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Jfc Napoli e il fianco Sud, perché il nuovo ruolo dell’Italia è una prova geopolitica. Scrive Serino

Di Pietro Serino

La nuova architettura dei comandi Nato conferma la guida strategica statunitense, ma affida agli europei maggiori responsabilità operative. In questo quadro, l’Italia assume un ruolo chiave sul fianco Sud con il Jfc di Napoli. L’analisi di Pietro Serino, responsabile nazionale Difesa e Sicurezza del Partito Liberaldemocratico

La nuova attribuzione delle responsabilità nazionali ai vertici della struttura di Comando della Nato suggerisce delle interessanti considerazioni. La prima discende dalla conferma di uno statunitense alla guida di ACO (Allied Command for Operations), smentendo le indiscrezioni circolate alcuni mesi fa che lo volevano attribuito agli europei. Se la leggiamo in sistema con l’assegnazione agli Stati Uniti del Comandante di MarCom, il Comando di Componente marittimo, che già detengono i Comandanti di LandCom e AirCom, osserviamo che l’intera struttura di Comando strategico dell’Alleanza è nelle mani degli Americani.

Gli Stati Uniti, quindi, restano pienamente coinvolti nella difesa dell’Europa, confermando l’interesse per un continente che dalla fine del Secondo Conflitto mondiale è loro solido alleato. Dal punto di vista strettamente tecnico-militare, questo significa la garanzia di accesso al sistema di Intelligence Usa, che unitamente alla deterrenza nucleare, rappresenta una delle due capacità difficilmente surrogabili da parte europea, almeno
nel breve/medio termine. Possiamo affermare che il pragmatismo anglo-sassone e una situazione internazionale che vede difficile ipotizzare un allentamento del legame tra Russia e Cina da un lato e una ricomposizione della frattura tra Russia e Europa dall’altro , hanno fatto prevalere a Washington chi continua a vedere nel legame transatlantico uno dei caposaldi dell’architettura di sicurezza degli Stati Uniti. D’altro canto, anche il nuovo assetto dei Comandi Nato con responsabilità operative sulle aree geografiche presenta interessanti e significative novità.

Il livello operativo vede un passo indietro degli Stati Uniti e una presenza, a livello di Comandanti, tutta europea: alla Gran Bretagna è assegnato il Comandante di Jfc (Joint Force Command) Norfolk, con competenze su Atlantico, Artico e Scandinavia; a un tandem Germania e Polonia va il Comandante di Jfc Brunssum, con competenze su Baltici e Europa centrale; all’Italia spetta il Comandante di Jfc Napoli, con competenze su Mediterraneo e Balcani orientali. Le prime due cose che si evidenziano sono un’apparente ricomposizione della crisi intra-Nato sull’Artico e Groenlandia e l’ingresso della Polonia tra le Nazioni che detengono posizioni militari di vertice nella Nato.

Sul tema Artico/Groenlandia, come già detto, sembra essersi data giusta priorità al legame transatlantico e questa è una buona notizia; per quanto riguarda la Polonia, si tratta del doveroso riconoscimento di un imponente sforzo in termini finanziari e organizzativi, che ha portato le Forze Armate polacche a collocarsi tra le principali europee come diretta conseguenza dell’assertività di Mosca. Nel complesso, si tratta di una chiamata a una maggiore e più diretta responsabilità degli Alleati europei nella difesa del proprio Continente, dal Mare Artico al Mar Mediterraneo. Non è una novità: sono oramai vent’anni che gli Stati Uniti lo chiedono, per poter orientare le proprie attenzioni e risorse militari al Teatro indo-
pacifico.

Per quanto riguarda l’Italia, l’assegnazione del Comandante di Jfc Napoli rappresenta un riconoscimento, un impegno e un’opportunità. All’Italia viene riconosciuto l’onere che si è assunto nel contesto delle operazioni Nato a partire dal Dicembre 1995, quando la Brigata “Garibaldi” arrivò nella martoriata Sarajevo, e proseguito negli anni fino a comprendere l’importante partecipazione al dispositivo di rassicurazione e deterrenza posto in essere dall’Alleanza dai Baltici alle coste del Mar Nero, dopo l’occupazione illegale della Crimea e l’aggressione ingiustificata dell’Ucraina da parte della Russia; un impegno che ha accomunato Governi e maggioranze politiche molto diverse tra loro, ma unite nel considerare importante per l’Italia il legame transatlantico. Al tempo stesso, è un impegno gravoso; il fianco Sud della Nato presenta rischi e minacce estremamente complesse e diversificate.

Si tratta di un’area geografica dove la minaccia di natura ibrida è ben presente; la responsabilità di guidarne il contrasto chiama alla prova non solo le Forze Armate, ma l’intera struttura di difesa e sicurezza nazionale: governance e strutture operative. Queste richiedono un non più procrastinabile adeguamento alla nuova realtà e alle nuove minacce, superando un anacronistico sistema di competenze parcellizzato tra troppi Dicasteri e Agenzie.

Da ultimo, è l’opportunità per l’Italia di diventare il riferimento per la sicurezza di un’area geografica cerniera di tre Continenti; la funzione e l’importanza di quella che viene definita “Military Diplomacy” è ben note al Ministero della Difesa e ai Vertici militari italiani. Ovviamente, affinché le opportunità si concretizzino in benefici ci vogliono chiarezza degli obiettivi, risorse adeguate e padronanza degli strumenti e del loro utilizzo. Un esame di maturità geopolitica per il Paese; una prova che dovrà affrontare e superare le naturali alternanze di governo, perché le politiche estere e di difesa e sicurezza richiedono tempi e continuità di indirizzo che travalicano le legislature. L’Italia sarà chiamata a ricoprire un ruolo da protagonista come non succedeva da tempo; non è permesso fallire.


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