Con un investimento da circa 600 milioni di euro, Fincantieri allarga la propria presenza nell’underwater attraverso una serie di operazioni che portano dentro il gruppo nuove capacità nei servizi offshore, nelle comunicazioni subacquee e nei mezzi autonomi. La mossa rafforza un segmento che per il gruppo sta diventando sempre più centrale, tra difesa, monitoraggio dei fondali e protezione delle infrastrutture critiche
Fincantieri investe circa 600 milioni di euro per rafforzare il proprio polo della subacquea. Il gruppo ha raggiunto accordi per entrare nel capitale di Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm, ampliando la presenza nei servizi offshore, nelle comunicazioni sottomarine e nei droni autonomi subacquei e di superficie.
Il nuovo perimetro comprenderà otto aziende, circa 1.500 professionisti e attività in Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo è integrare mezzi, sensori, software, telecomunicazioni e servizi destinati sia alla difesa sia alla protezione delle infrastrutture critiche.
Quattro operazioni per ampliare il perimetro
L’acquisizione principale per dimensioni riguarda Next Geosolutions, attiva nelle indagini dei fondali, nelle geoscienze marine e nel supporto alle costruzioni offshore. Fincantieri rileverà inizialmente il 52,6% della società e lancerà successivamente un’offerta pubblica finalizzata al delisting.
Il gruppo acquisirà inoltre il 51% di Graal Tech, specializzata in veicoli autonomi subacquei, e partirà dal 49% di Defcomm, che sviluppa droni autonomi di superficie. La struttura delle operazioni prevede la permanenza dei fondatori e dei principali manager delle società coinvolte.
“Abbiamo scelto di valorizzare la continuità industriale delle società acquisite, mantenendo i management team esistenti, perché riteniamo che competenze ed execution siano un elemento essenziale della crescita del gruppo”, ha spiegato l’amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero.
WSense e le comunicazioni sotto la superficie
Tra le aziende acquisite, WSense porta nel gruppo una tecnologia sviluppata per superare uno dei limiti dell’ambiente subacqueo, dove le comunicazioni radio tradizionali non funzionano. La società, nata come spin-off della Sapienza Università di Roma, realizza reti wireless basate su onde acustiche e sistemi ottici, utilizzate per collegare sensori, robot, attuatori e operatori.
Fincantieri acquisirà inizialmente il 61,95% del veicolo nel quale confluiranno le quote dei fondatori. Entro due anni la partecipazione salirà al 75% del veicolo, che controllerà circa il 95% di WSense. L’azienda manterrà la propria struttura e il gruppo dirigente.
“Manteniamo la nostra autonomia e identità di deep tech company, rafforzando al tempo stesso la capacità di portare le nostre tecnologie su scala globale”, ha dichiarato l’amministratrice delegata Chiara Petrioli.
La collaborazione con Fincantieri era già iniziata nel 2023 e aveva riguardato gare e progetti di monitoraggio delle infrastrutture. L’integrazione permetterà ora di inserire le reti di WSense nei sistemi underwater del gruppo, consentendo lo scambio di dati tra piattaforme, sensori e veicoli.
Gli effetti sul piano industriale
Con le acquisizioni, Fincantieri prevede per il segmento underwater ricavi pro forma di 1,1 miliardi di euro e un Ebitda di 220 milioni nel 2026. Il contributo aggiuntivo all’utile di gruppo dovrebbe superare i 60 milioni, anticipando di quattro anni gli obiettivi fissati per il comparto nel Piano industriale 2026-2030.
“Queste acquisizioni ci consentono di accelerare nell’attuazione del Piano industriale, rafforzando in modo significativo la redditività”, ha affermato Folgiero.
Il gruppo stima che i ricavi della subacquea possano salire a 1,4 miliardi nel 2028 e a 1,8 miliardi nel 2030. Il nuovo polo estende così le attività storiche nei sottomarini verso robotica, comunicazioni, sorveglianza dei fondali e servizi per infrastrutture civili e militari.
















