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Modi a Tel Aviv. Così l’India rilancia la cooperazione bilaterale con Israele

Pochi leader del Sud Globale hanno scelto di recarsi a Tel Aviv negli ultimi tempi, e nessuno tra i Brics. Il viaggio di Modi segnala un pragmatismo diplomatico: l’India tende a separare i dossier e a muoversi dentro uno scenario globale in trasformazione

A nove anni dalla sua prima visita, Narendra Modi torna in Israele per una missione che prevede la firma di nuovi accordi e un rilancio della cooperazione bilaterale. La visita avviene mentre Israele attraversa una fase di isolamento diplomatico. In questo contesto, la presenza del premier indiano assume un rilievo particolare: pochi leader del Sud Globale hanno scelto di recarsi a Tel Aviv negli ultimi tempi, e nessuno tra i Brics. Il viaggio di Modi segnala un pragmatismo diplomatico: l’India tende a separare i dossier e a muoversi per interessi, dentro uno scenario globale in trasformazione.

Israele e India: una partnership strategica

La relazione tra India e Israele è cresciuta progressivamente da quando Narendra Modi, nel 2017, fu il primo ministro indiano a visitare Tel Aviv, segnando una svolta nel livello di cooperazione bilaterale.

Oggi l’ambasciatore israeliano in India, Reuven Azar, definisce il legame come una partnership strategica speciale, sottolineando come difesa e sicurezza restino il perno della relazione. Negli ultimi anni l’India è stata tra i principali acquirenti di sistemi militari israeliani, in particolare nei settori dei droni, dei sistemi radar e della difesa missilistica.

Nel novembre 2025 i due Paesi avevano già firmato un memorandum d’intesa volto a rafforzare ricerca congiunta, co-sviluppo e produzione industriale nel campo della difesa. La nuova intesa tra Sibat, la direzione israeliana per la cooperazione internazionale nel settore della difesa, e la Society of Indian Defence Manufacturers si inserisce in questo stesso percorso, consolidandone la dimensione industriale e tecnologica. L’accordo prevede seminari congiunti, programmi industriali condivisi e un accesso ampliato a tecnologie avanzate, tra cui il sistema laser anti-aereo Iron Beam. La collaborazione contribuisce a istituzionalizzare la cooperazione all’interno del nuovo quadro della Defence Acquisition Procedure 2026 indiana, rafforzando l’obiettivo di maggiore produzione domestica e trasferimento tecnologico.

Accanto alla difesa, si consolida anche la cooperazione economica. I due Paesi hanno firmato accordi bilaterali nei settori della gestione dell’acqua, dello sviluppo agricolo e della ricerca tecnologica industriale, e nel 2025 hanno avviato negoziati per un accordo di libero scambio che potrebbe ampliare ulteriormente il volume degli scambi.

Altri settori di cooperazione riguardano infrastrutture e investimenti: la discussione include progetti che intrecciano la relazione bilaterale con iniziative più ampie come il “India–Middle East–Europe Economic Corridor” (Imec), un corridoio economico che mira a connettere l’India ai mercati europei passando per Israele.

La cooperazione sul terrorismo

Uno dei terreni di convergenza più solidi tra India e Israele è la lotta al terrorismo, un tema che si inscrive tanto nelle priorità di Nuova Delhi quanto in quelle di Tel Aviv. Per l’India, la questione del terrorismo è strettamente connessa alla competizione con il Pakistan e alla contesa sul Kashmir, dove gruppi come Lashkar-e-Taiba e altre organizzazioni continuano a rappresentare una minaccia alla stabilità interna e regionale.

Questa cooperazione sull’antiterrorismo è coerente con la narrativa interna del governo di Modi che può presentare la partnership con Israele come parte di una strategia per rafforzare la sicurezza nazionale. La centralità del tema emerge anche sul piano bilaterale: negli incontri tra i ministri degli Esteri nel 2025, le due parti hanno ribadito un impegno condiviso per una “tolleranza zero” verso ogni forma di terrorismo, sottolineando la necessità di rafforzare il coordinamento su intelligence e sicurezza.

Il nodo palestinese e la postura del Sud Globale

La visita di Modi in Israele si inserisce in un quadro delicato se si considera la tradizionale posizione indiana a favore della causa palestinese. Storicamente legata al Movimento dei Non Allineati e alla solidarietà postcoloniale, l’India ha riconosciuto lo Stato di Palestina già nel 1988 e continua a sostenere formalmente la soluzione dei due Stati, mantenendo canali diplomatici attivi con Ramallah.

Negli ultimi anni, tuttavia, il lessico della politica estera indiana è cambiato. Nuova Delhi non parla più di non allineamento, ma di autonomia strategica. Come osservano analisti dell’Observer Research Foundation, questo approccio si traduce in una diplomazia “multi-allineata”, capace di coltivare simultaneamente relazioni con Israele, con le monarchie arabe del Golfo e con l’Autorità Nazionale Palestinese, cercando di non farsi intrappolare nelle dinamiche conflittuali regionali. In questa prospettiva, la visita di Modi non implica un abbandono della tradizionale attenzione al mondo palestinese o al Sud Globale, ma riflette una strategia più ampia di espansione del raggio diplomatico indiano in Medio Oriente.

La dimensione europea e l’interesse italiano.

La visita di Modi può assumere rilievo anche in una prospettiva europea. I flussi commerciali tra India ed Europa attraversano per ragioni geografiche il Medio Oriente, e Israele si colloca lungo questa direttrice come punto di connessione tra subcontinente indiano e Mediterraneo.

Per un paese come l’Italia, che guarda al mediterraneo come spazio economico strategico, la stabilità e l’integrazione di quell’area, vista anche in prospettiva dell’iniziativa del corridoio Imec incide direttamente sulle prospettive di interscambio con Nuova Delhi.

In questo senso, la visita si può anche inserire in una dinamica più ampia che riguarda i collegamenti economici tra India, Medio Oriente ed Europa.

 


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