L’ingresso di Marianna Madia in Italia Viva, secondo il vicepresidente del partito Enrico Borghi, segna l’avvio di una possibile ricomposizione dell’area riformista, oggi frammentata ma con un potenziale elettorale rilevante. L’obiettivo è aggregare questo spazio per rafforzare la competitività del centrosinistra e rilanciarne una cultura di governo. Borghi rivendica per il partito renziano un ruolo di catalizzatore e individua nel nuovo europeismo la cornice necessaria per costruire un’alternativa credibile alla destra
L’ingresso dell’ex ministra Marianna Madia in Italia Viva riapre una partita che nel centrosinistra sembrava sopita: quella della ricomposizione dell’area riformista. Non un semplice passaggio di casacca, ma un segnale politico che il vicepresidente dei renziani, Enrico Borghi, legge come l’inizio di un processo più ampio. Una sorta di “ricongiungimento familiare”. Il senatore riformista rilancia sulla necessità di organizzare uno spazio politico oggi frammentato ma, a suo dire, tutt’altro che marginale.
Borghi, l’arrivo di Marianna Madia in Italia Viva che segnale è?
È un segnale importante perché conferma lo spirito di apertura che abbiamo voluto innescare con la stagione della casa riformista e delle primarie delle idee. Questo lavoro comincia a essere raccolto. La scelta di Marianna è un ricongiungimento familiare, ma soprattutto indica che esiste uno spazio politico che chiede di essere organizzato.
Parla di spazio riformista: oggi quanto pesa davvero?
I sondaggi dicono che ha una consistenza a due cifre. Il problema è la capacità di condensazione: oggi questa proposta è frammentata in varie anime e questo rischia di rendere il pensiero riformista succedaneo rispetto ad altri. Ma in politica contano anche i numeri, e senza aggregazione quel potenziale resta inespresso.
Quindi l’obiettivo è compattare i riformisti?
Assolutamente sì. Un’area riformista unita può svolgere due funzioni decisive: rendere competitivo il centrosinistra alle Politiche ed esprimere una cultura di governo in una fase molto complicata. L’alternativa alla destra si costruisce su queste basi, non su sovrapposizioni indistinte.
Lei è uscito dal Pd tre anni fa. Cosa non la convinceva?
Ritenevo che il partito fosse passato a una vocazione minoritaria. Una scelta legittima, ma non condivisibile. La linea politica si è spostata a sinistra, sovrapponendosi ad altre forze come Avs e Movimento 5 Stelle. Questo ha prodotto un vuoto politico che oggi è coperto solo parzialmente.
E Italia Viva che ruolo gioca in questo scenario?
Noi siamo una sorta di enzima: aiutiamo a sciogliere i nodi per un corretto metabolismo del centrosinistra. L’obiettivo è replicare un sistema di valori riformisti, europeisti, innovativi, orientati alla modernizzazione del Paese. Dobbiamo sbloccare energie e dare l’idea di una coalizione che parla al Paese con una prospettiva, non come specchio della destra.
Altri riformisti del Pd potrebbero seguirvi, alla luce della virata a sinistra?
Noi non facciamo campagne acquisti. Ma se si riorganizza uno spazio politico credibile, chi oggi si trova a disagio può naturalmente decidere di tornare a casa. Questo vale anche per una parte del mondo cattolico, che mi auguro possa ritrovarsi in questo progetto.
Che modello avete in mente?
Se riproponiamo lo schema degli anni ’90 siamo destinati all’irrilevanza. Dobbiamo invece considerarci tasselli di un mosaico più grande. Come diceva De Gasperi, la politica è concretizzare: servono idee, ma servono anche numeri.
Capitolo campo largo: che rapporto con Avs e M5S?
Serve una cornice chiara, che io definisco un nuovo europeismo. Dopo il fallimento del nazionalismo di destra, è evidente che la scala nazionale non basta più a rispondere alle sfide attuali. Dalla difesa alla giustizia sociale, dai diritti alla competitività economica: o c’è una risposta europea o non c’è risposta.
E la destra?
La destra sarà dilaniata nei prossimi mesi. Il tema è capire se sceglierà derive più radicali o un riposizionamento europeista. In questo contesto, il centrosinistra deve farsi trovare pronto e davvero alternativo.
Come si costruisce questa alternativa?
Con dieci punti qualificanti e riconoscibili dagli elettori. È il senso delle primarie delle idee che abbiamo avviato: mobilitare progetti, energie e proposte innovative. Solo così si può dare forma a una proposta credibile e di governo.
















