Il 18 marzo di ogni anno si celebra la Giornata mondiale del riciclo istituita per promuovere l’importanza del riciclo e la consapevolezza di tutti sull’importanza di un uso più sostenibile delle risorse. “L’Italia è tra i Paesi più virtuosi: ogni gesto quotidiano contribuisce a trasformare i materiali in risorse e a proteggere l’ambiente”, afferma Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica
Il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti 2022-2028 intende “orientare le politiche pubbliche ed incentivare le iniziative private per lo sviluppo di un’economia sostenibile e circolare, a beneficio della società e della qualità dell’ambiente”. È uno dei pilastri attuativi della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e una delle riforme strutturali per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), prevista dalla Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”.
Il quadro normativo e di indirizzo europeo prevede target e obiettivi che costituiscono una sfida ad innovare il ciclo e il riciclo dei rifiuti e un impegno a livello nazionale e territoriale. Il Piano, oltre a ridurre il divario impiantistico tra le varie aree del Paese, intende garantire il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti e la riduzione dello smaltimento in discarica, attraverso una dotazione impiantistica nazionale secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto dei principi di autosufficienza e prossimità.
L’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani parla di circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti in Italia nel 2024, in aumento di oltre il 2% rispetto all’anno precedente, a fronte di un aumento del Pil dello 0,7%. In valore assoluto il Nord produce quasi 14,7 milioni di tonnellate, il Centro 6,3 milioni e il Sud 8,9 milioni. La produzione per abitante è di 508 chilogrammi, con il Centro che sfiora i 538 chili pro capite. Il 54% dei rifiuti prodotti viene avviato agli impianti di recupero di materia per il trattamento delle raccolte differenziate; il 24% agli impianti che recuperano la frazione organica (umido + verde); il 30% agli impianti di recupero delle altre frazioni merceologiche e il 18% viene incenerito. Soltanto il 15% finisce in discarica.
Il 18 marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale del Riciclo istituita per promuovere l’importanza del riciclo dei rifiuti e aumentare la consapevolezza di tutti sull’importanza di un uso più sostenibile delle risorse, la capacità di ridurre il loro impatto sull’ambiente e diminuire la dipendenza dalle materie prime vergini. Per garantire un riciclo efficace, è fondamentale effettuare una corretta raccolta differenziata di qualità. Nel 2024 la raccolta differenziata nel nostro Paese si è attestata intorno al 67,7%, oltre 20 milioni di tonnellate: quasi 11 milioni al Nord, 4 milioni al centro e 5,4 milioni al Sud.
Ma la raccolta differenziata, si sa, è solo un mezzo. L’obiettivo ultimo è il riciclo. E il riciclo dei rifiuti è d’importanza strategica per l’industria italiana, fortemente dipendente dall’importazione di materiali. Nel 2024 questa dipendenza è stata del 46,6%, più del doppio della media europea (22,4%). E un costo di oltre 500 miliardi di euro. Secondo il rapporto “Il riciclo in Italia 2025”, elaborato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, nel nostro Paese, su un totale di 160 milioni di tonnellate di rifiuti trattati (urbani e speciali), ne vengono avviati a riciclo ben 137 milioni di tonnellate, l’85,6% del totale, a fronte di una media europea del 41,2%.
Secondo gli ultimi dati di Ispra, la quantità dei rifiuti speciali avviati a recupero nel 2023 è stata di oltre il 74%, mentre per i rifiuti urbani è di appena il 51%, un valore ancora al di sotto degli obiettivi europei fissati al 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% al 2035. Un capitolo a parte riguarda gli imballaggi. Nel 2024 l’immesso al consumo è stato di circa 14 milioni di tonnellate e il riciclo dei rifiuti di imballaggio ha continuato a crescere attestandosi al 75% nel 2024 (11 milioni di tonnellate), superando ampiamente gli obiettivi europei del 65% fissati al 2025 e anche quello del 70% da raggiungere entro il 2030. Target raggiunti e superati da tutte le filiere del sistema Conai per tutte le tipologie di imballaggi: dall’acciaio all’alluminio, dalla carta al legno, dalla plastica al vetro.
L’incertezza geopolitica che stiamo vivendo potrebbe avere ripercussioni negative sull’intero settore. “Servono politiche industriali che promuovano l’uso di materiali riciclati – ha detto Ignazio Capuano, presidente del Conai -. Non possiamo più permetterci importazioni a basso costo nell’immediato e ambientalmente costose: minacciano il settore del riciclo, strategico per le manifatture europee. E occorre ridare fiducia alle imprese attraverso regole chiare. Riconoscere, anche economicamente, il valore ambientale del riciclo fatto sui nostri territori è essenziale per non esporre le aziende al rischio di speculazioni ambientali ed economiche”.
Particolare attenzione è dedicata all’andamento del riciclo degli imballaggi in plastica, che sta attraversando una fase di criticità per il rallentamento degli ultimi mesi, sottolinea una nota del Conai, “legato anche ai crescenti quantitativi di rifiuti di imballaggio selezionati ma non ritirati dal mercato”. E per l’aumento delle importazioni di manufatti da Paesi extra-europei che penalizza le nostre aziende. Anche perché, in questo momento, in Italia, i costi dell’energia sono i più alti in Europa. E l’industria del riciclo, si sa, è da sempre un settore energivoro.
“Oggi il materiale riciclato europeo fatica a trovare applicazione perché deve competere con prodotti importati che spesso costano meno – ha spiegato Simona Fontana, direttrice generale del Conai in una intervista al Corriere della Sera –. Servono politiche industriali che promuovano l’uso di materiali riciclati di prossimità che incidono anche sul valore economico e occupazionale per il territorio. Nel 2024, il nostro sistema ha attivato oltre 3,8 miliardi di euro di giro d’affari, contribuito per 2 miliardi al Pil e sostenuto quasi 25 mila posti di lavoro”.
In Italia interi settori industriali si reggono sul riciclo. Nel 2024 la produzione di acciaio nazionale deriva per l’89% dal riciclo del rottame ferroso, per quasi 20 milioni di tonnellate. Il 56% della materia prima impiegata nell’industria della carta è costituita da macero ricavato dal riciclo di carta e cartone, per 5,2 milioni di tonnellate. L’industria dei pannelli e dei mobili di legno si basa sul riciclo di oltre il 67% dei rifiuti in legno, pari a circa 2,3 milioni di tonnellate. Il tasso di riciclo delle bottiglie di vetro ha superato l’80% superando i 2 milioni di tonnellate.
“La Giornata Mondiale del Riciclo – ha dichiarato Vannia Gava, viceministro del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – è l’occasione per riconoscere l’impegno quotidiano di cittadini, imprese, amministrazioni e consorzi, che rendono possibile un’economia circolare concreta. Il ministero dell’Ambiente, insieme alla filiera, continua a promuovere strumenti normativi di supporto: proprio in queste ore è stata avviata la consultazione pubblica sulla proposta che introduce la responsabilità estesa del produttore (Epr) nei prodotti plastici non imballaggi”. “L’Italia – ha concluso Gava – è tra i Paesi più virtuosi: ogni gesto quotidiano contribuisce a trasformare i materiali in risorse e a proteggere l’ambiente”.
















