Un partenariato sull’AI per sviluppare infrastrutture e applicazioni in Africa, collegando Piano Mattei, competenze digitali indiane e hub innovativo keniota. L’iniziativa segna il passaggio dagli aiuti alla co-progettazione tecnologica, mentre potenze medie cercano di incidere sulla governance globale dell’intelligenza artificiale
Italia, India e Kenya hanno concordato un partenariato trilaterale per sviluppare infrastrutture e applicazioni di intelligenza artificiale in Africa, segnalando l’ambizione di Roma di posizionarsi come ponte tecnologico tra Europa, Indo-Pacifico e il continente al centro del suo Piano Mattei.
L’accordo, firmato a Nuova Delhi a margine dell’AI Impact Summit, riunisce il ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso, quello indiano dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione e il keniota dell’Informazione, Comunicazioni ed Economia Digitale. L’intesa mira a superare la fase dei progetti pilota per arrivare a una diffusione su larga scala di sistemi di IA in settori come agricoltura, sanità, istruzione e servizi pubblici, con un primo gruppo di casi d’uso ad alto impatto previsto dal 2026.
Perché conta (per i tre attori)
Per l’Italia, l’iniziativa collega due pilastri della sua strategia esterna: il rafforzamento dei rapporti con l’India – oggi considerata a Roma un partner cruciale per tecnologia e catene di approvvigionamento – e l’ancoraggio della cooperazione con l’Africa a partnership industriali non basate sugli aiuti. Funzionari descrivono l’intesa come un’estensione operativa del Piano d’Azione Strategico Italia-India 2025-2029, un banco di prova per la cooperazione in contesti geostrategici terzi dove gli interessi convergono e una dimostrazione concreta del passaggio del Piano Mattei dalla dimensione politica a quella esecutiva.
Il ruolo dell’India è altrettanto strategico. Negli ultimi dieci anni Nuova Delhi ha costruito infrastrutture digitali pubbliche su larga scala, dai sistemi di identità digitale alle piattaforme di pagamento, e punta sempre più a esportare questo modello di governance nel Sud globale. Lavorando con il Kenya – uno degli ecosistemi tecnologici più dinamici dell’Africa – e con la base industriale italiana, i decisori indiani vedono l’opportunità di definire standard di “AI sovrana” che privilegino controllo locale dei dati, accesso multilingue e soluzioni a basso costo per contesti con connettività limitata, in linea con il principio guida del summit, “Sarvajana Hitaya, Sarvajana Sukhaya” (per il benessere e la felicità di tutti).
Il Kenya, da parte sua, si propone come hub operativo per la diffusione dell’AI nel continente, piuttosto che semplice destinatario di tecnologie importate. Nairobi ha ospitato all’inizio del mese un AI Forum dedicato che ha riunito decisori politici, imprese e organizzazioni multilaterali per affrontare vincoli concreti come accesso al calcolo, mobilità dei talenti e finanziamenti. L’incontro ha evidenziato un cambio di tono tra i governi africani: dalla preoccupazione di restare indietro nella corsa all’IA alla volontà di co-progettare infrastrutture e modelli di governance.
AI “a misura di contesto”
L’accordo trilaterale farà leva sull’AI Hub for Sustainable Development, iniziativa sostenuta dal G7 e realizzata con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, per coordinare progetti e finanziamenti, lavorando con partner operativi tra cui la EkStep Foundation indiana e la sua iniziativa People+AI, oltre alla Direzione per l’Economia Digitale e le Tecnologie Emergenti del Governo del Kenya.
Il ministro Urso ha affermato che l’intesa “consoliderà la collaborazione tra Italia, India e Kenya per sviluppare l’intelligenza artificiale nel continente africano, in linea con gli obiettivi del nostro Piano Mattei”, sottolineando che l’India – “grande partner dell’Italia e interlocutore cruciale per le nostre imprese nell’IA e nell’innovazione” – avrà un ruolo centrale nel trasformare la cooperazione in progetti concreti per lo sviluppo sostenibile in Africa.
Particolare attenzione sarà dedicata a sistemi vocali nelle lingue africane, riconoscendo che frammentazione linguistica e connettività limitata restano ostacoli fondamentali all’adozione digitale.
Diplomatici coinvolti nei negoziati sostengono che il partenariato rappresenti un modello diverso di cooperazione tecnologica. Invece di data center iperscalari progettati per economie avanzate, l’accento è su infrastrutture modulari allineate alla disponibilità energetica locale e alla domanda reale – un approccio spesso definito “IA a misura di contesto”. Il modello risponde anche all’interesse africano a mantenere il controllo sui dati evitando dipendenze da pochi fornitori stranieri.
Il messaggio politico
La comunicazione politica è stata insolitamente coordinata. Nelle ultime settimane, funzionari italiani, kenioti e delle Nazioni Unite – tra cui l’ambasciatore italiano in Kenya Vincenzo Del Monaco, l’inviato tecnologico keniota Philip Thigo e Keyzom Ngodup Massally dell’AI Hub dell’Undp – hanno pubblicato editoriali congiunti sottolineando il passaggio dagli aiuti tradizionali alla co-creazione di capacità economiche, presentando l’intelligenza artificiale come una nuova infrastruttura strategica paragonabile a energia o trasporti. In un editoriale pubblicato il 16 febbraio su Citizen Digital, hanno sostenuto che l’Africa debba affrontare l’IA non come destinataria di soluzioni importate ma come co-creatrice di capacità, segnando il passaggio dal dialogo all’azione dopo il Nairobi AI Forum.
Per i decisori italiani, l’aspetto simbolico conta quanto quello tecnologico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha cercato di ridefinire il ruolo dell’Italia come porta europea verso l’Africa, capace di mobilitare istituzioni pubbliche e industria privata. Collegando il Piano Mattei alla proiezione tecnologica dell’India, l’obiettivo è dimostrare che potenze di media dimensione possono ancora incidere sulla governance globale del digitale se agiscono in modo coordinato.
In sintesi
La capacità dell’iniziativa di produrre risultati su larga scala dipenderà da finanziamenti ed esecuzione – sfide ricorrenti nei progetti tecnologici orientati allo sviluppo. Il segnale politico, tuttavia, è chiaro. Mentre la competizione tra Stati Uniti e Cina sugli standard dell’IA si intensifica, una coalizione di attori europei, indo-pacifici e africani tenta di definire una terza via fondata sulla partnership piuttosto che sulla dipendenza.
Se avrà successo, l’asse Italia-India-Kenya potrebbe offrire un modello per la diffusione delle tecnologie emergenti nel Sud globale: non soluzioni importate, ma sistemi progettati congiuntamente e adattati ai contesti locali. In un mondo sempre più plasmato dall’intelligenza artificiale, potrebbe rivelarsi un fattore decisivo quanto gli algoritmi stessi.
















