La richiesta era pervenuta già il mese scorso e, dopo qualche reticenza, ha trovato l’appoggio degli altri Paesi membri. I macchinari non saranno soggetti ai limiti della legge europea, ma solamente a quelle settoriali. Un modo per sostenere l’industria tedesca in crisi e per provare a inserirsi nella competizione tra Usa e Cina
Una potenziale vittoria per la Germania e per il suo cancelliere. Friedrich Merz si era speso in prima persona e aveva promesso ai colossi tecnologici tedeschi di ottenere un’esenzione da parte dell’Unione europea su alcune regole. Come sui macchinari utilizzati dalle aziende, su cui i limiti previsti dalla legge europea sull’intelligenza artificiale potrebbe essere posticipati. Secondo Politico, Berlino è molto vicino a raggiungere questo obiettivo.
Mercoledì infatti gli europarlamentari hanno concordato di eliminare alcune misure dell’AI Act. Tra queste, appunto, quella sui macchinari. Inizialmente, prevedeva che dovevano essere conformi sia alle regole previste dalla legge europea sia alle norme settoriali. Con l’ultima modifica, invece, dovranno sottostare solo a quest’ultime, pur garantendo un identico livello di salute e sicurezza. Ciò vuol dire che, se il malfunzionamento non provoca pericoli per l’utente sotto questi due aspetti, gli strumenti in questione non saranno sottoposti automaticamente a obblighi ad alto rischio. Come spiega la correlatrice della commissione al mercato interno e tutela dei consumatori, Arba Kokalari, “affinché l’Europa diventi un continente dell’IA, dobbiamo promuovere l’innovazione, sostenere le startup e le scaleup e semplificare lo sviluppo”.
In una prima fase, c’era resistenza da parte di alcuni Paesi riguardo le istanze della Germania. Poi ieri si è trovata l’intesa. Ad appoggiarla sono stati una dozzina di ambasciatori, tra cui i francesi. Per i tedeschi è stato fondamentale averli dalla loro parte. Tornare indietro adesso è difficile, quasi impossibile, perché non sembra esserci qualche Stato pronto a opporsi. Tuttavia, è stato comunque avanzato un richiamo a Berlino. Il fatto che abbia chiesto l’esenzione a trattative già avviate non è piaciuto a tutti. Piuttosto, era meglio illustrare le proprie perplessità all’inizio del processo, così da affrontarle immediatamente.
La notizia viene accolta con entusiasmo dal settore. Lunedì si era espresso a favore della modifica anche il colosso olandese dei chip, Asml, seguita dalla tedesca Siemens. Ben contenta è anche Bosch. Le due aziende stanno vivendo una crisi difficile, con quella automobilistica che prevede di licenziare migliaia di persone entro la fine del decennio. Prospettive che si scontrano con i piani della Germania. Il governo di Berlino vuole provare a inserirsi nella competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Per riuscirci, a febbraio ha lanciato un piano di IA per rendere il Paese più autosufficiente e meno dipendente dall’America. Un assist anche all’Europa, che ha bisogno di propri talenti in terra propria.
Tuttavia, per centrare l’obiettivo, da Hannover il mese scorso Merz aveva chiesto una maggiore semplificazione nelle regole digitali europee. “Mi impegnerò ad alleggerire l’onere normativo sull’IA nell’Ue e, dove possibile, per esentare l’IA industriale dall’attuale camicia di forza regolamentare, che è troppo rigida”. A quanto pare, ce l’ha fatta.
















