Joshua Cammidge, cittadino britannico di 31 anni, è accusato di aver assistito un servizio d’intelligence straniero e di aver preparato un atto di sabotaggio. Secondo gli inquirenti avrebbe ricevuto istruzioni da una persona ritenuta collegata al Gru Volunteer Corps, struttura che Londra considera controllata dall’intelligence militare russa
Un cittadino britannico è stato incriminato nel Regno Unito nell’ambito di un’indagine su presunti rapporti con l’intelligence militare russa. Joshua Cammidge, 31 anni, residente a Swindon, è accusato di aver fornito assistenza a un servizio d’intelligence straniero e di aver compiuto attività preparatorie in vista di un possibile atto di sabotaggio.
Secondo il Crown Prosecution Service (Cps), Cammidge avrebbe comunicato con una persona ritenuta collegata al Gru Volunteer Corps e ne avrebbe ricevuto istruzioni. Il gruppo è considerato dalle autorità britanniche una struttura controllata dal Gru, il servizio d’intelligence militare della Federazione Russa.
L’uomo era stato arrestato il 4 settembre a Swindon dagli agenti del Counter Terrorism Policing London, con il supporto della polizia del Wiltshire. Un secondo indirizzo nella stessa città è stato perquisito. Il giorno successivo Cammidge era stato nuovamente arrestato e trattenuto ai sensi del National Security Act 2023, la legge con cui Londra ha aggiornato il proprio apparato penale contro spionaggio, interferenze straniere e sabotaggio. Le contestazioni riguardano la sezione 3, relativa all’assistenza a un servizio d’intelligence straniero, e la sezione 18, relativa alle condotte preparatorie di un atto di sabotaggio.
Uno dei punti più rilevanti del caso è però il soggetto con il quale, secondo l’accusa, Cammidge sarebbe entrato in contatto. Lo scorso 17 luglio il governo britannico ha formalmente inserito il GRU Volunteer Corps tra le prime organizzazioni designate come minaccia alla sicurezza nazionale in base ai nuovi poteri approvati nel 2026. Nella valutazione del governo, il Volunteer Corps non è una formazione autonoma, ma parte di una rete di gruppi volontari e proxy coordinati e controllati dal Gru e utilizzati a sostegno degli obiettivi militari e d’intelligence di Mosca.
La definizione adottata da Londra aiuta a collocare il procedimento di Swindon in un quadro più ampio. Il governo britannico sostiene che queste strutture consentano all’intelligence militare russa di combinare capacità statali con attori intermediari, reclutati o organizzati per operazioni nelle quali il rapporto diretto con Mosca risulta meno immediato. Nella documentazione presentata al Parlamento britannico a luglio, il governo ha ricondotto a questo sistema anche elementi in precedenza associati al gruppo Wagner, descrivendolo come uno strumento attraverso il quale il Cremlino può proiettare attività d’intelligence e sabotaggio mantenendo un margine di negabilità.
È un aspetto sul quale le autorità britanniche insistono da tempo. Il Gru è indicato da Londra come responsabile di una serie di operazioni ostili contro il Regno Unito e i suoi alleati, dall’attacco con agente nervino contro Sergei Skripal a Salisbury nel 2018 fino alle attività di intelligence e sabotaggio attribuite negli ultimi anni a reti russe in Europa. La designazione del Volunteer Corps risponde proprio alla volontà di colpire non soltanto gli apparati statali tradizionali, ma anche le strutture intermediarie attraverso cui possono essere reclutati soggetti locali.
Il ministro britannico per la Sicurezza Dan Jarvis, commentando il nuovo arresto senza entrare nel merito del procedimento, ha richiamato le preoccupazioni per gli episodi registrati negli ultimi mesi in diversi Paesi europei, descritti come iniziative dirette a creare disordine e a indebolire il sostegno all’Ucraina.
È ancora presto per stabilire quale fosse, secondo gli investigatori, l’obiettivo concreto delle presunte attività di Cammidge: né la Metropolitan Police né il Cps hanno fornito dettagli sull’eventuale bersaglio o sulla natura del sabotaggio ipotizzato. Ed è proprio questo limite a suggerire prudenza.
Il caso assume tuttavia rilievo perché mostra come la risposta britannica alle attività ostili russe si stia progressivamente spostando anche sul terreno dei proxy e degli intermediari reclutati all’interno del Paese. Non soltanto ufficiali d’intelligence sotto copertura o operazioni sofisticate, dunque, ma una rete potenzialmente più frammentata, nella quale il rapporto tra apparati statali e soggetti esecutori può essere mantenuto a distanza.
















