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Putin si blinda ma é sempre più isolato. Ecco perché

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Secondo il Financial Times, Mosca avrebbe rafforzato in modo significativo i protocolli di protezione attorno al presidente russo. L’effetto combinato degli attacchi ucraini in profondità, del timore di azioni mirate e del crescente isolamento del leader starebbe cambiando il funzionamento quotidiano del potere russo

La guerra in Ucraina continua e cresce l’incertezza dentro il Cremlino, nei protocolli della sicurezza presidenziale, nelle abitudini dei collaboratori più vicini a Vladimir Putin. Secondo una ricostruzione del Financial Times, la Russia avrebbe irrigidito in modo drastico le misure di protezione attorno al capo dello Stato, nel timore di attentati, colpi di mano o azioni condotte con droni.

Secondo le ricostruzioni di FT, lo scenario è quello di un presidente sempre più isolato, concentrato quasi ossessivamente sulla guerra in Ucraina e protetto da un apparato di sicurezza che avrebbe alzato il livello di allerta negli ultimi mesi. Il servizio federale di protezione, l’Fso, incaricato della sicurezza delle più alte cariche russe, avrebbe infatti introdotto procedure più restrittive per chiunque debba avvicinare Putin. Le verifiche sarebbero diventate più invasive, gli spostamenti ridotti, gli incontri selezionati con maggiore cautela.

A pesare, secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, sarebbe soprattutto lo shock provocato dalle operazioni ucraine condotte in profondità sul territorio russo. Gli attacchi con droni contro basi e infrastrutture militari lontane dal confine avrebbero convinto Mosca che la minaccia non sia più confinata alle zone di guerra. Il timore specifico riguarda l’eventualità di un attacco mirato contro il presidente o contro figure di vertice dell’apparato militare e di sicurezza.

Da qui la scelta di ridurre la visibilità di Putin e di aumentare il ricorso a luoghi protetti. Il Financial Times riferisce che il presidente trascorrerebbe più tempo in strutture sotterranee e bunker, anche nel sud della Russia, mentre la comunicazione ufficiale continuerebbe a proiettare un’immagine di normalità attraverso filmati registrati e apparizioni accuratamente costruite.

Il rafforzamento della sicurezza riguarderebbe anche la cerchia più stretta del presidente. Cuochi, fotografi, guardie del corpo e personale di servizio sarebbero sottoposti a restrizioni più severe: niente mezzi pubblici, limitazioni all’uso di telefoni cellulari e dispositivi connessi a Internet, controlli rafforzati e, secondo la ricostruzione del quotidiano, persino sistemi di sorveglianza installati nelle abitazioni di alcuni membri dello staff.

Anche i recenti blackout o rallentamenti della rete a Mosca, spesso spiegati con esigenze di difesa anti-drone, sarebbero almeno in parte collegati alla protezione del presidente. Gli agenti dell’Fso, riferisce ancora il Financial Times, avrebbero intensificato i controlli con unità cinofile e presidiato aree sensibili, comprese le sponde della Moscova, in funzione anti-drone.

Insicurezza percepita

La vulnerabilità dei vertici militari russi è diventata una questione politica interna. Dopo una serie di attacchi attribuiti o collegati all’Ucraina contro alti ufficiali, i servizi di sicurezza avrebbero discusso apertamente delle responsabilità nella protezione dei quadri militari. Secondo il quotidiano, il capo dell’Fsb, Aleksandr Bortnikov, avrebbe puntato il dito contro il ministero della Difesa, mentre Viktor Zolotov, capo della Guardia nazionale ed ex guardia del corpo di Putin, avrebbe respinto le accuse richiamando la scarsità di risorse.

Alla fine, sarebbe stato lo stesso presidente a ordinare un rafforzamento della protezione per una decina di alti generali, inclusi collaboratori del capo di Stato maggiore Valerij Gerasimov. Un passaggio che dice molto del clima attuale.

Il dato politico più rilevante, però, è un altro. Secondo le fonti raccolte dal Financial Times, Putin avrebbe progressivamente accantonato molte questioni interne per dedicare la parte dominante del suo tempo alla conduzione della guerra. Le riunioni con i vertici militari sarebbero quotidiane e molto dettagliate, fino alla discussione di singoli villaggi ucraini conquistati o perduti. I funzionari non direttamente coinvolti nel conflitto, invece, otterrebbero udienza molto più raramente.

È un segnale di trasformazione del potere putiniano. Il presidente che per anni ha costruito la propria legittimità sulla stabilità interna, sulla verticalizzazione dello Stato e sulla promessa di ordine sembra oggi sempre più prigioniero della dimensione bellica. La sicurezza, scrive FT, è diventata il filtro attraverso cui passa ogni dossier. E chi vuole contare davvero deve dimostrare di essere utile allo sforzo militare.

Questo isolamento produce anche effetti sul rapporto con la società. I sondaggi citati dal quotidiano, sia governativi sia indipendenti, mostrerebbero un calo della fiducia e dell’approvazione nei confronti di Putin ai livelli più bassi dall’autunno del 2022, quando l’annuncio della mobilitazione parziale spinse centinaia di migliaia di russi a lasciare il Paese.

Il malcontento non assume ancora la forma di una contestazione politica organizzata, ma si manifesta in modo frammentato, tramite proteste online contro le restrizioni a Internet, critiche per la pressione fiscale sulle piccole imprese, irritazione per decisioni amministrative percepite come arbitrarie. Il caso più visibile, racconta il Financial Times, è stato quello della blogger Viktoria Bonya, che in un video molto seguito ha rivolto un appello diretto al presidente, sostenendo che la gente “ha paura” di lui. Un messaggio non anti-regime, ma abbastanza virale da costringere il Cremlino a prenderne atto.

Non a caso Putin è tornato a intervenire pubblicamente anche sul tema delle restrizioni digitali, invitando le autorità a spiegare meglio ai cittadini le decisioni adottate e a non limitarsi alla logica dei divieti. Un segnale minimo, che però mostra quanto il Cremlino percepisca che la distanza tra il leader e il Paese reale si sta allargando.

Le apparizioni pubbliche restano poche e attentamente costruite. Tra gli esempi recenti, la visita a una scuola di ginnastica ritmica a San Pietroburgo, una delle rare uscite pubbliche del presidente dall’inizio dell’anno. Scene di contatto con bambini, atleti e cittadini comuni fanno parte da tempo della grammatica comunicativa putiniana, mostrando prossimità, controllo, normalità. Ma oggi rischiano di produrre l’effetto contrario, perché appaiono come eccezioni in una routine dominata da bunker, riunioni militari e sicurezza rafforzata.

La guerra ha trasformato il presidente russo nel primo gestore operativo del conflitto, mentre gli apparati di sicurezza occupano porzioni sempre più ampie della vita pubblica. La verticalizzazione del potere, che per anni è stata la forza del putinismo, oggi mostra un leader più protetto, ma anche più isolato; più informato sui dettagli militari, ma meno esposto ai segnali della società; più sorvegliato dai suoi apparati, ma forse anche più dipendente da essi.


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