Accordo di libero scambio Ue-India, rafforzamento delle relazioni economiche con gli Stati Uniti e cooperazione sui minerali critici emergono come tre pilastri della strategia internazionale di Nuova Delhi in una fase di crescente frammentazione globale. In questo quadro, l’ambasciatrice Rao indica l’Italia come partner complementare di lungo periodo nei settori industriali, tecnologici e infrastrutturali, nel segno dell’autonomia strategica indiana e della diversificazione delle partnership
L’ambasciatrice indiana in Italia, Vani Rao, in una conversazione con Formiche.net, sottolinea come l’accordo di libero scambio tra India e Unione europea, il rafforzamento dei rapporti con gli Stati Uniti e la cooperazione sui minerali critici siano elementi di una strategia più ampia di lungo periodo. In questo quadro, l’Italia emerge come partner industriale e tecnologico complementare, mentre New Delhi ribadisce il proprio impegno per l’autonomia strategica e la diversificazione delle partnership. Centrale anche la costruzione di catene di approvvigionamento resilienti in settori chiave per la sicurezza economica.
L’accordo di libero scambio tra Unione europea e India sta entrando in una fase decisiva ed è sempre più considerato non solo come un’intesa commerciale, ma come un pilastro strategico della più ampia partnership Ue-India. Dal punto di vista indiano, dove si colloca l’Italia in questo quadro?
L’accordo di libero scambio India-Ue non serve solo ad aumentare le esportazioni: è una cornice attraverso la quale l’India e i 27 Stati membri dell’Ue stanno costruendo una collaborazione economica di lungo periodo. Il quadro sulla mobilità India-Ue e il partenariato su difesa e sicurezza, conclusi insieme al Free Trade Agreement (Fta), aggiungono profondità e diversità a questa collaborazione. È anche un riconoscimento delle credenziali democratiche dell’India, della nostra crescita economica costante, della nostra posizione come quarta economia mondiale e delle nostre aspirazioni a diventare un’economia sviluppata entro il 2047.
La grande popolazione indiana di 1,4 miliardi di persone e la crescita dei consumi attraggono molte aziende straniere. Dopo la conclusione dell’Fta, gli operatori economici italiani hanno accolto con favore l’eliminazione e la riduzione graduale dei dazi su specifici prodotti, che renderanno le esportazioni italiane più competitive. L’Italia, una delle nazioni più industrializzate, possiede capacità riconosciute nell’ingegneria, nel design, nei macchinari industriali, nell’agroalimentare e in altri settori. Questi punti di forza sono complementari all’agenda di sviluppo dell’India, al nostro settore manifatturiero in crescita, alla forza lavoro qualificata e al talento nelle discipline Stem.
Un buon esempio è la recente partnership tra Leonardo S.p.A. e Adani Defence and Aerospace per la produzione di elicotteri, la loro indigenizzazione e la creazione in India di un centro di manutenzione, riparazione e revisione (mro).
Quali sono le aree che possono far emergere l’Italia come partner di lungo periodo piuttosto che come esportatore tradizionale?
Vorrei evidenziare quattro aree per gli operatori economici italiani. Primo: esiste un vantaggio nel co-produrre e localizzare in India i prodotti italiani, rendendoli più accessibili alla nostra classe media in crescita di oltre 400 milioni di persone e ai giovani aspiranti. Il governo federale e gli Stati offrono numerosi incentivi per l’avvio di impianti produttivi, soprattutto orientati all’export.
Secondo: considerati i massicci investimenti dell’India nella modernizzazione e costruzione di infrastrutture, connettività, sanità e altri settori chiave, le imprese italiane possono collaborare con aziende indiane per partecipare a progetti e gare.
Terzo: è possibile creare centri di ricerca e sviluppo in India, utilizzando il nostro talento ingegneristico e tecnologico anglofono, sostenuto da un solido regime di proprietà intellettuale.
Quarto: la mobilità di professionisti, ricercatori e innovatori. Esistono complementarità tra la domanda di forza lavoro qualificata in Italia e il nostro giovane talento. Tirocini e opportunità di lavoro dopo gli studi per studenti indiani iscritti alle università italiane possono avvantaggiare le imprese italiane.
