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A Washington manca la carta bollata, ma Roma usi i suoi costosi aerei. Parla Luttwak

Tra sarcasmo e critica frontale, Edward Luttwak, esperto di politica internazionale e consulente strategico del governo degli Stati Uniti d’America, liquida il caso Sigonella come un eccesso di formalismo

Caustiche, dirette, e provocatorie. Non stupisce usare questi aggettivi per definire le risposte date da Edward Luttwak, esperto di politica internazionale e consulente strategico del Governo degli Stati Uniti d’America, alle domande rivoltegli da Formiche.net sulle recenti notizie relative alla mancata autorizzazione per dei bombardieri Usa diretti in Iran ad usufruire delle infrastrutture della base siciliana di Sigonella.

Come vede la decisione delle autorità italiane di non concedere il permesso a dei velivoli americani di usare la base di Sigonella, perché non era stata fatta richiesta come previsto dai trattati?

Giusto, perché non seguire le procedure burocratiche? Adesso io dirò al Pentagono di comprare la carta e usare una penna, non una biro, e fare la domanda su carta bollata. Esiste ancora in Italia la carta bollata?

Confermo che esiste.

Bene, allora dirò al Pentagono di prendersi della carta bollata, e di mandare un messaggio con almeno un mese di anticipo. Ah, e anche di scrivere a mano, con una buona mano. E di fare tutte le richieste così. Ma intanto chiederò al Pentagono di girare tutti gli obiettivi alla forza aerea italiana, dato che ha disperato bisogno di un po’ di pratica, visto che l’Italia spende miliardi per i suoi aeroplani, che non hanno bombardato quando dovevano.

A quando sta pensando?

Ad esempio allo Yemen, quando gli Houti bloccavano il traffico ai porti italiani. Quindi, mentre gli americani imparano a fare la domanda su carta bollata, redatta con una bella mano e con una bella penna, con caratteri ben formati, intanto possono passare gli obiettivi all’Aeronautica militare italiana per fare pratica, perché altrimenti fanno solo buchi in aria con questi aeroplani. Che sono molto costosi. Chissà, magari rinunceranno a spendere tutti questi soldi e si compreranno dei modellini di aereo, che per queste cose vanno bene uguale.

E come vede quindi la faccenda?

Questi sono tutti atteggiamenti simbolici. Come se gli americani stessero attaccando San Marino. Gli iraniani stanno scaraventando missili in ogni direzione, stanno attaccando Paesi che non hanno mai alzato un dito contro di loro, come il Kuwait. O il Qatar, che addirittura li sostiene. Ma l‘Italia vuole mettere i bastoni fra le ruote perché non c’è una certa domanda su carta bollata. Quindi le pretese del vostro presidente del Consiglio, che è andata sei volte al Vaticano di Palm Beach per prostrarsi e dimostrare la sua infinita lealtà e appoggio, si risolve nel solo nulla di fatto. Lei ha screditato un’altra volta la Repubblica italiana, perché ha fatto promesse precise di cooperare di più dei suoi predecessori, ma in realtà coopera meno. Riguardo a questo caso preciso, mentre gli americani imparano a fare le domande su carta bollata, la forza italiana ha disperato bisogno di un po’ di pratica. Ma capisco che sia difficile.

Perché?
È molto difficile avere piloti addestrati da superiori che non hanno mai volato in guerra. Le cose diventano molto formalistiche. E quindi potranno svolgere loro le missioni, perché no?

Quindi crede che questo episodio avrà delle ricadute concrete? 

No, semplicemente vuole riconfermare il fatto che agli italiani non piace la guerra. E questo non è un peccato morale. Però se io pagassi le tasse in Italia, non pagherei un centesimo a queste Forze Armate che non sono mai utilizzate.


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