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Arctic Sentry, al via la nuova operazione Nato nell’Alto Nord. Cosa implica

L’Alleanza Atlantica ha lanciato l’operazione Arctic Sentry per consolidare la propria presenza militare nell’Alto Nord. La missione, guidata dal Joint Force Command Norfolk, unificherà per la prima volta sotto un unico comando tutte le attività alleate nella regione. Danimarca e Regno Unito hanno annunciato contributi sostanziali, mentre l’Alleanza si affaccia a una nuova stagione di ripartizione delle responsabilità tra gli Alleati

L’Alleanza Atlantica ha dato il via ad Arctic Sentry, una nuova operazione destinata a rafforzare la postura della Nato nell’Artico e nell’Alto Nord. L’annuncio arriva dopo settimane di tensioni interne all’Alleanza innescate dalle dichiarazioni di Donald Trump sulla necessità di acquisire la Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale. La nuova missione, guidata dal Joint Force Command Norfolk, rappresenta la prima risposta organica della Nato alle minacce nella regione polare.

Il quadro strategico

Arctic Sentry si inserisce in un contesto di crescente competizione tra grandi potenze nell’Artico, dove lo scioglimento dei ghiacci dovuto al cambiamento climatico sta aprendo nuove rotte marittime e rendendo la regione più accessibile. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e il comandante supremo alleato in Europa (Saceur), il generale Alexus Grynkewich, hanno sottolineato le minacce in evoluzione rappresentate da Russia e Cina nell’area, sebbene la Danimarca abbia precisato che, a oggi, non vi sono navi cinesi nelle vicinanze della Groenlandia.

L’operazione segue l’accordo informale raggiunto a gennaio tra Trump e Rutte a Davos, dove i due leader hanno convenuto che l’Alleanza dovesse assumere collettivamente maggiori responsabilità per la difesa della regione artica. Un compromesso diplomatico che ha permesso di disinnescare una crisi potenzialmente esplosiva all’interno della Nato, dopo che Trump aveva intensificato le minacce di prendere il controllo del territorio danese, arrivando persino a ventilare sanzioni contro i Paesi europei contrari all’ipotesi.

L’architettura operativa

Arctic Sentry fungerà da cornice unificante per le diverse attività alleate nell’Alto Nord, integrando esercitazioni come l’Arctic Endurance della Danimarca e la Cold Response della Norvegia. Il modello operativo richiama quello di Baltic Sentry, l’analoga operazione nel Baltico avviata a seguito dei sabotaggi dei gasdotti Nord Stream, configurandosi come un’attività di vigilanza rafforzata posta sotto la diretta autorità del comandante supremo alleato in Europa. 

L’operazione sarà formalmente posta sotto l’autorità del Joint Force Command Norfolk, la cui area di responsabilità include dal dicembre scorso l’intera regione artica. Il coordinamento coinvolgerà il Comando Alleato per le Trasformazioni (Act), il Comando Nordamericano di Difesa Aerospaziale (Norad) e i comandi statunitensi Northern e European.

Il contributo degli Alleati

La Danimarca ha annunciato che contribuirà “sostanzialmente” all’operazione, sebbene il ministero della Difesa di Copenaghen abbia precisato che è ancora prematuro definire esattamente come si articolerà la missione. Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha accolto favorevolmente l’iniziativa, sottolineando come il Regno di Danimarca abbia a lungo spinto affinché la Nato giocasse un ruolo maggiore nell’Artico.

Il Regno Unito ha preannunciato un ruolo centrale nell’operazione, con piani per raddoppiare a duemila unità nell’arco di tre anni il contingente britannico dispiegato in Norvegia. Il ministro della Difesa britannico John Healey ha evidenziato come la Russia rappresenti la maggiore minaccia alla sicurezza artica e dell’Alto Nord dai tempi della Guerra Fredda, citando la riapertura di vecchie basi sovietiche da parte di Mosca nella regione. In questo quadro, altri 1500 Royal Marine saranno schierati in Norvegia a marzo per l’esercitazione Cold Response, che si svolgerà in Norvegia, Finlandia e Svezia. Inoltre, la Joint Expeditionary Force guidata dal Regno Unito condurrà a settembre l’esercitazione Lion Protector, con centinaia di militari dispiegati in Islanda, negli Stretti Danesi e in Norvegia per addestrare le capacità di protezione delle infrastrutture critiche e il comando e controllo congiunto.

La visione strategica

L’elemento di novità più significativo dell’Arctic Sentry risiede nell’approccio integrato che porta per la prima volta tutte le attività alleate nell’Artico sotto un unico comando operativo. Come ha spiegato Rutte in conferenza stampa a Bruxelles alla vigilia della riunione dei ministri della Difesa Nato, questo consentirà di identificare rapidamente eventuali lacune e di beneficiare delle più recenti acquisizioni tecnologiche dell’Act. Il segretario generale ha difeso le preoccupazioni di Trump sulla crescente presenza di Russia e Cina nell’Artico man mano che le rotte marittime si aprono, definendole legittime. Pur non potendo commentare tutte le informazioni di intelligence a disposizione dell’Alleanza, Rutte ha dichiarato di avere una chiara percezione del fatto che russi e cinesi stiano diventando sempre più attivi nella regione.

Tutto è bene quel che finisce bene (?)

Se da un lato il lancio di Arctic Sentry può essere letto come il compromesso più funzionale tra le più recenti posizioni statunitensi sulla Groenlandia e il mantenimento delle sovranità interne all’Alleanza, dall’altro non è ancora detto che la storia sia finita qui. L’operazione dovrebbe essere sufficiente a placare i timori di Washington circa una penetrazione incontrollata dei navigli russo e cinese nell’Artico, ma resta il nodo relativo allo sfruttamento del territorio groenlandese per il Golden Dome, il quale per ora rimane un progetto nazionale Usa, non pensato per essere integrato nella più ampia architettura alleata. Indubbiamente, questa operazione offrirà agli alleati europei della Nato un’occasione per dimostrare la loro maturità strategica nella regione. Tale dato, soprattutto se unito ai recenti passaggi di consegne di importanti comandi alleati in Europa, configura una fase di profonda trasformazione interna alla Nato, imperniata su una ripartizione più equa di obblighi e responsabilità operative tra i suoi membri. Che l’Artico sia il primo banco di prova per il pilastro europeo?


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