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Forse c’è ancora spazio per il dialogo Iran-Usa

I colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti a Ginevra registrano progressi limitati ma concreti, con l’individuazione di principi guida per un possibile accordo sul nucleare. Il dialogo prosegue mentre Washington rafforza la presenza militare nella regione, mantenendo una strategia di pressione parallela alla diplomazia

Entrambe le parti mantengono posizioni che richiederanno tempo per essere avvicinate, ma ora esiste una base di principi guida su cui proseguire: è questo il messaggio che il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, affida ai resoconti diffusi dopo il vertice di Ginevra con le controparti statunitensi.

Dal lato statunitense, fonti dell’amministrazione hanno definito l’esito dei colloqui “in linea con le aspettative”, evitando letture eccessivamente ottimistiche, ma senza segnalare battute d’arresto.

Il dialogo esiste, i binari sono stati tracciati, e però il lavoro resta complesso – mentre sullo sfondo continua la pressione militare americana e la super‑portaerei USS Gerald R. Ford si prepara a entrare nel Mediterraneo, diretta verso l’area di responsabilità operativa che comprende anche l’Iran.

“I negoziati indiretti odierni tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America a Ginevra si sono conclusi con buoni progressi nell’individuazione di obiettivi comuni e delle questioni tecniche rilevanti”, conferma Badr Albusaidi, ministro degli Esteri dell’Oman che svolge il ruolo di mediatore tecnico nei colloqui. “Lo spirito dei nostri incontri è stato costruttivo. Insieme abbiamo compiuto seri sforzi per definire una serie di principi guida per un accordo finale”, aggiunge. Nel confronto, il contributo del direttore generale dell’Iaea, Rafael Grossi, è stato molto apprezzato.

Fonti diplomatiche informate sul colloquio spiegano che sono stati “in effetti compiuti progressi significativi e che ora esiste un percorso più chiaro”. Diverse proposte sono state presentate e discusse approfonditamente, “ma ciò non significa che un’intesa sia imminente”. Ciò che emerge è un processo negoziale apparentemente entrato in una fase più strutturata.

I due Paesi avrebbero concordato di lavorare su bozze preliminari di un possibile accordo, scambiando testi e valutazioni tecniche prima di fissare la data di un terzo round negoziale. In definitiva, la diplomazia continua a muoversi parallelamente al rafforzamento della presenza militare americana nella regione, segnale che Washington intende mantenere aperte tutte le opzioni mentre il dialogo prosegue.


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