Dalla manipolazione informativa alla propaganda culturale, le minacce ibride stanno diventando uno strumento centrale della competizione geopolitica. Il report dell’Ecfr presentato alla Camera analizza le vulnerabilità europee e il ruolo dell’Italia. Il commento di Federica Onori, promotrice dell’iniziativa, a Formiche.net
Una domanda scontata (ma forse neanche troppo) da porsi in questo particolare momento storico riguarda il grado dell’effettiva consapevolezza dei rischi che le cosiddette minacce ibride rappresentano rispetto alla sicurezza nazionale del nostro Paese, oltre che delle modalità con cui queste minacce assumono forma concreta. Una domanda che bisogna porsi non solo in funzione di una carenza di contezza nostrana, ma anche del crescente rilievo che le minacce non convenzionali stanno assumendo nelle dinamiche che coinvolgono sia attori statali che attori non-statali.
Sul lato accademico e della ricerca, le attenzioni verso queste tematiche non mancano. Ne è una prova il report recentemente pubblicato dall’European Council on Foreign Relations (Ecfr) con il titolo “Narrative warfare e guerra ibrida nel disordine globale. Quale impatto nelle aree di interesse strategico per l’Italia”, realizzato con il contributo di altri importanti think thank italiani come l’Istituto Affari Internazionali (Iai), l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), il Centro Studi di Politica Internazionale (Cespi) e l’Aspen Institute Italia, fornisce una dettagliata fotografia del panorama delle minacce ibride che toccano l’Europa nel suo complesso, con un ovvio focus su quelle più rilevanti per il sistema-Italia. Teresa Coratella, una delle due firme del report, ha accettato di condurre una riflessione assieme a Formiche.net su quali siano le principali conclusioni da tratte dal lavoro di ricerca sottostante al documento in questione.
La pubblicazione del report è stata accompagnata anche da un momento di confronto istituzionale. Lo studio è stato infatti presentato martedì 3 marzo presso la sala stampa della Camera dei Deputati nel corso di un evento che ha riunito ricercatori, analisti ed esponenti delle istituzioni con l’obiettivo di favorire un dialogo più stretto tra mondo accademico e policy-making. L’iniziativa, promossa dalla deputata di “Azione” Federica Onori, ha offerto l’occasione per discutere come le analisi prodotte dalla comunità della ricerca possano contribuire a ridurre il divario tra elaborazione teorica e definizione delle politiche pubbliche, in un ambito in cui la rapidità dell’evoluzione strategica richiede strumenti interpretativi sempre più sofisticati.
“Abbiamo deciso di organizzare la presentazione di questo paper perché il tema della guerra ibrida sta diventando sempre più centrale, così come il suo impatto sulla vita quotidiana di tutti noi”, commenta Onori parlando con Formiche.net, sottolineando come il nostro Paese sia divenuto “terreno fertile per campagne che finiscono per funzionare come veri e propri megafoni del Cremlino”, con una sponsorizzazione finanziaria che è spesso riconducibile agli stessi attori. “Riguarda la cultura di massa, come i talk show televisivi, ma anche eventi ospitati in spazi pubblici e nelle scuole. Più in generale, coinvolge l’intero ambito culturale, dove l’arte viene talvolta utilizzata come veicolo per narrazioni politiche distorte”, prosegue Onori, ricordando quanto accaduto lo scorso anno con il concerto, “poi fortunatamente annullato” del direttore d’orchestra russo e filo-Cremlino Valery Gergiev lo scorso anno, ricollegando l’evento a quanto sta accadendo in questi giorni nel dibattito sulla riapertura del padiglione russo alla prossima edizione della Biennale di Venezia. “Questa situazione evidenzia un basso livello di consapevolezza e, purtroppo, la grande facilità con cui l’Italia può essere influenzata”.
Come agire dunque su questo vulnus? “È fondamentale aumentare la consapevolezza, non solo tra i cittadini, ma anche tra i rappresentanti delle istituzioni, sui modi in cui queste minacce si manifestano e sul loro impatto sulla stabilità democratica”, prosegue la deputata. “Abbiamo inoltre constatato una forte richiesta di confronto su questi temi, come dimostra la vasta partecipazione alla presentazione: rappresentanti delle istituzioni, tra cui il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, numerosi esponenti del settore privato e del mondo accademico”.
Ma per affrontare efficacemente le minacce ibride, limitarsi a stimolare la cooperazione tra stakeholders solamente all’interno dei nostri confini rischierebbe di inficiare il risultato complessivo. “È essenziale un coordinamento rafforzato con altri paesi che devono affrontare le stesse sfide, come i nostri partner europei, in particolare i Paesi Baltici e quelli del fianco est. Manipolazioni informative, sabotaggi e pressioni economiche possono mettere a rischio la stabilità delle nostre democrazie se non vi è una risposta comune e consapevole”, chiosa Onori in chiusura.
















