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Chi controlla la tecnologia controlla il futuro. Parla Keith Krach

Keith Krach — ex Sottosegretario di Stato e oggi tra le voci più influenti sulla diplomazia tecnologica — delinea con Formiche.net in questa intervista i contorni della competizione che sta ridefinendo gli equilibri globali. Dalla centralità delle “trusted technologies” alla competizione tra Stati Uniti e Cina, fino al ruolo dell’Italia come nodo strategico tra Europa e Stati Uniti, emerge un filo conduttore: la sfida non è più solo politica, ma industriale e sistemica, e si gioca sulla capacità delle democrazie di costruire ecosistemi tecnologici basati sulla fiducia

La competizione che ridefinirà gli equilibri globali si combatte in silenzio, dentro reti, cloud e supply chain. Ne è convinto Keith Krach, fondatore del Krach Institute for Tech Diplomacy ed ex Sottosegretario di Stato nella prima amministrazione Trump, intervenuto il 28 aprile allo “U.S.–Italy Trusted Tech Dialogue: Accelerating Transatlantic Innovation”, con cui l’ambasciata guidata da Marco Peronaci ha portato a Villa Taverna una serie di figure di primo piano dell’amministrazione Trump – come i sottosegretari Michael Kratsios, direttore dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca, Darío Gil, sottosegretario per la Scienza al Dipartimento dell’Energia, e Joseph S. Jewell, Assistant Secretary of War for Science and Technology.

L’iniziativa, curata da Roberto Baldoni, fondatore già direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) e ora advisor dell’ambasciata italiana negli Usa per le nuove tecnologie, ha riunito decisori politici, leader industriali e mondo della ricerca con l’obiettivo di andare oltre il coordinamento politico e accelerare la cooperazione concreta sulle tecnologie emergenti.

È in questo quadro che Formiche.net dialoga con Krach, mente dietro all’ominimo istituto, una delle principali piattaforme internazionali dedicate al rapporto tra tecnologia e politica estera. Krach ha ricoperto il ruolo di sottosegretario con responsabilità legate alla sicurezza economica e alla diplomazia tecnologica. Attualmente è anche Ceo di Freedom 250. Imprenditore di lungo corso, è stato fondatore e amministratore di aziende tecnologiche di primo piano, tra cui DocuSign. Il suo profilo combina esperienza industriale e visione strategica, rendendolo una delle voci più influenti nel dibattito sulla competizione tecnologica tra democrazie e sistemi autoritari

In un contesto di crescente competizione sistemica, perché le “tecnologie trusted” sono diventate un pilastro centrale per la sicurezza e la prosperità delle democrazie? E cosa distingue, in termini concreti, un ecosistema tecnologico “trusted” da uno che non lo è?

“Siamo nel mezzo della competizione che definirà la nostra epoca—e la maggior parte delle persone non la vede. Si sta combattendo in silenzio, all’interno delle nostre reti, dei nostri cloud e delle nostre supply chain.

Questa è una competizione tra due sistemi: libertà contro autoritarismo. E la tecnologia è il principale campo di battaglia. Oggi la tecnologia è l’architettura della vita moderna. Determina come si esercita il potere e come funzionano le società. La vera domanda è quindi semplice: quali valori sono incorporati in quella tecnologia?

È qui che entra in gioco la trusted tech. La tecnologia trusted si fonda su integrità, responsabilità, trasparenza e stato di diritto. Senza fiducia non c’è sicurezza—e senza sicurezza non c’è prosperità.

Un ecosistema trusted è un ecosistema su cui si può contare. Non crea dipendenze nascoste né offre ad altri leve di pressione su di te. Perché una tecnologia non trusted può sembrare più economica all’inizio, ma nel tempo crea vulnerabilità strategica. Non si tratta solo di innovazione. Si tratta di capire se il mondo digitale si baserà sulla fiducia o sul controllo—e se la tecnologia rafforzerà la libertà o la indebolirà.”

Nello sforzo di costruire ecosistemi tecnologici sicuri e resilienti tra alleati, quale ruolo specifico può giocare l’Italia, sia a livello industriale sia come ponte tra Europa e Stati Uniti?

L’Italia è un attore cruciale in questa nuova fase. Nessun Paese può vincere da solo. I vincitori saranno quelli che costruiranno le reti trusted più forti—e l’Italia è un nodo potente di questa rete. Il dialogo USA–Italia sulle tecnologie trusted è un grande passo avanti. Non riguarda solo l’allineamento—riguarda l’esecuzione. Significa rafforzare le supply chain, scalare le tecnologie trusted e contrastare insieme l’influenza autoritaria.

