeto ci sono tante ipotesi. Sicuramente il Capo dello Stato attraverso suoi canali avrà tutte le possibilità per verificare se esistano le condizioni per poter cominciare a percorrere una strada alternativa all’attuale.

Ma secondo lei l’opposizione alla fine sarebbe disponibile a una soluzione del genere dopo la forte contrapposizione degli ultimi mesi?

La soluzione concreta è da costruire. Certo, nessuna appare a portata di mano, considerata l’alta conflittualità politica a tutti i livelli. Il balletto sul coinvolgimento, solo formale, delle opposizioni alle misure adottate non ha aiutato.

Chi si oppone a questo scenario porta ad esempio quanto sta accadendo all’estero: situazione simile dal punto di vista sanitario ma nessuna ipotesi di cambio di governo. Perché da noi è diverso a suo avviso?

Per via delle condizioni politiche. Come abbiamo detto, sfilacciamento oggettivo della maggioranza e isolamento del premier. In questo momento bisognerebbe stringersi per reagire positivamente e invece nulla: l’ultimo Dpcm è stato contestato dagli stessi partiti di governo pochi minuti dopo la sua approvazione. Ci sono visioni diverse su troppi aspetti. E non credo possa essere tutto risolto con un rimpasto o una verifica di maniera. Mi sembra che la divaricazione sia ben più profonda: urge una riflessione seria.

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