A Roma il 10 marzo al Centro Studi Americani il sottosegretario Alfredo Mantovano, spiega il referendum sulla giustizia in un confronto trasversale con il direttore de Il Riformista Claudio Velardi, per chiarire meccanismi, sorteggio e merito della riforma, smontando fake news e polemiche politiche. A organizzare, la parlamentare Ylenja Lucaselli che a Formiche.net anticipa il senso dell’appuntamento
“Il referendum sulla giustizia non è questione di partito, ma di regole, merito e indipendenza”, racconta su Formiche.net la parlamentare di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli.
Il dibattito sulla giustizia italiana il 10 marzo entrerà al Centro Studi Americani per spiegare i contenuti di una riforma tecnica che ha acceso polemiche. Per l’occasione, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ex magistrato, sarà intervistato dal direttore de Il Riformista, Claudio Velardi. Con loro, oltre a Lucaselli, anche la senatrice Ester Mieli.
Perché questo evento e perché Mantovano?
Vogliamo mostrare che il referendum non è una bandiera politica, ma una riforma tecnica. Avere un ex magistrato come Mantovano sul palco, intervistato da un giornalista non certo di destra, serve a spiegare meccanismi e obiettivi concreti, senza propaganda. È un’occasione per parlare di giustizia in maniera trasversale, chiara e rigorosa.
Qual è il messaggio principale che volete far arrivare agli elettori?
Non c’è alcun rischio di “pm sotto l’esecutivo”, come alcuni hanno insinuato. Con la separazione delle carriere e il sorteggio per Csm e Alta Corte disciplinare si garantisce autonomia alla magistratura, si riducono le influenze delle correnti interne e il merito diventa il criterio principale. È una riforma che tutela la libertà e la dignità dei magistrati, non appartenenze politiche.
Come funzionerà concretamente il sorteggio e quale impatto avrà sulla magistratura?
Si individueranno, in particolare nella fase di stesura dei decreti attuativi, criteri oggettivi per selezionare i magistrati destinati a ruoli chiave. Non ci saranno più “carriere assicurate” per chi appartiene a una corrente. La politica resterà fuori dalle logiche interne e sarà la professionalità a determinare le nomine, garantendo imparzialità e indipendenza.
Alcuni critici sostengono che la riforma metta la magistratura sotto il governo. Come rispondere?
È una narrazione falsa. La riforma nasce da principi tecnici, condivisi anche da chi non è di destra. Non è politica, ma funzionale: separazione delle carriere, sorteggio e tutela del merito servono a restituire libertà e dignità ai magistrati, garantendo che le correnti non penalizzino chi lavora con competenza e dedizione. La politica, grazie a questa riforma, avrà meno influenza sulla magistratura.
Quali sono gli effetti della riforma sulla separazione delle carriere e sulla meritocrazia?
Si arriva a compimento del disegno immaginato da Giuliano Vassalli: la separazione tra magistrati requirenti e magistrati giudicanti. Questo impedirà logiche di carriera basate su appartenenze e correnti, valorizzando chi lavora per competenza. È una riforma tecnica che premia il merito, non le iscrizioni a correnti interne.
L’evento del 10 si propone in qualche modo di fare da antidoto alla polarizzazione del dibattito?
Questo è l’obiettivo. Parlare di giustizia smettendo di trasformarla in uno scontro pro o contro il governo. Spiegare il testo, i meccanismi e gli obiettivi della riforma consente di rispondere alle fake news e mostrare che si tratta di un tema tecnico, trasversale e necessario per il futuro della magistratura e dello Stato.
Una certa parte della sinistra sostiene che limare le correnti riduca la trasparenza e la pluralità nella magistratura. Cosa rispondete?
Al contrario: eliminare le correnti all’interno dei Csm non riduce pluralità, ma tutela indipendenza e imparzialità. Le correnti non sono garanzia di pluralismo, spesso condizionano le carriere. La riforma restituisce libertà e dignità ai magistrati, senza impedire la discussione interna, ma separando la politica dalle carriere.
















