L’ambasciatore americano lega la competitività europea ai costi della regolazione e chiede correttivi su metano e deforestazione. Una pressione pubblica accompagnata dal confronto con i commissari Ue, a difesa degli interessi statunitensi
Mentre Donald Trump sta ancora contando i voti della pesante, storica sconfitta alle elezioni di metà mandato, il suo ambasciatore presso l’Unione europea, Andrew Puzder, torna a premere su Bruxelles. Questa volta il bersaglio è il calendario di applicazione del regolamento europeo sul metano, che secondo il diplomatico rischia di comprimere l’offerta energetica e mantenere elevati i prezzi alla vigilia dell’inverno. La richiesta è precisa: rinviare di tre anni gli obblighi, facendo coincidere il differimento con la sospensione delle sanzioni previste per il mancato rispetto del regolamento.
L’intervento, via X, di oggi prosegue una linea che Puzder tiene dall’inizio del suo incarico. Nella sua lettura, la regolazione europea impone costi che finiscono per indebolire la competitività, scoraggiare gli investimenti e pesare sui consumatori. Energia, filiere alimentari e risparmio diventano così i più recenti punti d’ingresso per la critica trumpiana al funzionamento dell’economia dell’Ue.
Sul metano, l’argomento dell’ambasciatore riguarda anzitutto la certezza giuridica. Nella ricostruzione che propone, a giugno la Commissione aveva riconosciuto i rischi per forniture e prezzi annunciando una sospensione triennale delle sanzioni. Ma lasciare gli obblighi in vigore, sostiene, impedisce alle imprese di considerare risolto il problema: “Una pausa temporanea delle multe non elimina l’obbligo giuridico per le aziende di rispettare la legislazione”.
Per Puzder, una società quotata non può scegliere consapevolmente di violare il diritto europeo contando sull’assenza temporanea di penalità. È su questa distinzione che costruisce la contestazione delle misure adottate da Bruxelles e la richiesta di un rinvio effettivo dell’applicazione.
Anche il differimento di un anno proposto a settembre dalla Commissione sarebbe insufficiente, secondo l’ambasciatore. Non darebbe a imprese e regolatori il tempo necessario per costruire sistemi di verifica, adeguare i fornitori e concludere contratti pluriennali a prezzi competitivi. Il rischio che prospetta è che l’incertezza sugli adempimenti scoraggi importazioni e accordi di lungo periodo, mantenendo il mercato più ristretto e costoso.
Puzder richiama quindi il sostegno del Parlamento europeo a un rinvio triennale di alcuni obblighi per gli importatori e invita il Consiglio a seguirne l’esempio. Nella sua argomentazione, l’industria chiede tempo per attuare la normativa, senza domandarne l’abrogazione. Il punto d’arrivo è allineare a tre anni sospensione delle sanzioni e rinvio degli obblighi.
La stessa attenzione ai costi per famiglie e imprese emergeva nell’intervento del 6 ottobre sul regolamento contro la deforestazione. In quel caso Puzder sosteneva che gli adempimenti avrebbero rincarato prodotti quotidiani come carne, uova e formaggi, attraverso l’aumento dei costi dei mangimi. L’ambasciatore citava una stima dell’industria europea del settore, attribuita alla Fefac: 1,4 miliardi di euro di costi di conformità per gli agricoltori dell’Ue nel 2027, in larga parte dovuti a un aggravio di 30 euro per tonnellata sulla soia. Da qui la richiesta di alleggerire gli obblighi per i Paesi che descrive come a rischio trascurabile di deforestazione, a cominciare dagli Stati Uniti. Una proposta presentata come vantaggiosa per i consumatori europei, che favorirebbe anche l’accesso dei fornitori americani al mercato dell’Unione.
Il contributo pubblicato su Rapporteur il 10 ottobre sviluppava la cornice economica di queste contestazioni. Puzder partiva dai 10-12 mila miliardi di euro che, secondo le cifre riportate nel testo, le famiglie europee mantengono in liquidità e depositi a basso rendimento. La difficoltà a mobilitarli, sosteneva, dipende dalla fiducia nella capacità delle imprese di generare rendimenti sufficienti a giustificare il rischio.
Pur riconoscendo l’utilità delle semplificazioni previste dall’Unione del risparmio e degli investimenti, l’ambasciatore le giudicava insufficienti rispetto ai vincoli di un’economia che considera eccessivamente regolata. Collegava inoltre la prosperità europea agli interessi americani: un’Europa più ricca sarebbe un partner commerciale più solido e un alleato Nato maggiormente capace di provvedere alla propria difesa.
Questa pressione pubblica accompagna una fitta interlocuzione istituzionale. La scorsa settimana Puzder ha incontrato il commissario europeo Christophe Hansen, un esempio del confronto che continua a coltivare con le figure dell’Ue. La sua iniziativa combina dunque contestazione delle scelte europee e ricerca di correttivi attraverso il dialogo. Difende le posizioni americane presentandole come compatibili con l’interesse europeo a ridurre i costi e rilanciare la crescita. Sul metano, questa impostazione si traduce ora in una richiesta al Consiglio: trasformare il riconoscimento delle difficoltà applicative in un calendario che Washington considera sostenibile e più fruibile per interessi diretti.
















