I Marines in Arabia Saudita per consolidare la partnership e marcare una presenza strategica che, al di là del disimpegno da missioni di combattimento, resterà stabile a lungo. Occhio particolare al Mar Rosso

Non è una notizia earth-breaking, ma l’inizio dell’esercitazione “Native Fury 22” indica che l’Arabia Saudita intenda continuare la stretta cooperazione in ambito di difesa e sicurezza con gli Stati Uniti. E segna anche un perimetro di interessamento geopolitico che Washington ha all’interno del regno, con i Marines che sono arrivati ad al-Kharj, sede della Prince Sultan Base (al centro del Paese), e si sposteranno nel governatorato di Yanbu.

Nella città portuale sul Mar Rosso, gli Stati Uniti progettano di implementare la propria presenza secondo un piano di doppio valore: da un lato migliorare la linea logistica dei rifornimenti per i dispiegamenti mediorientali potenziando la porzione occidentale dell’Arabia Saudita, più protetta anche dagli eventuali attacchi iraniani; dall’altro marcare la propria presenza all’interno di un lineamento talassocratico in cui potenze rivali come Russia, Cina e Iran e altri attori competitivi stanno alzando l’attenzione.

Segnali di come, nonostante la contrazione strategica dalla regione indichi la necessità di un disingaggio dalle operazioni combat, una presenza permanente nell’area è fuori dalle discussioni almeno nel medio periodo. E questo è un fattore che – insieme alla ricomposizione delle relazioni seguita alla visita di Joe Biden – rassicura Riad.

“L’esercitazione mira a rafforzare la partnership tra le forze saudite e la loro controparte statunitense nella realizzazione di piani bilaterali”, ha scritto l’agenzia stampa saudita SPA. “L’esercitazione si concentrerà su tattiche combinate, interoperabilità e operazioni logistiche con le forze armate saudite”, ha aggiunto in un comunicato il Marine Corps Forces Central Command.

All’inizio di agosto, il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato di aver avviato anche la pianificazione dell’esercitazione “Eagle Resolve 23”, wargame di comando su scenari virtuali (CPX) a cui saranno collegate manovre sul campo (FTX) previste per maggio-giugno 2023 in Arabia Saudita.

L’obiettivo tattico-strategico è sviluppare e impiegare una Combined Joint Task Force per rispondere alle minacce regionali attuali ed emergenti in Medio Oriente.

A fine luglio, la Royal Saudi Navy ha assunto il comando di una task force mista che fa parte della più grande partnership navale internazionale del mondo, la CTF 150, una delle quattro che fanno parte delle Combined Maritime Forces, istituita nel 2002 per condurre operazioni di sicurezza marittima nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso nel Golfo dell’Oman, nel Mare Arabico, nell’Oceano Indiano.

Ossia, la CTF150 si muove anche nel perimetro occidentale del grande bacino dell’Indo Pacifico su cui proietta anche l’interesse marittimo geopolitico dell’Iran e che è tagliato dal lineamento che collega Israele-Emirati-India (ambiente di sviluppo del sistema I2U2 di cui i tre Paesi fanno parte con gli Usa).

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