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Coscienza atomica e privatizzazione del nucleare. L’intervento di Caligiuri e Gallo

Di Mario Caligiuri e Antonio Maria Gallo

L’accordo annunciato a marzo 2026 dalle autorità Usa affida a soggetti privati e ad algoritmi la gestione dell’energia atomica, fino a oggi monopolio indiscusso dei governi. Rischi e opportunità di una svolta epocale. L’intervento di Mario Caligiuri e Antonio Maria Gallo

C’è una differenza sostanziale che Norberto Bobbio – quando parlava di “coscienza atomica” – avrebbe immediatamente riconosciuto come il nodo irrisolto della nostra epoca: la bomba atomica, e con essa l’intero know-how nucleare, è sempre stata saldamente in mano agli Stati.

L’intelligenza artificiale, al contrario, è saldamente in mano ai privati, i quali operano seguendo una logica del tutto diversa.

Cade l’ultimo baluardo statale, come più volte abbiamo avuto modo di evidenziare. Per settant’anni il nucleare ha rappresentato il cuore pulsante della sovranità nazionale: tecnologia strategica, segreto di Stato, ricerca (in Italia, affidata ad Enea e mai interrotta nemmeno dopo i referendum del 1987 e del 2011). Una competenza esclusiva degli Stati, ma oggi quel confine sta per essere definitivamente varcato.

A marzo 2026, Microsoft e Nvidia hanno annunciato un accordo – sostenuto dal Dipartimento dell’Energia Usa e dalla Nuclear Regulatory Commission (NRC) – che affida all’intelligenza artificiale la gestione dei processi di licenza e sicurezza degli impianti atomici. L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi di approvazione del 92%, trasformando il nucleare da affare di Stato a business aziendale governato dagli algoritmi.
L’intesa

Nvidia fornirà l’infrastruttura computazionale per simulazioni di elevata complessità, mentre Microsoft integrerà le soluzioni sulla propria piattaforma cloud Azure. L’IA generativa avrà il compito di redigere automaticamente i rapporti tecnici, mentre simulazioni in 4D e 5D monitoreranno in tempo reale l’avanzamento dei tempi e dei costi di costruzione.

I precedenti

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Microsoft ha già siglato un accordo con Constellation Energy per riattivare l’impianto di Three Mile Island – teatro del più grave incidente nucleare civile americano – con l’intento di acquistarne l’intera produzione (835 megawatt) per alimentare i propri data center, beneficiando peraltro di un prestito pubblico di un miliardo di dollari. Già nel 2023, inoltre, l’azienda aveva firmato con la startup Helion Energy per l’acquisto di energia da fusione a partire dal 2028, mentre OpenAI sta negoziando l’acquisizione del 12,5% della futura produzione di Helion entro il 2030.

I rischi

Il passaggio del testimone dalla sfera pubblica a quella privata non è privo di insidie profonde. Affidando la gestione a un’azienda che ha il dovere fiduciario di massimizzare il profitto per gli azionisti, la sicurezza rischia di trasformarsi in una voce a bilancio potenzialmente comprimibile: manutenzione straordinaria e ridondanze strutturali potrebbero essere le prime voci a subire tagli. In caso di fallimento del gestore nessuna assicurazione privata al mondo sarebbe in grado di coprire i costi di un disastro nucleare, e l’onere dello smantellamento degli impianti a fine ciclo (dopo 60 anni di esercizio) rischierebbe di ricadere sui contribuenti. Inoltre, l’orizzonte temporale tipico di un’azienda quotata (5-10 anni) appare drammaticamente incompatibile con i cicli secolari dell’energia nucleare (50-100 anni). Infine, se il controllo del ciclo del combustibile dovesse scivolare interamente in mani private, si aprirebbe un serio problema di proliferazione: un’azienda multinazionale risponde alle logiche del mercato globale, non alla rigidità dei trattati internazionali.

L’alternativa

È tuttavia doveroso riconoscere che il monopolio statale ha portato nel corso dei decenni a costi fuori controllo e a lungaggini burocratiche paralizzanti. Un soggetto privato, purché sottoposto a una regolamentazione indipendente, rigorosa e realmente stringente, potrebbe rivelarsi più efficiente nella gestione operativa.

La posta in gioco

La collaborazione tra governo federale e Big Tech ha l’indubbio merito di voler sbloccare una selva burocratica che ha reso il nucleare civilistico quasi impraticabile negli ultimi trent’anni. Tuttavia, per la prima volta nella storia, l’energia atomica – la più strategicamente sensibile a disposizione dell’uomo – viene affidata alla velocità dell’algoritmo e alla disciplina del mercato.

È una scommessa colossale. Se vinta, cambierà le regole del gioco energetico globale. Se persa, cambierà il mondo in modo irreversibile.


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