Skip to main content

Taiwan non può essere esclusa dall’Assemblea mondiale della sanità. L’appello del ministro Shih

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Taiwan, l’Oms e la geopolitica della sanità nell’era dell’intelligenza artificiale: Pechino tiene Taipei fuori dall’Assemblea mondiale della sanità, ma Taiwan sta trasformando la sanità digitale e l’intelligenza artificiale in una nuova leva geopolitica. Il ministro della Salute taiwanese spiega come e perché 

Alla vigilia della 79ª Assemblea Mondiale della Sanità di Ginevra, Taiwan si ritrova ancora una volta esclusa dai lavori della World Health Organization (Who, nota in Italia come “Oms”). È il decimo anno consecutivo in cui Taipei non riceve un invito alla World Health Assembly (Wha), il principale organo decisionale dell’Oms, che si riunisce da oggi al 23 maggio a Ginevra. L’esclusione è frutto di una dinamica nota: Pechino ha di nuovo ribadito la propria opposizione alla partecipazione di Taipei, sostenendo che qualsiasi coinvolgimento internazionale di Taiwan debba essere gestito secondo il principio della “One China”.

La questione non riguarda soltanto la diplomazia. Sempre più spesso, Taiwan cerca di dimostrare come la propria esclusione sia anche un problema di governance globale, soprattutto in questo caso: un momento in cui la sanità internazionale fronteggia il rischio di una nuova epidemia legata alla potenziale diffusione incontrollata dell’hantavirus, con una dinamica vasta che si intreccia con l’intelligenza artificiale, la gestione dei dati e la resilienza tecnologica.

Il messaggio che il governo taiwanese sta cercando di far passare è semplice: il mondo sta lasciando fuori uno degli ecosistemi sanitari digitali più avanzati dell’Asia proprio mentre la medicina entra nell’era dell’AI – che avrà capacità di gestione e controllo, e dunque prevenzione, oltre che di intervento, diagnosi e implementazione della ricerca e dello sviluppo.

In un’analisi fornita dal ministero della Salute taiwanese a Formiche.net, il ministro Chung-Liang Shih sottolinea come “mentre il mondo si trova ad affrontare le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dalla carenza di personale sanitario, la trasformazione digitale nel settore sanitario non è più un’opzione, ma una necessità”. Ricordando la visione “Healthy Taiwan”, il ministro spiega come mettendo al centro la promozione della sanità digitale attraverso “l’integrazione di big data, intelligenza artificiale e tecnologie cloud” per migliorare qualità ed efficienza dell’assistenza sanitaria.

Il punto politico è evidente: Taipei, democrazia esclusa dai meccanismi multilaterali sotto pressione cinese, si presenta come un hub tecnologico e sanitario che sostiene di avere competenze e capacità utili alla governance sanitaria globale.

Negli ultimi anni, Taiwan ha investito massicciamente nell’integrazione tra infrastrutture digitali e medicina. Il ministro descrive un sistema costruito attorno a una piattaforma nazionale denominata “3-3-3 Framework”, che integra dati sanitari, standard interoperabili e governance dell’intelligenza artificiale.

Shih racconta come oltre 400 ospedali taiwanesi stanno integrando cartelle cliniche elettroniche interoperabili basate sugli standard internazionali Fhir, mentre il sistema sanitario utilizza modelli AI per la gestione delle malattie croniche, la diagnostica per immagini e il supporto decisionale clinico. “All’interno di un quadro di sicurezza informatica Zero Trust, i dati sanitari possono essere condivisi in modo sicuro e utilizzati in modo efficace”, osserva il ministro, dimostrando come l’esclusione di Taiwan significa tenere fuori dai lavori dell’assemblea un Paese caratterizzato da best-practice, che può condividere con gli altri membri.

Taipei insiste inoltre molto sul tema della medicina predittiva. La piattaforma nazionale per i medici di famiglia, spiega Shih, utilizza strumenti di previsione del rischio basati sull’intelligenza artificiale per consentire cure personalizzate e spostare il sistema “da un trattamento reattivo a una gestione proattiva della salute”.

Il governo taiwanese considera questo approccio anche un elemento di soft power internazionale. In parallelo alla Wha, Taiwan organizzerà infatti a Ginevra eventi dedicati alla smart healthcare e ai programmi di assistenza medica internazionale dell’isola.

