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Imec e sicurezza. Talò legge la nuova rotta strategica Italia-India

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L’asse tra Roma e Nuova Delhi accelera e si struttura sempre più come partnership strategica. Nella lettura dell’ambasciatore Francesco Maria Talò, la visita di Modi in Italia consolida una visione indo-mediterranea fondata su sicurezza, infrastrutture, innovazione e connessioni marittime. Dall’Imec alla cooperazione industriale, il governo di Giorgia Meloni punta a rafforzare un rapporto che supera la sola dimensione commerciale e assume un peso geopolitico sempre più rilevante

L’asse Roma-Nuova Delhi entra in una nuova fase. La visita in Italia del premier indiano Narendra Modi conferma una traiettoria che il governo di Giorgia Meloni considera ormai strategica: rafforzare il partenariato con l’India sul piano economico, infrastrutturale, geopolitico e della sicurezza. Dall’Imec – il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa – alla cooperazione marittima, passando per innovazione, Africa e filiere industriali, Roma e Nuova Delhi cercano una sintonia che supera la dimensione puramente commerciale e assume una valenza sistemica.

In questo quadro, le parole dei due leader hanno segnato un punto politico preciso. Meloni ha insistito sulla necessità di affrontare insieme sfide di sicurezza sempre più interconnesse, mentre Modi ha evocato il legame tra “antiche civiltà” proiettate però verso innovazione e sviluppo condiviso. Per comprendere la portata strategica della visita, Formiche.net ha intervistato l’ambasciatore Francesco Maria Talò, Inviato Speciale dell’Italia per il Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa (Imec), già consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, rappresentante permanente presso la Nato e ambasciatore in Israele.

Ambasciatore, Meloni ha parlato della necessità di affrontare insieme sfide di sicurezza che ormai si intrecciano tra loro. È il segnale di un salto politico nel rapporto con l’India?

Sì, e credo sia un passaggio molto importante. La sottolineatura fatta dal presidente Meloni riguarda proprio la complessità delle sfide contemporanee. Non esistono più dossier separati: sicurezza, economia, infrastrutture, energia e connessioni marittime si intrecciano continuamente. Per questo serve lavorare insieme con partner affidabili e strategici. È una visione che si collega direttamente al concetto di Indo-Mediterraneo: una lettura geopolitica fondata sui mari e sulle connessioni, con il Mediterraneo al centro ma agganciato al contesto globale. La visione però non basta: servono attuazione concreta e lavoro quotidiano, di qui la sottolineatura molto apprezzabile sul “duro lavoro”.

Anche Modi ha insistito su un punto preciso: il rapporto tra civiltà antiche che però guardano insieme all’innovazione. Quanto pesa questo elemento?

Pesa molto perché racconta l’evoluzione del rapporto bilaterale. Modi ha richiamato certamente l’aspetto storico e culturale, ma lo ha collegato immediatamente ai temi dell’innovazione, delle nuove tecnologie, della crescita condivisa. È un rapporto che non resta più confinato alla diplomazia tradizionale. Quando il premier indiano parla anche di cooperazione in Africa, per esempio, emerge una partnership molto più ampia, che si collega direttamente al Piano Mattei e a una visione comune delle connessioni economiche e strategiche.

La visita arriva dentro una strategia più ampia dell’Italia. Come leggerla?

La parola chiave è differenziare. Viviamo in un contesto dominato dall’incertezza e dobbiamo ampliare i nostri orizzonti. Questo significa agire lungo tre linee: la dimensione europea, nella quale affermiamo i nostri interessi nazionali rafforzando però l’unità europea; l’impegno ostinato per mantenere la coesione dell’Occidente; e poi la necessità di guardare oltre, proprio per non essere in balia di condizionamenti. L’India è il partner numero uno in questa strategia, ma differenziare non significa monopolizzare l’attenzione su un solo interlocutore. Significa rafforzare relazioni che erano sottodimensionate rispetto al loro potenziale.

Perché l’India è così centrale nella proiezione italiana, secondo questa logica?

Perché rappresenta il Paese più popoloso del mondo, uno dei grandi attori economici che cresce di più e una società molto giovane sul piano demografico. Per l’Italia è una prospettiva straordinaria. Noi abbiamo un’economia fortemente differenziata, con un tessuto di piccole e medie imprese che è insieme un punto di forza e un elemento complesso. L’India può essere molto interessata a ciò che arriva dalle nostre Pmi e soprattutto alla possibilità di produrre insieme. Inoltre è un Paese molto forte sul piano dell’innovazione e della formazione tecnica: produce enormi quantità di ingegneri e competenze avanzate.

Lei individua nel 2023 una svolta nei rapporti tra Roma e Nuova Delhi. Perché?

Perché nel primo anno del governo Meloni si è capito che occorreva fare un salto di qualità. Ho accompagnato il presidente del Consiglio due volte in India nel corso del 2023 e lì si è consolidata una relazione strategica ma anche personale con Modi. C’è una buona chimica fra i due leader e questo conta nei rapporti internazionali. Da quel momento si sono aperti diversi filoni di lavoro: il dialogo diretto fra le imprese, favorito anche dall’azione del ministro Antonio Tajani con i business forum; la cooperazione sulle connessioni infrastrutturali; il rilancio dell’Imec. Tutto questo nasce da quella fase.

L’Imec sembra tornato centrale dopo mesi difficili legati alla guerra in Medio Oriente. A che punto siamo?

Sta riprendendo con grande forza. L’Imec è un progetto strategico perché collega India, Medio Oriente ed Europa attraverso infrastrutture, porti, energia, dati e logistica. È la traduzione concreta dell’idea di connessione fra aree geopolitiche diverse ma complementari. Dopo una fase di rallentamento dovuta alla guerra, oggi il progetto sta tornando al centro dell’agenda internazionale.

Quanto pesa la dimensione della sicurezza?

Moltissimo. La recente visita del ministro Crosetto è stata importante proprio in questa direzione. C’è un grande lavoro sulla sicurezza marittima, sui porti, sulla cooperazione infrastrutturale. Anche il viceministro Rixi sta seguendo molto questi dossier. La dimensione marittima è fondamentale perché il commercio globale e la sicurezza passano dai mari.

Lei parla da tempo di Indo-Mediterraneo. Oggi questa definizione sembra essersi consolidata anche nel dibattito strategico italiano.

Per me è una soddisfazione personale perché un paio di anni fa se ne parlava pochissimo. Per molto tempo abbiamo utilizzato la definizione di Mediterraneo allargato, che pure è stata utile soprattutto per il rafforzamento della Marina. Però all’estero quel concetto è stato recepito poco. Indo-Mediterraneo invece funziona perché richiama immediatamente l’idea dell’Indo-Pacifico, che oggi è sulla bocca di tutti ma che a sua volta è stata una costruzione politica e strategica, pensata originariamente da Shinzo Abe. Anche noi dobbiamo affermare una visione basata sulle connessioni marittime globali, con il Mediterraneo al centro. Agli indiani questa idea piace molto. La visione di Indomediterraneo ha inquadrato la conferenza dedicata a Imec tenutasi a marzo a Trieste. Questa iniziativa promossa dal ministro Tajani è stata la più importante finora organizzata su questo tema anche perché ha coinvolto molte imprese. Essa ha fatto seguito a ben tre forum bilaterali presieduti dallo stesso Tajani tenutisi nell’arco di pochi mesi nel 2025 tra India ed Italia. Ogni volta si è registrato un grande interesse degli imprenditori: questo vuol dire passare dalla visione all’azione ed è coerente con le dichiarazioni di Giorgia Meloni che ha molto insistito con la parola lavoro.


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