Gli Stati Uniti hanno lanciato Project Freedom, l’operazione per ripristinare la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. Pur non prevedendo una scorta fisica, l’operazione si configurerebbe come un’azione umanitaria per assistere gli equipaggi delle navi che si trovano tra i blocchi incrociati di Iran e Usa. Il Centcom ha confermato il dispiegamento, ma i dettagli dell’operazione restano vaghi
Nella mattinata odierna, le forze del Comando centrale (Centcom) degli Stati Uniti hanno lanciato Project Freedom, l’operazione annunciata da Donald Trump per ripristinare la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz e per guidare fuori dalle acque del Golfo le navi di Paesi “neutrali e innocenti” non coinvolti nel conflitto. Tuttavia, restano diversi interrogativi, dal numero esatto di assetti coinvolti alla natura stessa dell’operazione. Nel post su Truth con cui ha annunciato l’operazione, Trump ha insistito sulla dimensione umanitaria dell’iniziativa, descrivendo le centinaia di navi bloccate nello stretto a corto di viveri e beni di prima necessità. “Queste sono navi di aree del mondo che non hanno nulla a che fare con quello che sta accadendo in Medio Oriente”, ha scritto, aggiungendo che molti degli equipaggi “stanno esaurendo cibo e tutto il necessario per mantenere in salute e in condizioni sanitarie adeguate gli equipaggi”.
Cosa ha detto il Centcom
Nel suo comunicato ufficiale, il Centcom ha annunciato che il proprio contributo a Project Freedom comprenderà un numero imprecisato di cacciatorpediniere lanciamissili e più di 100 assetti tra aeromobili e piattaforme senza pilota, per un computo totale di circa 15mila militari coinvolti. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, ha dichiarato che l’operazione ha carattere difensivo e verrà condotta parallelamente al blocco navale imposto ai porti iraniani dal 13 aprile. Il Dipartimento di Stato aveva già anticipato nei giorni precedenti il lancio del Maritime freedom construct (Mfc), una nuova iniziativa avviata in partnership con il Dipartimento della Difesa per rafforzare il coordinamento e la condivisione di informazioni tra partner internazionali a sostegno della sicurezza marittima nello stretto. Secondo il Centcom, questo strumento diplomatico affiancherà l’azione militare durante tutta la durata dell’operazione.
Cosa resta poco chiaro
Nonostante gli annunci, i dettagli concreti dell’operazione rimangono in larga parte non definiti pubblicamente. Stando ad Axios, due funzionari americani avrebbero precisato che l’iniziativa non implicherà necessariamente l’accompagnamento fisico delle navi commerciali da parte delle unità della US Navy. Uno dei funzionari ha infatti specificato che le navi americane saranno “nelle vicinanze” qualora si rendesse necessario prevenire gli attacchi iraniani.
Secondo quanto riportato invece dal Wall Street Journal, citando alti funzionari americani, l’operazione funzionerebbe di fatto come una cellula di coordinamento tra governi, compagnie assicurative e operatori, con l’obiettivo di facilitare il transito localizzando le mine iraniane e trasmettendo informazioni ai capitani per permettere loro di evitarle. Il Centcom, a ora, non ha confermato né smentito questa ricostruzione.
Il numero esatto di cacciatorpediniere effettivamente assegnati all’operazione non è stato reso noto, né è stata comunicata la composizione specifica delle forze aeree coinvolte. A titolo di confronto, al 24 aprile la Marina americana disponeva complessivamente di 12 cacciatorpediniere nella regione. Anche ammettendo che la totalità di questi assetti venga impiegata per scortare le navi commerciali (opzione inverosimile, visto che quei cacciatorpediniere sono responsabili, tra le varie cose, anche per la difesa aerea dei gruppi navali e delle installazioni alleate nel Golfo), si tratterebbe in ogni caso di una dotazione ampiamente sottodimensionata per avviare un’operazione di escorting sostenibile e di lungo termine.
Inoltre, pur avendo affermato di aver ricevuto manifestazioni di interesse “da tutto il mondo”, Trump non ha specificato quali Paesi siano ufficialmente coinvolti nell’operazione, limitandosi a parlare genericamente di Stati “non coinvolti nel conflitto” e che avrebbero chiesto aiuto a Washington per portare le loro navi fuori dallo stretto.
La risposta iraniana
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha dichiarato che qualsiasi interferenza americana nello stretto sarà considerata una violazione del cessate il fuoco. Il generale Ali Abdollahi, comandante del Khatam al-Anbiya Central Headquarters, il quartier generale unificato delle forze armate iraniane, ha aggiunto che qualsiasi forza militare straniera che si avvicinerà o entrerà nello stretto sarà attaccata. Sempre nella giornata di oggi, media iraniani hanno annunciato che una nave da guerra americana sarebbe stata colpita da due missili di Teheran. La notizia è stata smentita dalle forze Usa e nessuna prova verificabile dell’attacco è stata finora prodotta.















