Secondo fonti dell’intelligence britannica citate da The i Paper, Teheran starebbe utilizzando bot su Telegram per arruolare criminali e civili europei in operazioni di sorveglianza e potenziali attacchi, replicando modelli già sperimentati dall’intelligence russa
L’Iran starebbe reclutando una rete di “spie freelance” in Europa attraverso canali Telegram che offrono compensi in denaro per missioni di sorveglianza e altre attività operative. Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano britannico The i Paper cita fonti dell’intelligence del Regno Unito impegnate nel monitoraggio delle attività iraniane nel continente, secondo le quali Teheran starebbe sperimentando un modello di spionaggio decentralizzato, simile a una “gig economy clandestina”, nel quale individui spesso senza legami diretti con i servizi iraniani vengono ingaggiati per compiti specifici.
Le operazioni includerebbero attività relativamente semplici, come fotografare infrastrutture sensibili, fino a missioni più aggressive che potrebbero comprendere atti di sabotaggio o attacchi mirati.
L’arruolamento avverrebbe tramite bot automatizzati su Telegram, che invitano gli utenti a collaborare con l’intelligence iraniana in quello che viene descritto come un ambiente sicuro e testato. I messaggi di reclutamento, secondo quanto riportato dall’inchiesta, affermano che le agenzie di intelligence iraniane cercano collaboratori “da tutto il mondo” e invitano gli utenti a non lasciare “inutilizzati i propri talenti nascosti”.
Criminalità e intermediari locali
Fonti del controterrorismo britannico sostengono che il sistema si basa spesso su intermediari locali, che accettano incarichi e poi subappaltano il lavoro a criminali di basso livello o individui vulnerabili.
Il fenomeno coinvolgerebbe una platea eterogenea, composta da individui disoccupati, soggetti attratti da guadagni rapidi o criminali già attivi nei circuiti illegali online. In alcuni casi, la persona che riceve l’incarico non sarebbe nemmeno consapevole del collegamento iraniano.
Un modello già utilizzato dalla Russia
Tecniche simili sono state attribuite anche all’intelligence russa. Con un caso emerso nel Regno Unito riguardante un trafficante di droga coinvolto nelle reti “county lines”, Dylan Earl, che, secondo quanto emerso durante un processo all’Old Bailey, sarebbe stato radicalizzato da propaganda filorussa su Telegram e successivamente coinvolto in un attacco incendiario contro un complesso industriale nell’est di Londra nel 2024. Il risultato dell’azione fu la distruzione di circa 100mila sterline di aiuti umanitari destinati all’Ucraina.
Secondo diversi osservatori, la crescente cooperazione tra Mosca e Teheran, soprattutto sul piano militare e tecnologico, potrebbe aver favorito anche uno scambio di metodologie operative nel campo dell’intelligence.
Propaganda e guerra dell’informazione
Parallelamente alle attività di reclutamento, i canali online collegati all’Iran avrebbero intensificato anche la diffusione di propaganda. Alcuni messaggi pubblicati sui canali Telegram analizzati dall’inchiesta mostrano video e immagini satellitari che pretenderebbero di documentare attacchi contro obiettivi occidentali, inclusa una base Raf a Cipro.
Secondo fonti del controterrorismo britannico citate da The i Paper, queste comunicazioni avrebbero l’obiettivo di amplificare la percezione della capacità operativa iraniana e generare incertezza tra i Paesi occidentali.
Il risultato, per le agenzie di sicurezza europee, è la nascita di un ecosistema di spionaggio più fluido e difficilmente tracciabile, simile a un’economia clandestina basata sul sabotaggio commissionato.
















