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Iran, il dispiegamento militare americano è il più consistente dalla Guerra del Golfo. Cosa significa

Mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran proseguono sotto stretta riservatezza, Washington sta rafforzando la sua presenza militare in Medio Oriente come non accadeva dai tempi della Guerra del Golfo. Gruppi portaerei, cacciatorpediniere, caccia di quinta generazione e assetti di guerra elettronica disegnano un dispositivo che mira chiaramente a colpire le difese aeree di Teheran, laddove la Casa Bianca decidesse di procedere con l’uso della forza

Mentre a Ginevra i negoziati tra Iran e Stati Uniti proseguono nella più stretta riservatezza, Washington stringe la morsa su Teheran. Il build-up militare americano nella regione mediorientale ha raggiunto livelli paragonabili solo a quelli del 1991, subito prima della Guerra del Golfo. Oltre ad assetti offensivi, gli ultimi giorni hanno registrato un afflusso inusuale di aerei da rifornimento verso le basi in Europa e Medio Oriente, mentre la portaerei Ford, scortata da cinque cacciatorpediniere, si appresta a passare lo stretto di Gibilterra. Intanto, nel mondo islamico ci si appresta a dare inizio al mese sacro del Ramadan.

Il dispositivo militare Usa in mare…

Il dispiegamento americano nell’area che abbraccia il mar Arabico, il Golfo Persico e il mar Rosso settentrionale si presenta come tra i più consistenti e articolati degli ultimi decenni. Sul piano navale, il gruppo da battaglia della portaerei di classe Nimitz USS Abraham Lincoln è già operativo nel quadrante, scortato da quattro o cinque cacciatorpediniere missilistici classe Arleigh Burke e da almeno un’unità di supporto logistico. Nel frattempo, si attende l’arrivo di un secondo gruppo portaerei guidato dalla USS Gerald Ford, appena riassegnata dal teatro caraibico e anch’essa accompagnata da un contingente di cinque cacciatorpediniere e dalle relative unità ausiliarie. A questi si aggiungono ulteriori cacciatorpediniere già precedentemente operativi nel Golfo e nel mar Rosso, impiegati nelle attività di difesa antimissile e sorveglianza marittima. I dati Osint registrano inoltre un incremento del traffico sottomarino, sebbene la natura delle unità coinvolte non sia, per ovvie ragioni, verificabile con certezza. La componente aerea imbarcata dei due gruppi navali comprende F/A-18E/F Super Hornet, EA-18G Growler per la guerra elettronica, F-35C, E-2D Hawkeye per il comando e controllo avanzato ed elicotteri MH-60.

…e in cielo

In cielo, i numeri non sono meno impressionanti. Spiccano in particolare i trasferimenti dei caccia di quinta generazione F-22 Raptor sulle basi in Europa e in Medio Oriente – le stime Osint parlano di sei-dodici velivoli al momento –, affiancati da un numero a doppia cifra di F-35A e F-35C su piste terrestri e ponti di volo, oltre a svariati F-16 Falcon. La componente Isr e di comando e controllo conta invece sull’U-2 Dragon Lady per la raccolta di immagini e segnali elettronici, sull’E-3 Sentry Awacs, su missioni RC-135 per l’intelligence elettronica e sul P-8A Poseidon per il pattugliamento marittimo. Questo senza contare gli assetti satellitari in orbita. A sostenere l’impianto logistico vi sono aerocisterne KC-135 e KC-46, tracciate lungo le rotte transatlantiche e sui corridoi Europa-Medio Oriente nelle ultime due settimane, nonché un flusso costante di C-17 Globemaster III e C-5M Galaxy diretti verso gli hub logistici regionali. A terra, infine, le immagini satellitari registrano un’attività ben al di sopra della media nelle basi in Qatar, Kuwait e Giordania, dove i sistemi Patriot e le infrastrutture di difesa aerea sono stati sensibilmente rinforzati nelle ultime settimane.

Una leva che può trasformarsi in martello

Fonti anonime citate da Reuters affermano che il Pentagono si starebbe preparando all’eventualità di una campagna aerea prolungata nel caso in cui i negoziati in Svizzera dovessero fallire. Se da un lato il prosieguo dei colloqui a Ginevra depone a favore di una preferenza statunitense per il negoziato, una simile concentrazione quantitativa e qualitativa di assetti bellici non può essere semplicemente derubricata a mera dimostrazione muscolare. Oltre ai costi immani di un simile dispiegamento, è la natura degli assetti schierati a far riflettere. 

Gli U-2, noti ai più per le loro capacità di spionaggio e ricognizione strategica, possono anche fungere da ponte per le comunicazioni tra F-22 e F-35. Il loro impiego suggerisce inoltre l’esigenza di una mappatura continua dell’ambiente operativo iraniano, con particolare attenzione per i sistemi di difesa aerea e gli assetti radar. A loro volta, gli assetti di guerra elettronica possono disturbare le comunicazioni e confondere i sensori a terra. Questi elementi, uniti alla potenza di fuoco per attacchi in profondità garantita dalla presenza dei numerosi cacciatorpedinieri missilistici nell’area, raccontano uno schieramento che punta inequivocabilmente a bersagliare massicciamente le difese aeree di Teheran. E ne ha ben donde. L’iran non è il Venezuela e, per quasi mezzo secolo, la Repubblica Islamica ha costruito le proprie Forze armate con l’obiettivo di difendersi dagli attacchi aerei israelo-americani e di essere in grado di rispondere mediante un impiego massiccio della sua forza missilistica nella regione. Insomma, stanti le analogie con la preparazione militare pre-Venezuela, un’eventuale risoluzione all’uso della forza da parte degli Stati Uniti contro l’Iran potrebbe configurarsi in modo molto diverso rispetto all’operazione Absolute Resolve. Al momento, questo dispiegamento in massa rimane una leva per i negoziati a Ginevra, ma si parla di una leva che potrebbe essere molto rapidamente trasformata in un martello. E domani inizia il Ramadan.


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