L’Italia porta capacità industriale e leadership nella cybersecurity, ma anche qualcosa di altrettanto importante: la capacità di connettere ecosistemi. In un mondo frammentato, l’Italia contribuisce a unificare l’approccio del mondo libero alla tecnologia. E in questa competizione tra libertà e autoritarismo, l’unità tra partner trusted è il nostro principale vantaggio.

Il dialogo sulle tecnologie emergenti sembra puntare a obiettivi che vanno oltre i cicli politici. Quali meccanismi o partnership sono necessari per garantire continuità e risultati concreti nel lungo periodo tra Stati Uniti, Italia ed Europa?

“La tecnologia si muove velocemente. La politica no. Se vogliamo risultati duraturi, dobbiamo costruire sistemi che sopravvivano ai cicli politici. È esattamente ciò che iniziative come il dialogo USA–Italia cercano di fare: creare continuità attraverso una collaborazione costante, non incontri isolati.

Ma la chiave è ancora più ampia delle istituzioni. Sono le reti. Quando abbiamo costruito la Clean Network tra democrazie per proteggere le infrastrutture 5G globali, non abbiamo solo allineato governi—abbiamo allineato i mercati intorno alla fiducia. E questo ha cambiato i comportamenti su larga scala.

Questo è il modello oggi. Si sta estendendo oltre il 5G ad altre tecnologie avanzate che hanno un impatto enorme sul nostro modo di vivere. Quando la fiducia diventa lo standard—guidando appalti, investimenti e partnership—si crea uno slancio che alla fine rafforza la libertà stessa. È così che si passa dal coordinamento all’esecuzione—e dall’esecuzione a un impatto duraturo.

Guardando al rapporto tra Stati Uniti e Cina, in che misura la competizione tecnologica—soprattutto in ambiti come AI, supply chain e infrastrutture digitali—sta ridefinendo le relazioni internazionali?

Quello che stiamo osservando tra Stati Uniti e Cina non è solo competizione—è una battaglia su chi stabilirà le regole dell’era digitale. La Cina ha capito che chi controlla lo stack tecnologico, controlla il sistema.

Ma durante la sfida sul 5G abbiamo scoperto qualcosa di fondamentale. I Paesi dicevano: ‘La Cina è importante’—poi sussurravano: ‘Ma non ci fidiamo’. Quello è stato il momento decisivo. La mancanza di fiducia è la più grande debolezza della Cina e il più grande vantaggio competitivo del mondo libero. La tecnologia trusted offre alle democrazie un modo per competere—e vincere—senza compromettere i propri valori.”

L’evento del 28 aprile all’Ambasciata d’Italia a Washington riunisce decisori politici, industria e ricerca con l’obiettivo di passare dal coordinamento politico all’implementazione industriale. Quali sono, a suo avviso, le priorità e gli strumenti per rendere questa cooperazione realmente efficace?

Il dialogo USA–Italia sulle tecnologie trusted è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento. Riunisce governo, industria e ricerca per risolvere problemi concreti—proteggere l’AI, rafforzare le supply chain e scalare tecnologie trusted. Il focus è chiaro: allinearsi, e poi eseguire.

Dobbiamo trasformare una visione condivisa in progetti comuni. Dobbiamo scalare soluzioni trusted perché possano competere a livello globale. E dobbiamo connettere ecosistemi trusted, perché la più grande forza moltiplicatrice della storia è una rete di fiducia. Quando questo funziona, tutto accelera—innovazione, adozione e vantaggio strategico. È così che si ottiene un impatto reale.

Con l’avvicinarsi del 250° anniversario degli Stati Uniti, in che modo tecnologia e innovazione collegano l’identità storica del Paese alla sua traiettoria futura?

Mentre gli Stati Uniti si avvicinano al loro 250° anniversario, è il momento di rinnovare ciò che ci ha sempre distinti: libertà, innovazione e fiducia. Fin dall’inizio, questo Paese è stato costruito sull’idea di creare—assumersi rischi, risolvere problemi e spingersi oltre i confini. La tecnologia è il prossimo capitolo di questa storia.

Ma oggi la posta in gioco è globale. La tecnologia sta plasmando il futuro della libertà stessa. La prossima fase della leadership americana sarà guidare una rete di partner trusted—nazioni libere, imprese libere e persone libere che lavorano insieme per garantire che l’innovazione rifletta i nostri valori condivisi.

Perché non si tratta solo di chi costruisce la tecnologia migliore. Si tratta di capire se quella tecnologia porterà avanti quello che George Washington chiamava ‘il sacro fuoco della libertà’—oppure lo spegnerà. Questa è la nostra missione comune come nazioni libere. Ed è il momento di rinnovarla”.


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