La politica, guida del partito Kuomintang, ha accettato l’invito del presidente cinese e si prepara per un tour programmato dal 7 al 12 aprile. Uno spiraglio di tregua per le tensioni tra Pechino e Taipei, che però potrebbe pesare sul risultato elettorale di novembre
Cheng Li-wun, nuova leader del partito Kuomintang, principale personalità di opposizione di Taiwan, ha accettato “con molto piacere” l’invito rivolto dal presidente Xi Jinping per visitare la Cina. Il viaggio della delegazione dello storico partito nazionalista è programmato dal 7 al 12 aprile e riapre la questione della difficile relazione tra i due Paesi.
Questa è la prima visita di un rappresentante di questo partito dal 2016. A ricevere Cheng ci sarà Song Tao, uomo di fiducia di Xi Jinping per i temi che riguardano l’isola di Taiwan. Non è stato ancora confermato se Cheng incontrerà il presidente cinese né quali città della Cina visiterà.
La leader del Kuomintang “spera che entrambe le parti uniscano sforzi per promuovere lo sviluppo pacifico dei rapporti tra le due sponde dello stretto, promuovere scambi e cooperazione e lavorare per la pace nello stretto di Taiwan, così come per un maggior benessere delle popolazioni di entrambi i lati dello stretto”, si legge in un comunicato del partito diffuso anche dall’agenzia cinese Xinhua. Per la formazione politica guidata da Cheng, è necessario riprendere gli scambi e le relazioni con la Cina, ma in caso di minaccia non esclude l’uso della forza per difendere l’autonomia.
Tuttavia, su questo tema, la scorsa settimana la politica ha dichiarato che la spesa militare non basterebbe da sola per raggiungere la pace con la Cina: “Devono esserci sforzi politici. Gli sforzi politici sono la chiave”.
Nata a Kouhu Township nel 1969, Cheng Li-wun pronunciava discorsi appassionati quando era studente. In questi comizi istava a rompere i legami con la Cina e dichiarare l’indipendenza. Parlava contro il Partito Nazionalista, che aveva governato Taiwan per decade. Ora è leader di quello stesso partito e tende una mano ai cinesi.
Secondo il quotidiano The New York Times, i punti di vista di Cheng “provocano inquietudine anche a Washington, uno dei principali difensori di Taiwan, specialmente quando i legislatori taiwanesi si preparano per dibattere la proposta del presidente Lai Ching-te di aumentare la spesa militare in 40 miliardi di dollari per i prossimi otto anni”.
Il piano, destinato in gran parte per l’acquisto di armi agli Stati Uniti, sarà una delle grandi prove politiche di Cheng. Lei non ha detto apertamente che si oppone all’aumento ma ha chiesto se veramente i conti di Taiwan possono permetterselo.
Anni fa, la leader aveva innescato le polemiche quando in un’intervista all’emittente tedesco Deutsche Welle ha dichiarato che il presidente Vladimir Putin aveva vinto il mandato in un processo elettorale democratico, nonostante le denunce e prove di irregolarità nel voto.
Questa posizione, per alcuni critici, era stata influenzata dalla visione di Pechino, che considera la Russia una “vittima” delle aggressioni di Occidente. C’è anche chi considera Cheng molto ingenua sulle intenzioni della Cina su Taiwan.
Jason Hsu, ricercatore dell’Hudson Institute, ed ex parlamentare del Partito Nazionalista a Taiwan, crede che “è una leader atipica, che cerca di superare la stagnazione del partito”. Al NYT ha detto che “è ideologicamente coerente, retoricamente acuta, ma potrebbe essere politicamente rischiosa per Taiwan, che deve affrontare un Pechino sempre più coercitivo”.
















