Il Gcap torna al centro del dibattito politico e industriale dopo le recenti dichiarazioni di Guido Crosetto, che ha rilanciato il tema della condivisione tecnologica tra alleati. Dalla critica alle difficoltà del Fcas alle parole rivolte al Regno Unito, il ministro ribadisce la linea italiana a favore di una cooperazione più aperta e paritaria. Sullo sfondo emerge una tensione strutturale tra tutela degli interessi nazionali e necessità di integrazione industriale nei grandi programmi di difesa
Ancora una volta il Gcap si conferma un osservato speciale nel panorama della difesa europea e internazionale, non solo per la sua ambizione tecnologica ma per le implicazioni politiche che ne accompagnano lo sviluppo. Le recenti parole del ministro della Difesa Guido Crosetto rappresentano l’ennesimo segnale di come il programma sia diventato un terreno sensibile, in cui cooperazione industriale, interessi nazionali e fiducia tra alleati si intrecciano in modo sempre più evidente.
La linea già tracciata in passato
Già nel mese di dicembre Crosetto aveva delineato con chiarezza questa impostazione. In un suo intervento in Commissione Difesa aveva descritto le difficoltà che stanno rallentando il Fcas franco-tedesco, indicando nel Gcap un modello alternativo più flessibile e potenzialmente più attrattivo. In quel contesto aveva richiamato la possibilità di un coinvolgimento tedesco e l’interesse manifestato da Paesi extraeuropei, collegando l’eventuale allargamento del progetto alla necessità di una governance industriale equilibrata e a una condivisione concreta delle capacità tecnologiche. Il senso politico di quelle dichiarazioni era legato all’idea che senza un reale spirito di apertura la cooperazione rischi di restare incompleta.
Il messaggio a Londra
Questa impostazione è riemersa in forma più diretta con le dichiarazioni rilasciate a Defense News, nelle quali Crosetto ha espresso critiche nei confronti del Regno Unito per un approccio giudicato troppo prudente nella condivisione di alcune tecnologie chiave del Gcap. Il ministro ha sostenuto che una cooperazione parziale finisce per indebolire il programma nel suo complesso, aggiungendo di aver sollecitato Leonardo a farsi promotore di una maggiore apertura, condividendo per primo le proprie competenze come buona norma industriale e politica, nella convinzione che questo possa favorire una dinamica più collaborativa tra i partner. Crosetto ha definito questa riluttanza “una follia” che rischia di avvantaggiare avversari globali quali Russia e Cina, ribadendo che l’Italia e il Giappone hanno già compiuto passi avanti importanti nella condivisione tecnologica e che dovrebbero essere considerati segnali politici per incentivare un comportamento analogo da parte del partner britannico.
Il nodo della cooperazione
Le affermazioni del ministro riportano in primo piano una tensione strutturale che attraversa quasi sempre i grandi programmi di difesa multilaterali. La tutela degli asset tecnologici nazionali si confronta e si scontra con l’esigenza di integrare competenze e capacità su scala internazionale. In questo senso il Gcap diventa anche un indicatore della capacità delle alleanze occidentali di rendere credibile, sul piano industriale, la cooperazione politica dichiarata.
















