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Guerra ibrida e AI, perché la strategia russa non è riuscita a piegare l’Ucraina. L’analisi di Jean

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Il conflitto in Ucraina si sta trasformando con nuove strategie militari contemporanee. Ma la resilienza ucraina e il sostegno occidentale continuano a limitare l’efficacia delle operazioni russe, mantenendo il conflitto in una fase di prolungata incertezza. L’analisi del generale Carlo Jean

Nelle ultime settimane, il mancato attacco di droni russi nell’aeroporto tedesco di Lipsia ha sollevato notevoli dibattiti in Occidente e consolidato la sua coesione nel supporto dell’Ucraina. È un classico caso di fallimento della guerra ibrida il quale provoca un effetto boomerang rispetto a quello che si proponevano i suoi organizzatori. Se l’attentato fosse riuscito, esso avrebbe avuto come risultato un rafforzamento del sostegno dell’opinione pubblica al governo tedesco nella sua politica di aiuto all’Ucraina. Lo stesso capiterebbe in Italia qualora un sabotaggio eclatante colpisse il nostro Paese. I partiti pro-russi dovrebbero fronteggiare grossi problemi e subirebbero una diminuzione dei loro sostenitori oggi molto numerosi.

Nel dibattito si è assistito a una notevole differenza di valutazioni su che cosa è la guerra ibrida e su quali siano i suoi rapporti con la guerra guerreggiata. Contrariamente a quanto molti sostengono, la guerra ibrida non è un fatto nuovo nella storia. È sempre esistita in parallelo ai conflitti e anche alle competizioni geopolitiche fra gli Stati. Lo stesso temine “guerra ibrida” è stato pubblicizzato in Occidente da uno dei massimi esperti militari, Mark Galeotti, che ha attribuito quest’ultima a una forma caratteristica del conflitto da parte della Russia, interpretando come un suo esempio il volume dell’attuale Generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Russe, che dirige i combattimenti di quella che Putin continua a chiamare “operazione militare speciale” in Ucraina, volta a riportare il Paese, nell’ambito della “Grande Russia” per ricostituire il tradizionale Impero terminato nel 1991 con il collasso dell’Urss.

La guerra ibrida comprende tutte le operazioni militari, compresi atti di sabotaggio, attacchi cibernetici, sistematiche azioni di infowar condotte al di sotto di una linea rossa, superata la quale si rischia di provocare una reazione cinetica dell’avversario. Quest’ultimo viene indebolito progressivamente creando le condizioni per la sua accettazione degli organizzatori della guerra ibrida, oppure indebolito politicamente, militarmente ed economicamente per diminuirne la capacità di difesa ad un attacco vero e proprio.

La guerra ibrida è vecchia come la guerra e, in particolare, è stata teorizzata in Cina da Sun Tzu che auspica la vittoria senza combattimento in modo tale da diminuire i costi politici ed economici di un conflitto.

Mark Galeotti, come da lui stesso riconosciuto, aveva commesso l’errore di attribuire a Gerasimov l’intenzione di usare la guerra ibrida contro l’Occidente, mentre nel suo libro quest’ultimo la attribuiva all’Occidente nella sua azione contro la Russia.

In ogni caso, la guerra ibrida ha ben poca presa sull’Ucraina. Ce l’ha invece sugli Stati occidentali che la sostengono e in cui esistono divisioni politiche sul continuare il sostegno alla resistenza di Kyiv. A parer mio, tutte le azioni di guerra ibrida da parte di Mosca non avranno successo. Anzi, provocheranno reazioni da parte delle opinioni pubbliche e delle classi politiche occidentali che si dimostrano sempre più consapevoli di che cosa consista l’azione militare, ma non cinetiche di Mosca nei loro confronti.

Sicuramente, l’altalenante politica degli Stati Uniti di Trump costituisce un fattore negativo, anche se finora ha avuto per effetto il rafforzamento dell’Unione e la decisione europea di continuare a sostenere Kyiv (anche per evitare di essere coinvolti inevitabilmente in un conflitto con la Russia). La guerra in Ucraina che, secondo le speranze di Putin e la massa degli esperti strategici occidentali, avrebbe dovuto concludersi in poche settimane con la resa dell’Ucraina e il suo assorbimento della Russia, si è trasformata rapidamente, soprattutto nel centrale fronte del Donbass occidentale, in una guerra di attrito, estremamente sanguinosa, soprattutto per i russi che hanno reiterato i loro attacchi – inizialmente a ondate di fanteria e, successivamente, a ripetuti assalti di piccole unità – in consistenti perdite. Putin ha pensato allora di piegare la resistenza ucraina con consistenti attacchi di droni e di missili. Anche tale strategia è fallita: al pari dei valorosi soldati ucraini, anche la popolazione ha dimostrato un’enorme resilienza ai bombardamenti e un sostegno incredibile alla continuazione della guerra, forse anche per il ricordo dei 3-5 milioni di ucraini morti durante la grande fame “Holodomor” tra il 1932-1933.

È del tutto probabile che, malgrado la mobilitazione industriale e delle riserve delle Forze Armate russe, la situazione non cambierà. A parer mio, non è improbabile che il proseguo della guerra e delle perdite non diminuisca il sostegno della popolazione russa a Putin e che lo renda disponibile a qualche compromesso di facciata che possa vendere ai suoi cittadini come una vittoria. Lo stesso presidente russo ha riconosciuto che non può essere sconfitto in Ucraina perché in tal caso sarebbe estremamente probabile di essere defenestrato dal potere, se non impiccato.

Un fatto nuovo che ha suscitato, secondo me inutilmente, le speranze di pace, soprattutto in Italia, è stata la decisione di Trump di mandare a Mosca e poi, per la prima volta, a Kyiv Kushner e Witkoff con nuove proposte di pace. Le posizioni tra russi e ucraini mi sembrano troppo distanti per trovare delle mediazioni. Non penso che Trump sia disponibile ad effettuare le pressioni sulla Russia, malgrado quest’ultima stia fornendo dei missili supersonici all’Iran alla faccia dell’amicizia con Washington che nel caso particolare fa ancora una volta la figura dello sprovveduto.

Infine, c’è da notare che i nuovi sistemi di comando e controllo, sviluppati con l’AI non sono in grado, per il momento, di modificare la situazione. Miglioreranno le qualità di precisione e di resistenza alle intercettazioni dei droni ucraini, nonché la loro capacità di lanciarli in stormi di centinaia di armi, sempre più in profondità nel territorio russo e di aumentare la difficoltà della contraerea russa di abbatterli prima che colpiscano i loro obiettivi. Indubbiamente, questo influirà sul morale non tanto della popolazione che conta poco, quanto dei sostenitori del regime russo che grandemente dipendono per le loro ricchezze dalle esportazioni energetiche della Federazione.

La massa delle armi impiegate continueranno a essere della vecchia generazione e anche l’Europa non potrà fornire all’Ucraina armi del tutto nuove, in particolare antimissili, prima di 4-5 anni. La situazione rimarrà incerta come lo è ora e non sono prevedibili fatti nuovi che possano portare a un tavolo di seri negoziati Mosca e Kyiv.


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