I parlamentari cileni chiedono un’indagine approfondita del progetto, sviluppato dall’impresa Inchcape Shipping Services (ISS), per le sue implicazioni geopolitiche e di sicurezza regionale. Il cavo collegherà Valparaiso con Hong Kong
Preoccupa sempre di più l’influenza cinese in America latina. Questa volta nel mirino c’è il progetto Chile-China Express (Cce) dell’impresa Inchcape Shipping Services (Iss). I parlamentari cileni hanno chiesto formalmente di aprire un’indagine sul progetto, che cerca di collegare con un cavo sottomarino di fibra ottica la città di Valparaiso con Hong Kong. Il progetto è iniziato lo scorso mese di luglio dalla multinazionale di gestione portuale e servizi marittimi.
Si spera che il Chile-China Express possa raggiungere una velocità di 16 terabyte per secondo e possa dare un salto qualitativo di maggior velocità e affidabilità con una riduzione di costi nella trasmissione di dati, trasformando il Cile in un hub digitale delle telecomunicazioni a livello mondiale. Questo, secondo i promotori del progetto. “Oggi gli unici cavi di fibra ottica sottomarina per collegarci al mondo dipendono dagli Stati Uniti”, ha sottolineato Victor Oelckers, direttore generale di Iss.
Tuttavia, c’è chi guarda con sospetto il Chile–China Express. A differenza di altre iniziative, come ad esempio il Cable Humboldt, sviluppato con Google per collegare Valparaiso con Sydney, passando per Tahiti, il progetto cinese manca di chiarezza. Non ci sono informazioni sui finanziamenti e sui termini contrattuali, secondo il sito Infobae. Il governo cileno non ha fatto alcun annuncio formale.
“Il problema è che il Chile–China Express non è un cavo qualsiasi – scrive il sito -, ma un progetto che colloca la Cina nella posizione di controllare nodi di trasmissione strategica. In parallelo, dal 2017, la Cina ha una legge di cybersecurity che costringe imprese e cittadini a cooperare con i servizi di intelligence e stabilisce requisiti di magazzino locale, verifica e trasferimento di dati per operatori di infrastrutture critiche”.
Ugualmente, la legge di intelligence cinese richiede la collaborazione attiva con qualsiasi imprese, dentro e fuori dal Paese, a favore delle attività di intelligence dello Stato. Questo significa che i dati che circoleranno nella infrastruttura gestita dall’impresa cinese possono essere a disposizione del governo di Pechino senza che gli utenti e gli Stati coinvolti possano farci nulla.
Per questo motivo un gruppo di parlamentari di opposizione cileni hanno definito il progetto come “scomodo” e hanno chiesto al presidente eletto José Antonio Kast di “correggere” con urgenza i termini.
Il senatore Alejandro Kusanovic, rappresentante della regione Magallanes, ha avvertito sui rischi. Sebbene il Paese sudamericano sia aperto al commercio e alla cooperazione con la Cina, il rapporto deve essere di reciproca trasparenza e rispetto delle norme e istituzioni. “Quello che inizia male finisce male – ha spiegato a Infobae -. Se la Cina o qualsiasi altra potenza desidera investire in Cile, le porte sono aperte, ma sotto regole chiare e con assoluto rispetto della nostra sovranità, alleanze storiche e istituzionalità democratica”.
Il caso del Chile-China Express riguarda però non solo il Cile. Anche Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay, Perù ed Ecuador potrebbero essere coinvolti dal traffico di dati del cavo e vedere minacciata la propria sicurezza.
















