Un resort di lusso alle porte di Limassol offre dai piani più alti una visuale sulla base britannica di Raf Akrotiri, snodo delle operazioni militari nel Medio Oriente. Fonti militari e d’intelligence sentite dal Telegraph temono che la posizione possa essere sfruttata per attività di osservazione. Il complesso respinge ogni insinuazione e non ci sono elementi che dimostrino un suo coinvolgimento in operazioni di spionaggio
A Cipro, un resort costruito a pochi chilometri dalla Raf Akrotiri offre dai piani più alti una visuale su una delle principali basi britanniche nel Mediterraneo orientale. Secondo il Telegraph, fonti militari e d’intelligence temono che quella posizione possa prestarsi ad attività di osservazione ostile. Il legame del complesso con un gruppo guidato dall’imprenditore sino-canadese Lawrence Ho, membro della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, contribuisce a rendere il dossier meritevole di attenzione.
Una finestra sulla base
Il complesso domina un’area sostanzialmente priva di edifici della stessa altezza. Dai piani superiori, secondo quanto verificato dal quotidiano britannico, sono visibili alcune infrastrutture della base. L’accesso all’ultimo piano è legato alle due suite presidenziali del resort. Fonti citate dal Telegraph sostengono che da una posizione simile sarebbe possibile osservare con strumenti relativamente semplici decolli e atterraggi, movimenti del personale e alcune routine operative.
Il valore di questo tipo di attività non risiede necessariamente nel singolo dato. Osservazioni ripetute possono permettere di ricostruire frequenza e orari delle sortite, variazioni nei dispositivi di sicurezza, movimenti di personale, pattugliamenti del perimetro o reazioni a eventuali minacce provenienti da droni. Una presenza sul terreno può inoltre offrire una conferma visiva di voli militari che non compaiono sui normali sistemi pubblici di tracciamento. È precisamente questo genere di informazioni che preoccupa le fonti britanniche sentite dal giornale.
Quella del Raf Akrotiri non è, del resto, una base come le altre. La stessa Royal Air Force la definisce una Permanent Joint Operating Base, utilizzata come punto avanzato per le operazioni oltremare nel Medio Oriente e per l’addestramento dei velivoli da combattimento. Da Akrotiri sono transitati anche gli F-35 britannici, mentre la base viene utilizzata dagli statunitensi per le missioni degli aerei da ricognizione U-2 Dragon Lady.
Il fattore cinese
A rendere la vicenda sensibile agli occhi di Londra è la proprietà del resort. City of Dreams Mediterranean fa capo a Melco Resorts & Entertainment, società quotata al Nasdaq e controllata attraverso Melco International Development, a sua volta quotata a Hong Kong. Il gruppo è guidato dal miliardario sino-canadese Lawrence Ho. La stessa Melco conferma di essere proprietaria e operatrice del resort cipriota e indica Ho come chairman e chief executive.
Ho è anche membro del Comitato nazionale della Chinese People’s Political Consultative Conference (Cppcc), organismo inserito nel sistema politico cinese e legato all’architettura del Fronte Unito del Partito comunista. È questo elemento, insieme alla posizione dell’edificio, ad avere alimentato le preoccupazioni riferite al Telegraph da alcuni funzionari di Akrotiri.
Akrotiri e il problema della sorveglianza ostile
Per Londra la questione ha un precedente molto recente, anche se privo di qualsiasi collegamento con la Cina o con il resort. Il 31 luglio la Metropolitan Police ha annunciato l’arresto a Cipro di Rashad Sultanov, cittadino britannico e azero, nell’ambito della prima indagine condotta all’estero in applicazione del National Security Act del 2023.
Secondo l’accusa, tra maggio e giugno 2025 Sultanov avrebbe effettuato attività di “hostile surveillance” proprio ai danni della Raf Akrotiri, per poi condividere le informazioni raccolte con il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica iraniana. Il procedimento è ancora in corso e le accuse dovranno essere provate in sede giudiziaria.
Il Ministero della Difesa britannico, interpellato dal Telegraph, non è entrato nei dettagli delle contromisure adottate, limitandosi a spiegare che la sicurezza del personale e delle installazioni viene tutelata attraverso misure “robuste” e articolate su più livelli, sottoposte a revisione costante.
La protezione delle infrastrutture militari non riguarda più soltanto ciò che accade all’interno dei loro perimetri. In un Mediterraneo nel quale basi, porti, aeroporti e reti civili convivono a pochi chilometri di distanza, anche un investimento perfettamente legittimo può modificare il terreno su cui si misura la sicurezza e la riservatezza di un’installazione strategica.
















