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Convivenza democratica e stabilità delle relazioni. Ecco la diplomazia delle parole

Interrogare il rapporto tra lingua, società e responsabilità civile. Nel linguaggio una comunità riconosce se stessa, trasmette memoria e definisce il proprio orizzonte pubblico. Quando il linguaggio pubblico si impoverisce o si radicalizza, anche la capacità di costruire prospettive comuni si indebolisce. Michele Gerace racconta “Il sentimento del futuro”, il podcast della Scuola sulla Complessità realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Associazione culturale “cento giovani”

Dalle guerre in corso alle tensioni commerciali globali, fino alla crescente polarizzazione tra blocchi geopolitici, la politica internazionale degli ultimi anni sembra attraversata da una dinamica sempre più evidente: l’inasprimento del linguaggio pubblico.

Nella diplomazia contemporanea le parole non sono più soltanto strumenti di mediazione. Sempre più spesso diventano segnali di posizionamento strategico, strumenti di pressione o elementi di competizione politica. Il linguaggio della politica estera tende così a oscillare tra comunicazione e confronto polemico, con effetti che non restano confinati alla dimensione retorica.

Quando il linguaggio si radicalizza, anche lo spazio della negoziazione si restringe. La comunicazione politica smette di essere uno strumento di composizione dei conflitti e rischia di diventare un fattore ulteriore di tensione. Il tema non riguarda soltanto la diplomazia. Tocca il rapporto più profondo tra linguaggio e immaginazione politica. Il modo in cui una società parla del futuro incide sul modo in cui prova a costruirlo. Visioni, aspettative e paure collettive prendono forma nelle parole con cui vengono espresse. Il futuro non è soltanto ciò che accadrà. È anche il risultato delle relazioni, delle idee e delle responsabilità che gli esseri umani sono capaci di condividere. Per questo non è mai un’esperienza solitaria: è sempre, in qualche misura, una costruzione collettiva.

Anche da questa consapevolezza nasce “Il sentimento del futuro”, un podcast della Scuola sulla Complessità realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Associazione culturale “cento giovani”, grazie alla collaborazione, unica più che straordinaria, con l’Accademia della Crusca.

Il progetto propone cinque conversazioni dedicate ad altrettante parole della vita civile: giovani, sentimento, futuro, umano e cittadinanza, con cinque membri del Consiglio direttivo dell’Accademia: Paolo D’Achille, Rita Librandi, Federigo Bambi, Rosario Coluccia e Annalisa Nesi. L’idea di fondo è semplice: interrogare il rapporto tra lingua, società e responsabilità civile. Nel linguaggio una comunità riconosce se stessa, trasmette memoria e definisce il proprio orizzonte pubblico. Quando il linguaggio pubblico si impoverisce o si radicalizza, anche la capacità di costruire prospettive comuni si indebolisce. Quando invece resta capace di articolare differenze e dialogo, la politica ritrova uno dei suoi strumenti più importanti. Non si tratta soltanto di una questione culturale. Riguarda direttamente la qualità della convivenza democratica e la stabilità delle relazioni internazionali. Ostinarsi a riflettere sul peso delle parole non è un esercizio teorico. È un modo concreto per interrogarsi sul tipo di futuro che le nostre società sono ancora capaci di immaginare e costruire insieme.


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