Fu un litigio a spingermi a conoscere meglio la storia di Gianni. E ci riuscii, da spettatore privilegiato, attraverso i suoi racconti. Lo ascoltavo per ore con la consapevolezza di trovarmi in una biblioteca destinata a dissolversi improvvisamente nella cenere di un rogo. Quel rogo è divampato ma la biblioteca dei suoi ricordi resterà viva nella mia memoria. Il racconto di Gianluca Calvosa
Se non fosse stato per un litigio non avrei conosciuto davvero Gianni Cervetti. Successe oltre un quarto di secolo fa, quando al margine di un consiglio di amministrazione inaspettatamente turbolento, mi ritrovai spettatore imbarazzato di una curiosa discussione. I protagonisti erano due ex comunisti che a vent’anni di distanza avevano ricoperto ruoli di primo piano nel Pci.
A rendere evidente che la ragione del diverbio non fosse la questione di poco conto da cui lo stesso era originato fu il passaggio cruciale dal “tu” al “voi” che segnava l’innalzamento dello scontro dal piano personale a quello politico. Al momento, però, non ci feci caso perché fui distratto dalla calma spietata con cui il più giovane dei due aggredì l’altro, mentre un divano dal design moderno gli dava manforte costringendo il più anziano a dondolarsi ripetutamente in avanti con i pugni piantati sui cuscini troppi bassi nel faticoso tentativo di rialzarsi. Scattai istintivamente per aiutarlo, finendo, mio malgrado, per dargli anch’io del vecchio. Lui mi tenne a distanza con la mano aperta e, una volta in piedi, raccolse soprabito e basco e lasciò la stanza, “ciao”.
Restai in silenzio ad osservare il vincitore della contesa mentre teneva a bada il picco di adrenalina scaricando la tensione sull’origami ripiegato tra le punta delle dita. Lui, sentendo sulla pelle il giudizio del mio sguardo si voltò a redarguire l’ingenuità dei miei pensieri: “Tu quello non lo conosci. Quando avevo vent’anni e lui passava nei corridoi noi tremavamo”. Non era previsto che rispondessi e non lo feci, ma al momento non mi sembrò una spiegazione sufficiente a giustificare l’utilizzo di quei toni con una persona così a modo e di una certa età, anche se, effettivamente, quella frase mi richiamò alla mente l’atteggiamento sussiegoso che in tanti – anche persone che allora definivo “potenti” – usavano riservare al comunista col basco.
Fu quel litigio a spingermi a conoscere meglio la storia di Gianni. E ci riuscii, da spettatore privilegiato, attraverso i suoi racconti. Lo cercavo con le scuse più diverse per incontrarlo a pranzo o per un caffè. Lo ascoltavo per ore con la consapevolezza di trovarmi in una biblioteca destinata a dissolversi improvvisamente nella cenere di un rogo. Quel rogo è divampato ma la biblioteca dei suoi ricordi resterà viva nella mia memoria.
Ciao Gianni.
















