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L’IA al servizio del lavoro. Il modello AppLI e la visione di servizi pubblici più efficaci

Un’istituzione pubblica moderna si distingue non dalla tecnologia che propone, ma dalla sua capacità di usarla per fornire risposte migliori. I risultati di AppLI, l’architettura del SIISL e la strategia di “INPS per i giovani” sono alcuni esempi concreti in cui l’IA diventa un potente alleato per un lavoro di maggiore qualità e per servizi pubblici più incisivi e realmente vicini ai bisogni dei cittadini

L’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo il rapporto tra cittadino e istituzione pubblica, soprattutto nel settore cruciale del lavoro. Un esempio concreto di questa trasformazione è rappresentato da AppLI, l’assistente virtuale basato su IA integrato nel SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa), piattaforma digitale del Ministero del Lavoro e dell’INPS. In meno di due mesi, AppLI ha raggiunto 40mila utenti senza incentivi né obblighi, un dato che ne sottolinea l’utilità e il gradimento, con il 93% degli utilizzatori intenzionato a proseguire l’esperienza e l’82% che apprezza l’interazione in linguaggio naturale.

A mettere in evidenza questi dati è stato Vincenzo Caridi, Capo Dipartimento del Ministero del Lavoro. Per Caridi, AppLI dimostra come l’Intelligenza Artificiale generativa possa tradursi in un servizio pubblico efficace, semplice e vicino alle esigenze delle persone. L’assistente personale per il Lavoro Italia (AppLI), gratuito e attivo 24/7, supporta giovani e persone in cerca di occupazione nell’orientamento, nella redazione del curriculum, nella simulazione di colloqui e nella ricerca di percorsi formativi, rivolgendosi in particolare ai NEET e a chiunque voglia evolvere professionalmente.

La visione del ministero del Lavoro è chiara: l’IA non è uno strumento per sostituire l’uomo, ma una sfida per rafforzare la qualità delle decisioni, migliorare i servizi pubblici e renderli più accessibili e rispondenti ai bisogni reali. L’Intelligenza Artificiale, in questo contesto, può orientare, semplificare, personalizzare e addirittura accelerare. Tuttavia, come sottolinea Caridi, giudizio, coscienza e responsabilità rimangono prerogative umane, non delegabili agli algoritmi.

Il SIISL, attivo dal 2024, funge da connettore tra cittadini in cerca di occupazione e offerte di lavoro o percorsi formativi, utilizzando l’IA per ottimizzare l’incontro tra domanda e offerta. In questo quadro più ampio, si inserisce anche il progetto “INPS per i giovani” dell’INPS, un’iniziativa strategica lanciata nel 2025 per orientare i ragazzi tra 16 e 34 anni verso il lavoro regolare e la previdenza. Attraverso un nuovo portale digitale e oltre 50 servizi personalizzati, il progetto mira ad avvicinare le nuove generazioni al mondo del lavoro con un linguaggio semplice e un approccio multicanale. “L’approccio di AppLI” dichiara Caridi “è caratterizzato dalla fornitura di servizi concreti e utili, dalla costruzione di fiducia progressiva e dall’allenamento delle competenze – ogni interazione è una micro-alfabetizzazione digitale – indica la direzione giusta”.

Tuttavia, sempre Caridi avverte che l’Intelligenza Artificiale da sola non basta: senza processi ripensati, competenze adeguate e responsabilità chiare, rischierebbe di generare opacità ed errori. È fondamentale quindi un controllo umano costante, la tracciabilità, la verifica dei risultati, il presidio dei bias e la trasparenza. L’Osservatorio nazionale sull’adozione dell’AI nel lavoro potrà, in questo senso, trasformare dati in evidenze e le evidenze in decisioni strategiche.

In un recente studio della Banca d’Italia, gli economisti Tiziano Ropele e Alex Tagliabracci affermano che l’intelligenza artificiale non ruba il lavoro, lo trasforma. “L’adozione dell’Ai aumenta la produttività del lavoro e la redditività, e induce una riallocazione dell’occupazione verso occupazioni più qualificate attraverso un’espansione statisticamente significativa dell’occupazione impiegatizia e una contrazione dell’occupazione operaia” scrivono i due autori. L’immagine è quella di un’Italia a due velocità, nella quale l’11% delle imprese adotta strategicamente i nuovi software mentre una grande percentuale resta in attesa di capire come superare la stagnazione della produttività che affligge il Paese da molti anni. Alla fine del 2024, «circa l’11% delle imprese riferisce di utilizzare già l’AI nelle proprie operazioni, mentre il 28% prevede di adottarla entro due anni». Per quanto riguarda l’organizzazione interna del lavoro «Piuttosto che ridurre l’occupazione complessiva, l’AI appare rimodellare la domanda di lavoro all’interno delle imprese aumentando l’importanza relativa delle occupazioni cognitive non di routine più qualificate».

 

 


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