Leader della sinistra sociale della Democrazia Cristiana e qualificato uomo di governo, parliamo di uno statista che si è ritagliato un ruolo decisivo nella politica italiana per oltre 30 anni. Nella Dc innanzitutto, all’interno del cattolicesimo sociale, nel centro sinistra dell’epoca e, soprattutto, nel contributo che seppe dare alla cultura riformista e democratica del nostro Paese. Il ricordo di Giorgio Merlo
Ci sono delle lezioni, degli insegnamenti e dei magisteri che non tramontano. Senza sacrificarli o beatificarli, semplicemente conservano una bruciante attualità e modernità nella loro essenza di fondo. Tra questi non possiamo non citare il magistero politico, culturale e sociale di Carlo Donat-Cattin, scomparso 35 anni fa.
Leader della sinistra sociale della Democrazia Cristiana e qualificato uomo di governo, parliamo di uno statista che si è ritagliato un ruolo decisivo nella politica italiana per oltre 30 anni. Nella Dc innanzitutto, all’interno del cattolicesimo sociale, nel centro sinistra dell’epoca e, soprattutto, nel contributo che seppe dare alla cultura riformista e democratica del nostro Paese. Un uomo che, attraverso il suo concreto esempio e comportamento politico, ha saputo “allevare” generazioni – tra cui chi scrive – all’impegno politico e culturale diretto nella società.
Generazioni di cattolici che provenivano dall’associazionismo di base culturale e sociale, di matrice cattolico popolare, che sono approdati alla politica non in modo casuale ed estemporaneo, ma con una precisa preparazione culturale ed ideale e con un profilo politico altrettanto chiaro e definito. Era la grande comunità della sinistra sociale di ispirazione cristiana – la storica corrente di Forze Nuove – che, partendo proprio da Torino e dal Piemonte, ha saputo con uomini come Donat-Cattin e Bodrato e con molti altri esponenti e leader provenienti da tutto il Paese, come ad esempio Franco Marini, diventare un luogo politico decisivo per la Dc e per l’intera politica italiana in quella lunga stagione della Prima Repubblica. Un uomo, quindi, che ha sempre giocato un ruolo politico da protagonista, al di là delle vicissitudini umane che ha dovuto faticosamente attraversare. Ma un uomo che, comunque sia, ha lasciato una pesante e ricca eredità politica, culturale e sociale e anche e soprattutto di governo. Cioè sul come si gestisce, si affronta e si governa un ministero.
Dall’industria al lavoro e previdenza sociale alla Sanità, Donat-Cattin ha sempre saputo imprimere una spiccata e ben visibile direzione politica alla sua azione di governo senza mai rinunciare alla sua cultura politica di fondo. E la storica riforma dello “Statuto dei lavoratori” del maggio 1970 lo ha confermato in modo persin plateale. Tutto ciò non gli risparmiò di essere uno dei leader e statisti Dc più violentemente contestato dalla sinistra comunista dell’epoca. Forse con Cossiga è stato il leader democristiano più vilipeso, più ferocemente attaccato ed insultato da parte del vecchio Pci. Malgrado ciò, Donat-Cattin con la sua coerenza politica di fondo e il suo carattere indomito e coraggioso ha saputo fronteggiare da un lato la pesante e massiccia offensiva comunista e, dall’altro, l’ostracismo della classe imprenditoriale. E questo perché la specificità della sinistra sociale di ispirazione cristiana è sempre stata quella di restare fedele alle ragioni del cattolicesimo sociale e popolare senza mai rinunciare a rappresentare nelle dinamiche politiche i ceti popolari e del mondo del lavoro all’interno della Democrazia Cristiana. Un terreno, questo, che vedeva la diretta concorrenza proprio dei comunisti. Soprattutto nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro.
E non è un caso che fu proprio Aldo Moro a richiamare più volte il ruolo decisivo di Donat-Cattin e della sua corrente di Forze Nuove affinché “la Democrazia Cristiana continui a conservare la sua natura popolare e sociale”. Ecco perché, seppure in una stagione politica profondamente diversa rispetto a quella vissuta da Carlo Donat-Cattin, è indubbio che oggi i valori, i principi, la cultura e la concreta prassi politica interpretati e declinati dallo statista piemontese nel “suo tempo”, continuano ad essere fortemente attuali e moderni anche nella società contemporanea.
E proprio la riproposizione, seppur con una veste aggiornata e rivista, di una sinistra sociale di ispirazione cristiana continua ad essere una delle sfide decisive per i cattolici italiani che non accettano di continuare a giocare un ruolo puramente ornamentale e del tutto ininfluente nella cittadella politica contemporanea.
