Parallelamente al percorso con l’Ue, l’India ha recentemente raggiunto un accordo commerciale con gli Stati Uniti, segnalando un rinnovato slancio nelle relazioni economiche India-Usa. Come interpreta Nuova Delhi questa fase di maggiore coinvolgimento con Washington, in particolare alla luce della più ampia frammentazione globale, e come bilancia l’India legami economici più profondi con gli Stati Uniti preservando al tempo stesso l’autonomia strategica e partnership diversificate con l’Europa?
Proprio come l’Italia, l’India attribuisce grande valore alla sua partnership strategica con gli Stati Uniti, che è multidimensionale e coinvolge molti attori da entrambe le parti.
Abbiamo mantenuto un dialogo regolare ad alto livello e a livello ministeriale con l’amministrazione Trump, e un accordo commerciale è stato uno dei risultati principali per entrambe le parti. È significativo perché gli Stati Uniti sono il nostro principale partner commerciale, con un interscambio bilaterale vicino ai 200 miliardi di dollari. Gli investimenti stanno crescendo in entrambe le direzioni.
Legami commerciali più profondi con Stati Uniti e Unione europea non sono obiettivi esclusivi. Come l’UE, l’India sta diversificando il commercio e costruendo catene di approvvigionamento resilienti. Per mitigare le incertezze nel contesto geopolitico, negli ultimi due anni l’India ha concluso numerosi accordi commerciali con Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Oman, Nuova Zelanda e Paesi della European Free Trade Association (Efta).
In quanto quarta economia mondiale, la nostra presenza commerciale globale è naturalmente in espansione e attraiamo investimenti da molti Paesi. Abbiamo bisogno di accesso a tecnologie critiche, per le quali sia gli Stati Uniti sia l’UE sono partner fondamentali.
L’autonomia strategica nella politica estera guida l’India nella ricerca di partnership basate sui nostri interessi nazionali politici, economici e di sicurezza.
I minerali critici sono diventati un elemento centrale della sicurezza economica e strategica globale. In questo contesto, il ministro degli Esteri indiano e quello italiano erano entrambi a Washington nei giorni scorsi per partecipare al Critical Minerals Summit, sottolineando una crescente convergenza tra partner su questo tema. Come vede l’India il proprio ruolo nel rimodellare le catene di approvvigionamento dei minerali critici — in particolare per ridurre l’eccessiva concentrazione e rafforzare la resilienza — e quale tipo di cooperazione immagina con Paesi come l’Italia, l’Unione europea e gli Stati Uniti in questo ambito?
Per lo sviluppo economico di lungo periodo e la sicurezza nazionale dell’India, i minerali critici sono essenziali per la produzione interna e l’autosufficienza nelle tecnologie per l’energia pulita, nell’elettronica avanzata, nei veicoli elettrici, nelle telecomunicazioni e nella difesa. Per la transizione energetica e altri obiettivi, abbiamo bisogno di catene di approvvigionamento sicure, in particolare per litio, cobalto, nichel e terre rare.
Nel gennaio 2025 abbiamo annunciato una Missione nazionale sui minerali critici per il periodo 2024-2031, come piano strategico per estrazione, sicurezza energetica, investimenti, innovazione e indipendenza tecnologica. Stiamo incoraggiando la produzione interna di minerali critici e terre rare, sviluppando corridoi delle terre rare e promuovendo pratiche commerciali responsabili.
Abbiamo accordi bilaterali con Australia, Emirati Arabi Uniti, Argentina, Cile e altri Paesi per esplorazione e acquisizione. L’India partecipa a piattaforme come il Consiglio commercio e tecnologia India-Ue, la Mineral Security Partnership, il Quad e l’Indo-Pacific Economic Framework, dove i minerali critici sono un’area prioritaria.
Il nostro ministro degli Esteri ha partecipato al recente vertice ministeriale sui minerali critici a Washington, dove l’India ha sostenuto una cooperazione internazionale strutturata per ridurre i rischi nelle catene globali, oggi molto concentrate. È necessario lavorare insieme per garantire un accesso sicuro, diversificato e resiliente ai minerali critici.
