Il messaggio è rivolto soprattutto ai partner occidentali, che negli ultimi mesi hanno gradualmente intensificato il sostegno politico alla partecipazione internazionale di Taiwan, pur mantenendo formalmente le rispettive One China Policy.

L’Unione Europea ha recentemente sostenuto la partecipazione di Taiwan alle organizzazioni internazionali “laddove le regole lo consentano”, respingendo implicitamente la narrativa cinese secondo cui il principio di One China godrebbe di consenso universale. Bruxelles continua a riconoscere Pechino, ma allo stesso tempo rafforza cooperazione economica, tecnologica e politica con Taipei.

Il dossier sanitario si inserisce quindi in un quadro più ampio. Taiwan non è soltanto un nodo centrale delle supply chain globali dei semiconduttori, ma sta cercando di accreditarsi come partner affidabile anche nella governance delle tecnologie emergenti, dall’AI alla sanità digitale.

Nell’analisi, Shih evidenzia che Taiwan ha già creato 19 centri nazionali dedicati all’intelligenza artificiale medica, focalizzati su validazione clinica, governance e valutazione dell’impatto delle applicazioni AI. Oltre 50 prodotti medici basati sull’intelligenza artificiale hanno già ottenuto approvazioni normative nel paese.

“Taiwan inoltre sta promuovendo piattaforme di apprendimento federato che consentono la validazione di modelli di IA tra istituzioni e oltre i confini nazionali senza trasferire dati sensibili”, commenta il ministro, aggiungendo che sono già state avviate collaborazioni con partner del Sud-Est asiatico.

Dietro questa strategia c’è anche una lettura geopolitica precisa. La competizione tra Stati Uniti e Cina si sta progressivamente estendendo alla governance tecnologica e normativa: AI, standard digitali, cybersecurity, dati sanitari e infrastrutture cloud sono ormai parte integrante della rivalità strategica globale. In questo contesto, Taiwan – che osserva con ansia le dinamiche dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping – cerca di trasformare la propria vulnerabilità diplomatica in una leva politica. L’isola sa di non poter competere con Pechino sul piano del peso geopolitico tradizionale, può però proporsi come democrazia tecnologicamente avanzata, indispensabile nelle catene globali dell’innovazione.

Il tema sanitario offre probabilmente uno dei terreni più efficaci per questa strategia. Dopo la pandemia, la salute globale è diventata anche una questione di resilienza economica, sicurezza tecnologica e fiducia istituzionale. Per Taipei, l’esclusione dall’OMS dimostra invece quanto le organizzazioni multilaterali restino vulnerabili alle pressioni geopolitiche. “Né la Risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite né la Risoluzione 25.1 dell’Assemblea Mondiale della Sanità menzionano Taiwan né la escludono dalla partecipazione all’Oms e alla Wha”.

È un passaggio particolarmente sensibile. Taipei contesta apertamente l’interpretazione estensiva che Pechino attribuisce alla Risoluzione 2758 dell’Onu, utilizzata dalla Cina come fondamento diplomatico per limitare lo spazio internazionale dell’isola.

Nel frattempo, il sostegno occidentale a Taiwan continua ad aumentare in modo graduale ma visibile. Delegazioni parlamentari europee visitano sempre più frequentemente Taipei. La cooperazione su AI, resilienza democratica e tecnologia si intensifica. Persino iniziative apparentemente periferiche , dalla cooperazione sanitaria in Africa agli workshop internazionali sull’intelligenza artificiale, fanno parte di una più ampia strategia taiwanese di consolidamento internazionale.

Il problema, per Pechino, è che Taiwan sta cercando di ridefinire il terreno del confronto. Allo spazio storico, ma immateriale, attribuito a sovranità e identità nazionale, ora Taipei può abbinarne uno concreto: quello della gestione delle grandi sfide globali in cui rivendica di muoversi con capacità e competenza.

“Le malattie non conoscono confini e la governance sanitaria globale richiede una collaborazione a tutto tondo”, conclude il ministro taiwanese. “L’esperienza concreta di Taiwan dimostra che siamo in grado di dare il nostro contributo alla Comunità internazionale.


×

Iscriviti alla newsletter